venerdì 12 Aprile 2024

Nelle montagne sottomarine del Cile sono state scoperte oltre cento potenziali nuove specie

Ci sono coralli di acque profonde che potrebbero avere almeno un migliaio di anni, spugne, ricci di mare, anfipodi e aragoste: sulle montagne sottomarine situate al largo della costa del Cile sono state scoperte più di 100 potenziali nuove specie che potrebbero essere uniche al mondo. Il merito va ad un team internazionale di ricercatori che, guidati da Javier Sellanes, professore ordinario di Scienze Marine presso l’Universidad Católica del Norte, ha realizzato foto e video mozzafiato che sembrano già destinati a stuzzicare l’attenzione degli scienziati nei prossimi mesi. La squadra ha esplorato le montagne sottomarine lungo le creste di Nazca e Salas y Gómez allo scopo di raccogliere dati che potrebbero supportare la futura designazione di un’area protetta e i parchi marini Juan Fernández e Nazca-Desventuradas. È stato utilizzato un robot in grado di scendere fino a 4.500 metri di profondità per raccogliere dati da 10 montagne situate al di sotto del livello del mare scoprendo che ognuna «ospitava diversi ecosistemi, molti dei quali vulnerabili, tra cui fiorenti barriere coralline di acque profonde e giardini di spugne». I risultati della scoperta e le fotografie scattate sono disponibili all’interno del comunicato stampa dello Schmidt Ocean Institute, organizzazione non a scopo di lucro che lavora per far avanzare le frontiere della ricerca marina globale.

Un pesce della famiglia dei rospi di mare visto a una profondità di 1.389 metri all’interno del Parco marino di Nazca-Desventuradas. Credit: Schmidt Ocean Institute CC BY-NC-SA

Gli scienziati hanno mappato 52.777 chilometri quadrati di fondale scoprendo 4 montagne sottomarine. Il quarto monte, alto circa 3.530 metri, è stato chiamato ufficiosamente “Solito”. Il professor Sellanes ha spiegato: «In questa spedizione abbiamo superato di gran lunga le nostre aspettative. Speriamo sempre di trovare nuove specie in queste aree remote e sotto-esplorate, ma la quantità che abbiamo trovato, soprattutto per alcuni gruppi come le spugne, è strabiliante. Questi ecosistemi prosperi e sani indicano che i parchi Nazca-Desventuradas e Juan Fernández proteggono efficacemente i delicati habitat marini». Il ricercatore Jan Maximiliano Guerra, dottorando all’Universidad Católica del Norte e membro del team di Sellanes, ha aggiunto: «La natura unica della topografia delle montagne sottomarine consente ad alcuni tipi di specie di vivere e adattarsi ad uno stile di vita che può essere trovato solo su quella particolare montagna. E, quindi, la maggior parte delle specie che troviamo lungo questa catena montuosa e nelle montagne sottomarine sono uniche in natura e non possono essere trovate in nessun’altra parte del mondo».

Un’aragosta trovata ad una profondità di 669 metri. Credit: Schmidt Ocean Institute CC BY-NC-SA

Tra le forme di vita scoperte vi è una nuova specie di pesci del genere Chaunacop, coralli a spirale, nuovi calamari e aragoste, ricci Dermechinus e persino una rana pescatrice dotata di un’esca luminosa, di pinne modificate che le permettono di camminare sul fondale marino e di una pelle composta da piccoli aghi e fori. Tuttavia, come ammesso dagli stessi ricercatori, l’identificazione completa può richiedere molti anni, e il fatto di avere un numero incredibilmente ampio di campioni provenienti da un hotspot di biodiversità ancora poco conosciuto sicuramente non aiuta a velocizzare il processo. Sellanes ha concluso: «Anche se un centinaio di nuove specie rappresentano un bottino significativo per una singola spedizione, abbiamo appena scalfito la superficie. Quel che abbiamo esplorato in ogni immersione è solo ciò che siamo in grado di vedere in un percorso di circa due chilometri, il che è insignificante rispetto all’enorme volume di queste strutture. Molte più nuove specie rimarranno nascoste finché gli scienziati non torneranno per ulteriori esplorazioni. Quel che già sappiamo [di questi ecosistemi] giustifica la loro protezione, ma quel che ancora non sappiamo la giustifica ancora di più».

I risultati della scoperta e l’archivio delle fotografie scattate sono disponibili qui. Inoltre, è già iniziata una seconda spedizione di ricerca lungo la Cordillera Salas y Gómez che coinvolgerà l’esplorazione di nuove aree a profondità superiori a 600 metri. I risultati verranno pubblicati qui.

[di Roberto Demaio]

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