venerdì 27 Gennaio 2023

Il nuovo governo colombiano è determinato a battersi per la libertà di Assange

Il presidente della Colombia Gustavo Preto ha incontrato questa settimana a Casa de Nariño, la residenza presidenziale, alcuni rappresentanti di WikiLeaks, ai quali ha dichiarato il proprio impegno nella causa a favore di Julian Assange. Il giornalista si trova ancora rinchiuso in un carcere di massima sicurezza nel Regno Unito, in attesa di essere estradato negli Stati Uniti, dove rischia fino a 175 anni di carcere. Preto si è impegnato a essere parte della lotta per la sua liberazione, per tutelare “la democrazia e la libertà di espressione”, messe a repentaglio in caso di effettiva estradizione di Assange.

All’incontro ha preso parte anche il caporedattore di WikiLeaks, Kristinn Hrafnsson, il quale ha dichiarato che il presidente colombiano è stato «alquanto chiaro e franco nelle sue dichiarazioni», lasciando così intendere in maniera esplicita «l’impegno del governo della Colombia per i principi universali e per la legge sulla libertà di espressione». Petro si è infatti detto pronto a esercitare pressioni dirette sul governo degli Stati Uniti sull’argomento, mentre si asterrà dal farlo con il Regno Unito, al quale intende solamente far giungere un chiaro messaggio. «È importante che questa regione [l’America Latina, ndr] invii un segnale chiaro agli Stati Uniti non solo per la libertà di espressione, ma anche perché questi rispettino le proprie regole e il trattato di estradizione con il Regno Unito, che impedisce che siano estradati soggetti per crimini politici» ha dichiarato Hrafnsson. L’intenzione di Preto era di discutere la tematica anche nel corso del Vertice dell’Alleanza del Pacifico che avrebbe dovuto tenersi questa settimana in Messico. Il presidente messicano Andrés López Obrador ha tuttavia deciso di cancellare il summit, dopo che il Congresso del Perù non ha permesso al presidente Castillo di lasciare il Paese per prendervi parte.

La conferma dell’estradizione di Assange è giunta lo scorso 17 giugno, quando la ministra dell’Interno inglese Priti Patel vi ha dato il via libera definitivo. Tuttavia sono pochi i governi che, ad oggi, hanno deciso di cercare di sostenere concretamente la causa del giornalista. Tra questi vi era proprio il Messico, il cui presidente Obrador ha offerto asilo politico ad Assange ed ha consegnato al presidente Biden una lettera in difesa del giornalista di WikiLeaks. Le accuse rivolte contro Assange, per le quali verrà verosimilmente processato negli Stati Uniti, vertono sui presunti reati di violazione della Legge sullo spionaggio del 1917 (Espionage Act) e di intrusione informatica. Grazie all’attività giornalistica di Assange, il mondo è potuto venire a conoscenza degli abusi e dei crimini di guerra che gli ufficiali statunitensi hanno compiuto in contesti di guerra quali l’Iraq e l’Afghanistan.

[di Valeria Casolaro]

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