giovedì 13 Giugno 2024

Vasto: la polizia minaccia con il taser un commerciante disarmato e sua moglie

Quella di Vasto, in provincia di Chieti, sembrerebbe a tutti gli effetti un’altra storia di abuso di potere da parte della polizia ai danni di comuni cittadini. Le immagini, girate il 31 gennaio con lo smartphone di un testimone posizionato davanti alla pescheria Shark di via Crispi, mostrano un agente di polizia impugnare il taser e minacciare di usarlo contro il commerciante Giovanni De Rosa e la moglie accorsa in aiuto, coinvolti in una banale discussione con le forze dell’ordine che seppur animata, sembra apparentemente pacifica e priva di pericoli – o almeno non tali da giustificare l’intimidazione con il taser.

I testimoni dicono che il diverbio nasce perché De Rosa si reca fuori dal proprio locale per chiedere gentilmente alla polizia di non multare alcune auto ferme in divieto di sosta. I proprietari delle vetture si trovano all’interno della pescheria per fare acquisti e sono intenzionati a spostarle da lì a breve. A quel punto gli agenti chiedono al commerciante di esibire un documento, che però non ha addosso – ma in pescheria – perché in piena attività lavorativa. I poliziotti replicano dicendogli che la carta d’identità va sempre – e obbligatoriamente – tenuta con sé.

Il pubblico ufficiale intima a De Rosa, per questo motivo, di seguirlo in commissariato, ma lui replica di non potersi allontanare dall’attività perché «sto lavorando». È a questo punto che, dopo una breve discussione pacifica – seppur intrisa di continue minacce di arresto – il poliziotto estrae il taser, lo punta contro i presenti e minaccia di azionarlo. Stando alle immagini e ai suoni percepiti nel video, pare che l’agente abbia azionato la pistola elettrica, facendole emettere una scarica “di avvertimento”, senza però far partire il dardo. «Ti devi mettere giù, ti sparo col taser», dice il poliziotto. «Lasciatelo, si è appena operato, sei un animale», gli urla la moglie. Fiorenzo Cieri, il legale dei poliziotti, dice che nel video si vede solo ciò che è accaduto dopo, una conseguenza in realtà di fatti accaduti precedentemente. «Non è stato sparato alcun dardo con il taser, che ha emesso solo un segnale sonoro usato come deterrente. Mi meraviglio della facilità con cui non si ha rispetto per la divisa», dice.

Dopo alcuni minuti trascorsi in questo modo, tra grida e minacce, l’agente ripone la pistola nella custodia e si avventa sul commerciante a mani nude, strattonandolo e infine scaraventandolo a terra con l’aiuto di un collega. Dopo essere stato ammanettato, De Rosa viene caricato in macchina e portato in commissariato.

«Volevo sapere come mai si fossero accaniti nei confronti della mia clientela. A questa mia richiesta di spiegazioni è successo il putiferio. Hanno sparato con il taser e sospetto che abbiano colpito mia moglie, che infatti è caduta a terra poco all’istante. Poi sono stato scaraventato sull’asfalto e ammanettato in malo modo, stavano per spezzarmi i polsi» ha ribadito l’esercente sentito da Fanpage, rilasciato a piede libero e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale.

E poi che è successo?

Dopo l’arrivo in commissariato, De Rosa dice di aver subito altri abusi: «Mi hanno portato in una stanza. Eravamo io e i due agenti di polizia che mi avevano fermato: mi hanno fatto denudare, poi mi hanno fatto chinare e perquisito anche nelle parti intime. Non ho potuto oppormi. Fortunatamente poco dopo sono arrivati i miei avvocati e hanno calmato gli animi dei poliziotti».

Pare che uno dei protagonisti in divisa coinvolti nella vicenda non sia nuovo a colpi di testa come questo. Il quotidiano online molisano Primonumero dice che uno degli agenti, un 48enne molisano, la sera del 7 febbraio del 2019 abbia sparato diversi colpi di pistola contro un’auto scambiata per quella dei rapinatori di cui era all’inseguimento. “Uno dei proiettili si fermò a pochi centimetri dal finestrino del lato passeggero e solo per miracolo nessuno restò ferito”.

Tornando all’attualità, la vicenda di Vasto fa emergere due punti di discussione su cui è bene fare chiarezza: quando la polizia può utilizzare il taser e se è obbligatorio esibire un documento di identità alla polizia.

Partiamo dal primo, dicendo subito una cosa: il taser è un’arma a tutti gli effetti, e come tale va considerata. La potenza della sua scarica elettrica è in grado di immobilizzare la vittima (e creargli grossi danni nel caso in cui questa, ad esempio, abbia qualche insufficienza cardiaca). In generale il suo uso è consentito solo in caso di comprovata legittima difesa e in caso di evidente pericolo in corso – le regole di utilizzo sono stabilite sia dalla legge che da un protocollo del ministero degli Interni, per evitare che l’arma si trasformarmi in uno strumento di tortura. In Italia dunque la polizia può usare il taser (decreto legge del 22 agosto 2014, n. 119, conv. in legge 17 ottobre 2014, n. 146), ma a patto che l’operatore di polizia rispetti cinque passaggi obbligatori (individuazione del pericolo; dichiarazione al cittadino di essere armato di pistola elettrica; esposizione dell’arma; scossa di avvertimento con puntamento della pistola fino all’uso vero e proprio del taser) e se ne avvalga solo per respingere una violenza e per vincere una resistenza. In generale l’agente deve muoversi in proporzione rispetto al pericolo in corso e se c’è davvero necessità dell’uso dell’arma.

Sul documento d’identità, invece, la questione è più articolata per via di certe interpretazioni. In generale, la legge (articolo 651 del Codice penale) dice che ogni cittadino, “su richiesta di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni non può rifiutarsi di fornire indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato, o su altre qualità personali”. Ma non esiste alcuna norma che obblighi una persona a uscire di casa con un documento di identità addosso (e quindi non è tenuta a fornirlo alla polizia).

L’unico obbligo per il cittadino è quello di fornire le proprie generalità (nome, cognome, ecc.) senza per forza esibire un documento, a meno che non si tratti di persona pericolosa o sospetta. Se quindi il soggetto non risponde a tali caratteristiche, il comportamento della polizia che pretende di portare il cittadino – che ha fornito le generalità a voce – in commissariato perché sprovvisto di documenti è illegittimo.

[di Gloria Ferrari]

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