giovedì 18 Luglio 2024

Cosa prevede la tassa sugli extraprofitti delle banche approvata dal governo Meloni

All’interno del decreto omnibus varato dal governo Meloni è stata inserita (a sorpresa) la tassa sugli extraprofitti delle banche. Il prelievo riguarderà gli utili maturati dagli istituti bancari durante il 2023 e servirà a finanziare il taglio delle tasse e gli sgravi per i mutui sulle prime case. Da quanto si apprende, il prelievo del 40% scatterà se il margine di interesse registrato nel 2023 “eccede per almeno il 6%” il valore dell’esercizio 2022. Nel primo semestre del 2023 le cinque maggiori banche italiane hanno registrato una crescita del 57,6% del margine di interesse, salito nell’aggregato a 17,814 miliardi complessivi rispetto agli 11,303 del primo semestre del 2022. Applicando l’aliquota del 40% ai 6,511 miliardi di incremento del margine si avrebbe un gettito di 2,6 miliardi di euro, soltanto per il primo trimestre del 2023 e sempre limitatamente alle top five del settore: Intesa, Unicredit, Bper, Banco Bpm e Mps.

Ad annunciare la manovra è stato, il 7 agosto, il ministro Matteo Salvini. Il testo del decreto non è ancora visionabile né è chiaro il modo in cui l’esecutivo deciderà di spendere il denaro ricavato, ma il Sole 24 Ore sostiene che gli “extraprofitti” saranno tassati al 40 per cento seguendo specifici criteri e periodi di tempo. Salvini non ne ha parlato apertamente, mai sui suoi canali social ha fatto intendere che probabilmente servirà ad aiutare chi ha un mutuo a tasso variabile e fa fatica a sostenerlo – perché le rate, non essendo fisse, aumentano per via della crescita degli interessi.

Un tema a cui il Governo ha più volte dimostrato di tenere particolarmente – schierandosi contro la decisione della BCE di alzare i tassi – e che adesso, agganciandosi a quello degli extraprofitti, sta facendo discutere. Prima di tutto, il timore è che alla fine le banche, per recuperare quanto perso, si rifacciano sul cliente finale – aumentando, per esempio, i costi delle commissioni. In secondo luogo, come ha spiegato Tommaso Monacelli, professore ordinario di Economia all’Università Bocconi di Milano, l’idea che tassi di interesse più alti aumentino i profitti è inesatta. Questo perché «tassi di interesse più alti hanno un doppio effetto. Da un lato, certo, aumentano la redditività dei prestiti delle banche a imprese e famiglie. Ma dall’altro rallentano l’attività economica in generale, generando una minore domanda di prestiti, e quindi meno utili». E a lungo andare «il secondo effetto tende a prevalere».

Molti poi reputano ingiusto che questi soldi finiscano (stando a quanto riferito dal ministro Salvini) per agevolare chi si trova in difficoltà per via della scelta di accendere un mutuo a tasso variabile. Quest’ultimo è più rischioso – perché le rate variano nel tempo – ed economico – perché concretamente meno costoso – di uno a tasso fisso. Tuttavia, proprio in virtù della variabilità, chi sceglie questo tipo di tasso può allo stesso tempo beneficiare di rate molto basse – anzi, il tasso iniziale di un mutuo a tasso variabile è già più basso rispetto al fisso, anche se bisogna tenere presente la possibilità di un rialzo nel tempo, in base all’andamento del mercato.

Un altro punto di discussione è la straordinarietà di misure come questa: la tassazione sugli extraprofitti – già attuata per un breve periodo nei confronti di produttori e rivenditori di energia elettrica, prodotti petroliferi e gas, arricchiti dagli aumenti del prezzo dell’energia dell’ultimo periodo – interviene in certe questioni eccezionali e solitamente temporanee. Impiegarla in meccanismi tendenzialmente consueti (come l’aumento dei tassi di interesse da parte della BCE, che per quanto questa volta sia stato consistente rientra comunque nelle normali dinamiche economiche del continente) significherebbe rischiare di distorcere completamente la realtà delle cose.

Tuttavia l’Italia non sarebbe la prima nazione ad introdurre una misura del genere. In Spagna ci ha già pensato il Governo di Pedro Sánchez, che alla fine del 2022 ha annunciato l’introduzione di tasse extra sui guadagni delle società energetiche e delle banche.

[di Gloria Ferrari]

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