lunedì 24 Giugno 2024

Dopo 43 anni l’ex premier Amato svela: strage di Ustica causata da un missile francese

Ad abbattere il DC9 precipitato ad Ustica il 27 giugno 1980 sarebbe stata, con la complicità degli Stati Uniti, l’aviazione francese, che aveva l’obiettivo di colpire un Mig libico su cui avrebbe dovuto essere presente Muammar Gheddafi. Lo sostiene, in un’intervista a Repubblica, l’ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato, il quale aggiunge che, secondo quanto ha appreso negli anni, la massima autorità libica sarebbe stata convinta a non salire sul suo aereo dal leader socialista Bettino Craxi. Che, secondo Amato non rese pubblica la verità perché «sarebbe stato incolpato di infedeltà alla Nato» e di «spionaggio in favore dell’avversario».

In merito alla strage di Ustica, «la versione più credibile è quella della responsabilità dell’aeronautica francese, con la complicità degli americani e di chi partecipò alla guerra aerea nei nostri cieli la sera di quel 27 giugno». È questa la convinzione dell’ex premier Amato, il quale, senza giri di parole, spiega come sarebbero andate le cose: «Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig della sua aviazione. E il piano prevedeva di simulare una esercitazione della Nato, con molti aerei in azione, nel corso della quale sarebbe dovuto partire un missile contro il leader libico: l’esercitazione era una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l’attentato come incidente involontario». Secondo Amato, sia la tesi del cedimento strutturale dell’aeromobile, sia quella del cedimento interno a causa di un ordigno riferita dalle alte gerarchie militari italiani allo stesso Amato quando, da Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, fu investito della questione, sarebbero solo «falsità». Insomma, la nostra aeronautica sarebbe stata «schierata in difesa della menzogna», perché dietro alla tragedia vi sarebbe stato «un segreto che riguardava la Nato».

Ma Amato va oltre, parlando apertamente del ruolo che l’ex premier Bettino Craxi avrebbe giocato nella vicenda: «Avrei saputo più tardi, ma senza averne prova, che era stato Bettino ad avvertire Gheddafi del pericolo nei cieli italiani», avendo forse «ricevuto qualche soffiata». «Craxi era insofferente alle mie perplessità sulle tesi dei generali – aggiunge ancora Amato -. Andavo da lui per avere sostegno sui fatti che secondo me le smentivano e lui mi diceva senza mezzi termini che dovevo evitare di rompere le scatole ai militari. Poi mi faceva fare, perché questo era il nostro rapporto. Ma non era contento». Craxi, secondo Amato, «non aveva certo interesse che venisse fuori una tale verità: sarebbe stato incolpato di infedeltà alla Nato e di spionaggio a favore dell’avversario. In fondo è sempre stata questa la sua parte. Amico di Gheddafi, amico di Arafat e dei palestinesi: uno statista trasgressivo in politica estera». Amato ha le idee molto chiare: la politica non ebbe la forza di imporsi sugli apparati che, negli anni, hanno occultato la verità, perché «chiarire subito questa faccenda» avrebbe significato «o che i politici erano stati complici di un delitto orrendo» oppure «che l’apparato della Nato poteva decidere un atto di guerra in tempo di pace senza prendersi la briga di avvertire il ministro della Difesa, violando palesemente la nostra sovranità nazionale».

La strage di Ustica rappresenta uno dei principali episodi irrisolti della storia italiana. Quel giorno di giugno, in piena Guerra Fredda, un aereo DC9 Itavia partito da Bologna alla volta di Palermo, arrivato nei pressi dell’isola, scomparve misteriosamente dai radar. Il giorno seguente, riaffiorarono in mare i detriti del velivolo insieme ai corpi di alcuni passeggeri. Erano in tutto 81: nessuno si salvò. Dapprima si parlò di un cedimento strutturale del mezzo Itavia, poi di un attentato, infine di una bomba nascosta nella toilette del velivolo ed esplosa durante il viaggio. Tre settimane dopo, il 8 luglio 1980, verrà ritrovata sui monti della Sila, in Calabria, la carcassa di un caccia militare libico. La perizia medica sulla salma dell’aviere libico, ricorda lo stesso Amato, «parlava espressamente di avanzato stato di putrefazione» dunque «non poteva essere morto il giorno prima», come invece affermato dalle ricostruzioni ufficiali. Secondo Amato, «avendo intuito il pericolo di tutto quel movimento in cielo, il pilota del Mig s’era nascosto vicino al DC9 per non essere colpito», ma «tutte le evoluzioni aeree impreviste provocarono l’esaurimento del carburante, per cui il velivolo cadde sulla Sila per mancanza di cherosene». Un’altra versione racconta che il Mig sarebbe stato colpito dal missile francese e il DC9 sarebbe stato travolto dalla deflagrazione, «ma questa tesi mi convince di meno», chiude Amato. Il relitto del DC9 rimase sul fondo del Tirreno per anni, venendo recuperato solo nel 1987.

