venerdì 29 Agosto 2025

Stellantis allunga la cassa integrazione in Italia e investe in Marocco e Algeria

In casa Stellantis, la luce in fondo al tunnel non si riesce proprio a vedere. A Pomigliano d’Arco, storico sito produttivo campano, è stato infatti firmato un pre-accordo tra l’azienda e le sigle sindacali che estende di un ulteriore anno, fino all’8 settembre 2026, la cassa integrazione in regime di solidarietà in deroga per 3.750 lavoratori. La misura, che prevede una riduzione media dell’orario di lavoro fino al 75%, arriva dopo il biennio concesso dalla cassa integrazione ordinaria, ormai esaurito. Inoltre, Stellantis ha comunicato ai sindacati la necessità di prolungare la durata della solidarietà per 2.297 lavoratori dello stabilimento di Mirafiori (Torino) fino al 31 gennaio. La produttività dell’azienda è in calo in tutti gli stabilimenti italiani, con flessioni fino al 72% rispetto all’anno scorso. Nel mentre, l’azienda sta delocalizzando la produzione in Paesi africani come in Marocco e Algeria, dove conta di aumentare gli investimenti e assumere più personale.

La situazione a Pomigliano, nonostante trainasse fino a poco fa il 64% della produzione nazionale di Stellantis in Italia, è critica. Nel primo semestre del 2025 ha prodotto 78.975 vetture, il 24% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. La Panda, suo fiore all’occhiello, con 67.500 unità rappresenta ancora oltre la metà dei volumi italiani, ma mostra segnali di affaticamento. A pesare sono la contrazione del mercato, il debutto della nuova Grande Panda (prodotta in Serbia) che “pesta i piedi” alla versione italiana, e persino i dazi di Trump che hanno fermato la produzione della Dodge Hornet. Per i lavoratori, gli effetti sono tangibili: ogni giorno di cassa integrazione significa circa 35 euro lordi in meno in busta paga. Con sette-otto giorni di CIG al mese, il taglio si aggira tra i 240 e i 280 euro lordi, un colpo durissimo per stipendi che si attestano sui 1.500-1.600 euro netti.

La firma del pre-accordo con Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Aqcf prevede anche un verbale congiunto per chiedere alla Regione Campania un sostegno al reddito destinato a permettere la partecipazione ai percorsi formativi collegati ai contratti di solidarietà. Per i sindacati la solidarietà «non può e non deve diventare una soluzione strutturale. È uno strumento di difesa, non di gestione ordinaria». I rappresentanti sindacali hanno chiesto al Governo di convocare i vertici dell’azienda. Dal canto suo, Stellantis giustifica la richiesta di ulteriori ammortizzatori con la fase di incertezza del mercato auto e con la necessità di gestire volumi ridotti; segnala però anche intenti di riorganizzazione industriale e investimenti esteri che non convincono i sindacati, preoccupati per la delocalizzazione di volumi strategici.

Mentre Termoli ha già concordato misure analoghe per 1.823 lavoratori dal 1° settembre 2025 al 31 agosto 2026, A Torino, la solidarietà riguarderà 903 operai del comparto che produce la 500 elettrica, 674 addetti alla produzione di Maserati, 300 dell’ex Pcma, 294 addetti al reparto Presse, 85 della costruzione stampi e i 41 operai dell’ex Tea. In un comunicato congiunto, i sindacati (Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri Fiat) hanno espresso profonda preoccupazione per la situazione produttiva di Stellantis a Torino. Pur riconoscendo la positiva imminente produzione della Fiat 500 ibrida, hanno evidenziato come ai lavoratori, dopo circa 18 anni di utilizzo della cassa integrazione, vengano nuovamente richiesti sacrifici economici a causa della carenza di produzione. Per far fronte a questa fase complessa, è stato concordato l’utilizzo di prestiti e trasferimenti temporanei dei dipendenti verso altre sedi europee del gruppo. L’azienda si è impegnata ad anticipare l’integrazione salariale. Tuttavia, i sindacati ritengono che la 500 ibrida da sola non sia sufficiente e chiedono con urgenza l’assegnazione di un nuovo modello da affiancarle allo stabilimento di Mirafiori.

La situazione è però diversa dall’altra parte del Mediterraneo. Come evidenziano i sindacati, l’azienda ha infatti annunciato ingenti investimenti in Marocco e Algeria, dove i costi produttivi sono notevolmente più bassi. Una strategia che le sigle sindacali accusano di essere una delle cause della crisi italiana. Nel frattempo, stando a quanto raccontano fonti interne allo stabilimento serbo di Stellantis a Kragujevac, l’azienda sta assumendo manodopera a basso costo dal Nord Africa per far fronte alla carenza di operai locali. Questi ultimi, infatti, rifiutano di lavorare per gli stipendi offerti (circa 600 euro). I nuovi dipendenti marocchini percepiscono uno stipendio base di 300 euro, integrato da un’indennità di trasferta di 700 euro. «Il nostro modello più importante, la Nuova Panda, è stato assegnato e viene prodotto in Serbia e solo pochi giorni fa è stato annunciato un investimento in Marocco», denuncia la Fiom Cgil, dipingendo uno scenario in cui l’Italia viene «superata da Paesi dell’Est Europa e doppiata dal Marocco».

A livello generale, i dati di produzione dei primi sei mesi del 2025 di Stellantis confermano il peggioramento rispetto al già critico 2024. Lo attesta, in particolare, il rapporto recentemente pubblicato da Fim-Cisl, in cui si prevede una chiusura d’anno intorno alle 440.000 unità totali, con circa 250.000 autovetture prodotte. «Nel primo semestre 2025 sono state prodotte complessivamente 221.885 unità tra autovetture e veicoli commerciali, in calo del -26,9% rispetto allo stesso periodo del 2024 – si legge nel report -. Le autovetture registrano una flessione del -33,6% (123.905 unità), mentre i veicoli commerciali sono scesi del -16,3% (97.980 unità)».

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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