giovedì 2 Febbraio 2023

La speculazione come capro espiatorio: il “piano” del governo contro il caro benzina

Ieri sera, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge contenente nuove misure per far fronte all’aumento dei prezzi della benzina. Vengono riproposti i buoni fino a 200 euro ai lavoratori dipendenti per il periodo gennaio-marzo 2023, mentre i distributori di carburante saranno obbligati a esporre il prezzo medio nazionale accanto a quello di vendita, pena sanzioni amministrative che, in caso di reiterazione, potrebbero tradursi nella sospensione dell’attività per un periodo da sette a novanta giorni. Il governo Meloni continua dunque a sostenere che l’aumento dei prezzi della benzina, verificatosi dal primo gennaio, sia frutto della speculazione dei gestori, nonostante i dati provenienti dallo stesso governo, in particolare dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, smentiscano questa tesi. I rincari dipendono, infatti, dalla mancata proroga dei tagli sulle accise, scaduti il 31 dicembre scorso. La speculazione dei gestori, da intendersi come margine di guadagno trattenuto, è rimasta invece invariata.

Stando ai dati ministeriali, i prezzi di benzina e gasolio durante la prima settimana dell’anno sono stati in media pari a 1,81 e 1,86 euro al litro. Si tratta di un rialzo di 16 centesimi rispetto alla settimana precedente, quando era ancora in vigore lo sconto sulle accise (pari a 18,3 centesimi al litro). Scomponendo il prezzo finale del prodotto, appare ancor più evidente la responsabilità del mancato rinnovo dello sconto sulle imposte indirette. Negli ultimi giorni del 2022 un litro di benzina costava 1,62 euro, di cui 87 centesimi erano accise e IVA (il 54 per cento del prezzo finale), mentre il resto era composto dal costo industriale della benzina. Durante la prima settimana di gennaio, il prezzo finale è stato invece di 1,81 centesimi, di cui 1,05 euro di accise e IVA (il 58 per cento del prezzo finale). Il resto è dato dal costo industriale della benzina, su cui i gestori possono “speculare”. È possibile notare come questa componente sia rimasta praticamente stabile, a fronte dell’aumento proveniente dalle accise che ha determinato un prevedibile aumento del prezzo finale.

La misura relativa alle imposte indirette  sulla vendita del carburante era stata introdotta dal governo Draghi nel marzo 2022 e consisteva in un taglio di 30,5 centesimi per ogni litro. Dal primo dicembre scorso, il nuovo esecutivo ha deciso di ridurre il taglio delle accise a 18,3 centesimi al litro di carburante, salvo poi eliminarlo del tutto a partire dal 2023. Nel corso dei mesi, la maggior parte degli analisti ha iniziato a definire la misura come costosa e non diretta esclusivamente alle categorie più in difficoltà, dal momento in cui gravava sulle casse dello Stato per circa un miliardo di euro al mese e andava a vantaggio di tutti i possessori di un mezzo, dunque non solo di quelli con redditi più bassi o in difficoltà economica, ma anche di quelli che potevano permettersi i rincari. Ad ogni modo, il dibattito politico per modificare eventualmente la misura e tutelare le famiglie colpite dal caro vita non c’è stato. Il centro destra al governo ha rinnegato le promesse sul taglio delle accise risalenti ai tempi dell’opposizione ed eliminato la misura corrente, individuando nella speculazione da parte dei distributori di carburante un infondato capro espiatorio.

[di Salvatore Toscano]

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7 Commenti

  1. Io invece, per trasparenza, vorrei che i gestori esponessero un cartello con una linea temporale, dove sono esposti i prezzi del barile di petrolio e i prezzi relativi di benzina e GASOLIO. E poi sempre in questa linea temporale , le accise che sono state aggiunte anno per un anno, e un confronto con i prezzi europei. Non so se è possibile trovarla in rete, ma sarebbe bello condividerla….e commentarla.

  2. Oramai i politici, e non parlo solamente di quelli italiani, sicuramente fra i più incompetenti a livello mondiale, sono delle marionette in mano al sistema neo-liberista dove l’unico interesse è la massimizzazione del profitto. Profitto per i soliti pochi. Siamo sull’orlo della terza guerra mondiale.

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