giovedì 1 Dicembre 2022

Giornalisti di tutto il mondo, per favore, non unitevi!

Seguo inevitabilmente i quotidiani del mainstream. Mi piace informarmi, c’è stato anche un periodo in cui compravo Il manifesto e La verità, applicando all’estremo la teoria che spiegavo in Università: “in medium stat virtus” (tradotto: La virtù sta nel mezzo). Un motto spesso sbagliato ma nel campo dell’informazione in quel caso quasi perfetto. Se qualcuno è curioso vada a cercare come titolavano La Stampa e L’ Unità ai tempi della guerra in Vietnam, su fronti opposti. In quel caso fare la media non portava da nessuna parte. Dovevi scegliere.

Ai nostri giorni c’è invece una specie di redazione condivisa, il partito unico del giornalismo. Tranne qualche eccezione, anche bella (ad esempio, la testata su cui scrivo), che conferma la regola.

La pandemia ha cambiato le carte in tavola e ha prodotto un generale martellamento, un logorio della paura e dell’allarme che ha condizionato irreparabilmente le coscienze e i sistemi nervosi.

Ora bisogna mantenere alta la guardia, ed evitare il rintronamento, l’oscuramento di qualsiasi visione oggettiva o critica, l’attività manipolatrice di castrazione.

Scovare altre fonti di potenziale contagio di nuovi virus, insistere sul fatto che il Covid non è finito, enfatizzare non le notizie davvero gravi ma i rischi e le tesi più nere: questo il compito di chi vuole il controllo, col sostegno dei media.

Ora tocca alla bomba atomica, l’Armageddon della informazione, non strillato però come ai vecchi tempi, ma fondato sul genere thriller.

Il grande Alfred Hitchcock sosteneva che al cinema bisognava spaventare le donne così gli uomini le abbracciavano. La suspense era il meccanismo di attrazione, sì perché l’attrazione muove la macchina del marketing e del dominio.

Oggi ho letto che si fanno previsioni percentuali sull’uso della atomica da parte della Russia. Siamo al 30 per cento.

La cocacolonizzazione dei consumi ha portato alla necessità di visione alterate, alle enfasi artificiose, agli automatismi nei consumi, all’oblio di qualsiasi visione spirituale, alla difficoltà nei rapporti interpersonali.

Il lavorio ideologico sui luoghi comuni ha fatto sì che tutti parlino di argomenti che non conoscono, che tutti abbiano una idea qualunquista di futuro. La verità è diventata un fatto statistico, l’effetto di sondaggi manipolati.

La vera democrazia ha invece bisogno di tesi opposte, di alternative, di visioni che provochino anche discussioni, contestazioni, facendo piazza pulita delle menate ipocrite degli schieramenti e delle retoriche da parte di chi perde le elezioni.

Il cielo comunque è sempre più blu, anche se le tempeste, i terremoti, gli tsunami, ci raccontano i grandi quotidiani, sono dietro l’angolo.

Sapete che cosa vi dico? Si fa davvero fatica ogni giorno a credere diversamente.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

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