martedì 20 Gennaio 2026

Riarmo in Italia, più armi e più soldati: programmi per 4 miliardi e 160mila uomini

La corsa al riarmo in Italia procede a passo spedito. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo che prevede un ampliamento del personale militare con lo scopo di raggiungere i 160.000 soldati entro il 2033. Parallelamente, come riporta l’osservatorio Mil€x contro la militarizzazione, il ministero della Difesa ha mandato alle commissioni Difesa e Bilancio del Parlamento altri 7 programmi di riarmo dal valore complessivo di 4,3 miliardi di euro, di cui 1,2 nel prossimo triennio. Cinque progetti riguardano la marina militare, e sono relativi a programmi di ammodernamento di mezzi e fregate; gli altri due sono destinati all’Aeronautica militare e all’esercito terrestre. L’aumento del personale militare e il rilancio delle spese nel settore bellico in Italia sono in linea con l’agenda che il governo Meloni – e quello dei suoi predecessori – porta avanti sin dal suo insediamento, e con le richieste di UE e NATO, che hanno spinto diversi Paesi europei a prendere decisioni analoghe.

Il progetto di decreto legislativo è stato approvato dal CdM ieri, 11 dicembre. Esso, spiega il comunicato del governo, prevede di raggiungere progressivamente le 160.000 unità militari distribuite tra Aeronautica, Marina ed Esercito entro il 2033. Il provvedimento, inoltre, modifica il Codice dell’ordinamento militare sul sistema di reclutamento e sulle progressioni di carriera, anticipando l’avanzamento delle carriere e il riconoscimento degli stipendi in Accademia: se nel sistema attuale, l’allievo delle Accademie diventa “Aspirante Ufficiale” al terzo anno, il dl prevede che lo diventi al secondo, e che gli venga garantita una retribuzione – che attualmente non ha; analogamente, si diventerebbe “Sottoufficiale”, primo grado attualmente pagato, al terzo anno invece che, come funziona ora, al quarto. Il dl, inoltre, introduce la ferma (il periodo minimo di servizio obbligatorio) anche per i Marescialli reclutati tramite concorso pubblico, e permette ai Volontari in ferma prefissata (militari che prestano servizio con contratti temporanei) di partecipare ai concorsi per diventare Sergente.

Lo schema, infine, alza l’età per accedere ai concorsi per Ufficiali, e apre alla possibilità di indire concorsi aperti ai civili per il ruolo di Sergenti fino al 2030, «in presenza di specifiche esigenze funzionali». Il progetto del governo, insomma, è quello di arruolare più persone, garantire che svolgano un servizio più lungo, e incentivare l’entrata nelle varie divisioni militari con stipendi e possibilità rapide di carriera. Il tema è stato più volte discusso pubblicamente da Crosetto, che ha spesso rimarcato la presunta necessità di aumentare il personale militare che avrebbe l’Italia; l’annuncio del CdM e arriva mentre nell’UE diversi Paesi – prime fra tutti Germania e Francia – stanno reintroducendo la leva militare, iniziativa, che nonostante le vecchie dichiarazioni sul tema, inizia a interessare anche il governo italiano.

Ad aumentare, tuttavia, non è solo il numero di militari (e il denaro loro destinato), ma anche armi e veicoli. Il governo ha infatti trasmesso nuovi programmi di riarmo al Parlamento. Il più oneroso riguarda le otto fregate Fremm, navi relativamente nuove, osserva Mil€x, entrate in servizio tra il 2013 e il 2019; lo schema ne prevede l’ammodernamento e il potenziamento tecnologico, per interventi dal valore complessivo di 2,44 miliardi di euro fino al 2039. Vi sono poi due programmi relativi alle unità subacquee: il primo, da 658 milioni fino al 2039, coinvolge Power4Future, joint venture tra Fincantieri e la britannica  Faist Electronics, ed è una modifica alla costruzione di quattro nuovi sottomarini U212NFS, su cui verranno installate batterie al litio; il secondo, da 361 milioni fino al 2034, coinvolge Fincantieri e Leonardo, e riguarda l’ammodernamento di due sottomarini U212A e di due sottomarini classe Sauro.

Gli ultimi due programmi per la marina riguardano la flotta navale e sono prosecuzioni di programmi già avviati da questa stessa legislatura: il primo, da 122 milioni, è portato avanti da Fincantieri e Leonardo, e prevede un adeguamento della portaerei Trieste per consentirle di imbarcare caccia F-35 a decollo verticale; il secondo, da 100 milioni, prevede «l’istallazione sulle navi della Marina dei radar e cannoni elettronici anti-droni prodotti dal consorzio britannico Blighter/Chess Dynamics/Enterprise Control Systems». Vi sono infine, un programma di acquisizione di droni destinato all’Aeronautica militare (578 milioni), e uno di acquisizione di veicoli e robot terrestri per l’esercito (158 milioni). Dall’inizio della legislatura, rimarca Mil€x, sono 67 i programmi presentati dal governo al Parlamento, per un impegno finanziario pluriennale di quasi 24 miliardi di euro.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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1 commento

  1. Ma lo capiranno mai che un paese si difende con l’educazione locale dei Cittadini, i Comuni intorno alla Parrocchia, le istituzioni Federali, le associazioni di categoria etc. Quando queste cose funzionano, come nell’Est Europa nonostante l’occupazione dei Russi, il paese non può essere conquistato e mantenuto.
    Invece i paesi centralizzati come l’Italia sotto Roma, la Francia sotto Parigi etc. Come hanno fatto gli USA basta comprare 4 politici di merda e diventano schiavi, le armi non hanno mai difeso nessun paese privo di maturità civile e pronto a vendersi per poco.

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