venerdì 12 Aprile 2024

Polonia: gli agricoltori in protesta bloccano i confini con l’Ucraina

Gli agricoltori polacchi martedì 20 febbraio hanno iniziato a manifestare contro le importazioni incontrollate di grano ucraino, bloccando i principali valichi di frontiera con Kiev e creando disagi nei porti e sulle strade a livello nazionale: «Vogliamo vendere i nostri prodotti e il prezzo è troppo basso a causa dell’import senza limiti di grano e altri prodotti ucraini» hanno dichiarato gli agricoltori, che dovrebbero proseguire la loro mobilitazione per 30 giorni, minacciando anche di bloccare il traffico a Varsavia martedì 27 febbraio. Le loro principali richieste riguardano un limite all’importazione di prodotti ucraini, ma anche il ritiro dal Green Deal europeo che, secondo loro, scarica il peso della transizione “verde” interamente sulle loro spalle. L’elemento chiave delle rimostranze però riguarda quella che i coltivatori ritengono essere la concorrenza sleale di Kiev causata dalla decisione dell’UE nel 2022 di rinunciare ai dazi sulle importazioni alimentari ucraine per sostenere il Paese in guerra: alcune immagini televisive hanno mostrato i manifestanti mentre aprivano i vagoni dei treni merci, al valico di frontiera di Medyka, per riversare il grano ucraino sui binari. Il che ha suscitato la reazione contrariata delle autorità e dei cittadini ucraini: il ministro dell’Economia Yulia Svyrydenko ha affermato che Kiev ha informato la Commissione europea delle azioni dei manifestanti polacchi al confine e si aspetta una risposta forte. Contemporaneamente ha preso il via una contro-protesta degli autotrasportatori ucraini ai valichi di frontiera che, secondo quanto riferito dall’agenzia britannica Reuters, dovrebbe durare fino al 15 marzo.

Il governo “filoeuropeo” polacco al momento sostiene le proteste dei coltivatori cercando di bilanciarle con la sua posizione fortemente filo ucraina. Come riferito dal viceministro dell’Agricoltura Michal Kolodziejczak, i colloqui col Paese in guerra confinante sulla limitazione delle importazioni sarebbero proseguiti mercoledì: «Oggi la palla è nel campo dell’Ucraina. O vogliono mettersi d’accordo con noi, oppure dovremo introdurre ulteriori restrizioni», ha dichiarato. Il presidente polacco Andrzej Duda, invece, ha dichiarato che il governo polacco sta negoziando con gli agricoltori e i sindacati e spera che la questione venga risolta attraverso i colloqui. Da parte sua, Kiev sostiene che le sue esportazioni non abbiano danneggiato i mercati europei e che i blocchi degli agricoltori polacchi stiano influenzando negativamente le sue capacità di difesa fornendo indirettamente un aiuto agli obiettivi della Russia. Il vicepremier Oleksandr Kubrakov ha definito gli atti degli agricoltori come «provocazioni politiche che mirano a dividere le due nazioni», mentre gli autotrasportatori della nazione in guerra con Mosca hanno dato il via ad una contromanifestazione caratterizzata da slogan quali «L’Ucraina perde – La Polonia perde» e «Il blocco dell’Ucraina è un tradimento dei valori europei».

Non è la prima volta che la Polonia e altre nazioni dell’Europa orientale protestano e lamentano l’inondazione dei loro mercati con prodotti ucraini di bassa qualità, a prezzi ribassati ed esentasse: già nell’aprile 2023 Polonia, Ungheria e Slovacchia avevano deciso di chiudere le frontiere al grano e ad altri cereali provenienti dall’Ucraina provocando un dissidio con Bruxelles che, successivamente, si era vista costretta ad imporre il divieto di importazione di grano ucraino in cinque nazioni, compresa la Polonia. Il divieto temporaneo era stato prolungato fino allo scorso 15 settembre quando la Commissione l’ha revocato, riaccendendo le polemiche e il malcontento dei coltivatori e degli autotrasportatori polacchi che già all’inizio dell’anno avevano bloccato i valichi di frontiera.

La questione assume una certa rilevanza in quanto influisce sulla compattezza del fronte europeo contro Mosca e a sostegno di Kiev: le misure di sostegno promosse da Bruxelles hanno logorato, infatti, l’asse Varsavia-Kiev, prima solidissimo, mettendo in discussione temi della massima importanza quali la fornitura di armi polacche all’Ucraina e compromettendo i rapporti tra Polonia e UE. Varsavia è passata in poco tempo dall’essere la più strenua sostenitrice dell’Ucraina a divergere con Kiev su alcuni importanti dossier. In un momento di grande difficoltà sul campo da parte ucraina, la crisi con i Paesi confinanti e con uno dei suoi più stretti “alleati” non fa altro che peggiorare la situazione sia a livello economico che diplomatico, sgretolando il sostegno dei Paesi dell’Europa orientale. Lo stesso Zelensky ha affermato che la situazione al confine dimostra «l’erosione della solidarietà su base quotidiana».

[di Giorgia Audiello]

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