Nel maggio 1992, i generali ai vertici dell’Aeronautica all’epoca dei fatti furono incriminati per alto tradimento, dal momento che, «dopo aver omesso di riferire alle autorità politiche e a quella giudiziaria le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, la ricerca di mezzi aeronavali statunitensi a partire dal 27 giugno 1980, l’ipotesi di un’esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell’analisi dei tracciati radar, abusando del proprio ufficio, fornivano alle autorità politiche informazioni errate». Nel settembre 2000 quattro generali dell’Aeronautica andarono a processo con l’accusa di ”concorso in alto tradimento mediante attentato continuato contro gli organi costituzionali” in relazione ai depistaggi delle indagini. Nel 2007, dopo tre gradi di giudizio, i generali saranno tutti definitivamente assolti e le altre posizioni prescritte. Le rogatorie internazionali (indirizzate a Usa, Belgio, Germania, Francia e per finire anche al governo transitorio della Libia dopo la caduta del regime di Gheddafi) avviate dalla Procura di Roma negli anni scorsi, nella cornice dell’inchiesta bis aperta per strage contro ignoti, non hanno consentito di arrivare a risultati concreti.

I colpevoli della strage, ad oggi, rimangono ignoti. Nel gennaio 2013, la Corte di Cassazione ha messo nero su bianco che la tesi “del missile sparato da aereo ignoto” quale causa dell’abbattimento del DC9 Itavia risulta “oramai consacrata” anche “nella giurisprudenza” della Suprema corte, e che deve considerarsi definitivamente accertato il depistaggio delle indagini sul disastro aereo. La sentenza ha respinto i ricorsi con cui il Ministero della Difesa e dei Trasporti volevano mettere in discussione il diritto al risarcimento dei familiari delle vittime della strage. Lo stesso anno, la Cassazione ha inoltre stabilito che Itavia potrebbe essere fallita in seguito alla “significativa attività di depistaggio” messa in atto. Nel Dicembre 2018, la terza sezione civile della Cassazione ha disposto che vada oltre la somma di 265 milioni di euro – quota stabilita in una precedente sentenza – il risarcimento che i ministeri di Difesa e Infrastrutture devono a Itavia.

«Un apparato costituito da esponenti militari di più paesi ha negato ripetutamente la verità pensando che il danno sarebbe stato irrimediabile per l’alleanza atlantica e per la stessa sicurezza degli Stati. E quindi tutte queste persone hanno coperto il delitto per “una ragion di Stato”, anzi dovremmo dire per “una ragion di Stati” o per “una ragion di Nato”», afferma Amato nella parte finale dell’intervista. L’ex premier conclude tirando direttamente per la giacchetta l’attuale Presidente della Repubblica francese: «Mi chiedo perché un giovane presidente come Macron, anche anagraficamente estraneo alla tragedia di Ustica, non voglia togliere l’onta che pesa sulla Francia. E può toglierla solo in due modi: o dimostrando che questa tesi è infondata oppure, una volta verificata la sua fondatezza, porgendo le scuse più profonde all’Italia e alle famiglie delle vittime in nome del suo governo. Il protratto silenzio non mi pare una soluzione».

[di Stefano Baudino]

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7 Commenti

  1. C’è qualcosa che non torna , sta scaricando la colpa per lo più a persone che non sono in grado di difendersi ( voglio vedere cosa farà la figlia di Farà la figlia di Craxi ), a mio avviso c’è puzza di imbroglio, lui che occupava un ruolo importante, ma ?

  2. Sicuramente visto che si è trattato di un attacco militare contro un membro della NATO, non ricordo se addirittura allora la Francia ne era fuori o ultima entrata, è diritto dell’Italia di chiedere ufficialmente il supporto della NATO per appurare i fatti e punire i colpevoli, o abbandonare alleanza e specie la guerra in Ukraina.

  3. Esiste una tesi secondo cui il governo consentiva questi voli dell’aeronautica libica allo scopo di portare gli aerei in Jugoslavia per manutenzione.
    Trovo però inverosimile che Craxi possa aver permesso il sorvolo del leader Libico visto che all’epoca non era al governo.
    Ritengo anche che sia abbastanza improbabile che un dittatore di un paese nemico alla nato rischi di sorvolare un paese dell’alleanza atlantica nel bel mezzo di una esercitazione che coinvolgeva forze di altri paesi

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