In Messico, tra il 2022 e il 2024, 8,3 milioni di persone che vivevano in una condizione di povertà multidimensionale sono uscite dal tale stato. Sono i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia del Paese (INEGI), nel suo primo studio per misurare la povertà multidimensionale nel Paese. Quello sulla povertà multidimensionale è un indicatore che non si limita a calcolare il reddito delle persone, ma che tiene in considerazione privazioni su più campi, come quelli dell’istruzione, della salute, o dell’accesso ai servizi. Il motivo dietro un simile calo, ha spiegato Manuel Martínez Espinoza, ricercatore presso il Consiglio Nazionale del Messico, risiede prevalentemente nelle politiche sociali dell’ex presidente Andrés Manuel López Obrador come l’aumento del salario minimo e l’istituzione di programmi di assistenza sociale.
Il rapporto dell’INEGI è il primo del suo genere, ed è stato redatto sulla base di una riforma costituzionale promossa a fine 2024. Lo studio rivela che tra il 2022 e il 2024, la popolazione che viveva in povertà multidimensionale è passata da 46,8 a 38,5 milioni, con una diminuzione del 17,73%. Le persone che vivevano in povertà estrema, invece, sono scese da 9,1 a 7,0 milioni, con un calo del 23%. I dati dell’INEGI non sono, comunque, tutti positivi. Secondo quanto comunica l’istituto, nel 2024, la popolazione che viveva in povertà era del 29,6% e la popolazione vulnerabile è aumentata di 2,7 punti rispetto al 2022. Nonostante i problemi, la situazione è migliorata notevolmente, e la ragione pare risiedere nelle politiche dell’ex presidente Obrador.
Secondo Martínez Espinoza, sebbene la diminuzione della povertà sia dovuta a diversi fattori, quelli principali sarebbero infatti l’aumento del salario minimo messicano e l’istituzione dei programmi di assistenza sociale dell’ex presidente. Tra il 2018, anno dell’insediamento di Obrador, e il 2025, il salario minimo messicano è infatti triplicato, passando da 88,40 pesos a 278,80 pesos al giorno; allo stesso tempo, l’ex presidente ha smantellato i vecchi programmi sociali per crearne altri completamente nuovi, aumentando la spesa sociale per anziani, giovani disoccupati, studenti, agricoltori e persone con disabilità a livelli record. Queste riforme, ritiene Martínez Espinoza, avrebbero contribuito a ridurre il tasso di povertà nell’indice multidimensionale di povertà (IPM). Questo, sviluppato nel 2010 dall’Oxford Poverty & Human Development Initiative e dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, calcola la povertà sulla base di indicatori diversificati, che si dividono in tre categorie: educazione, salute, in cui rientra anche la nutrizione, e standard di vita, in cui è incluso l’accesso ai servizi di base come elettricità e servizi igienici.




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