venerdì 30 Settembre 2022

Fuga dal Parlamento europeo: i politici italiani vogliono stare solo a Roma

In tempi di elezioni, il richiamo dei Palazzi del potere del Belpaese esercita un’attrattiva troppo forte per non essere assecondata. L’ebbrezza di un buon posizionamento in lista, la consapevolezza di tornare politicamente “centrali” nella percezione dei cittadini, il brivido di una competizione elettorale giocata fino all’ultimo voto per l’ambitissimo scranno parlamentare: sono probabilmente anche questi i fattori che hanno indotto 12 eurodeputati italiani a voler interrompere la propria “missione” al Parlamento europeo al fine di guadagnare un posto alla Camera o al Senato. Un malcostume che, oltre a rappresentare un tradimento del patto con gli elettori, cela evidentemente un problema con il quale in Italia si dovrebbe iniziare a fare i conti. Il seggio al Parlamento Europeo viene sovente considerato dai partiti italiani come un ripiego da affidare a elementi di secondo piano, che spesso sognano di lasciarlo al più presto per quello di Montecitorio. Eppure è proprio in Europa che l’Italia dovrebbe imparare a contare maggiormente, ma come può farlo se si affida a parlamentari che vivono l’impegno a Bruxelles come un ripiego?

Per gli attuali deputati europei, eletti alla tornata del 2019, la scadenza naturale del mandato è fissata al 2024. Come stabilito dal regolamento del Parlamento Europeo, però, il mandato nazionale è incompatibile con la permanenza a Strasburgo. Quindi, ove questi candidati riuscissero a conquistare un posto nel Parlamento italiano, dovrebbero obbligatoriamente rinunciare alla loro permanenza all’Eurocamera. Tale vincolo è stato sancito ufficialmente da una decisione del Consiglio europeo, che nel 2002 modificò l’atto relativo all’elezione dei membri del Parlamento europeo del 1976.

Nella rosa dei “fuggitivi” da Strasburgo figurano sette candidati di centro-destra, quattro di centro-sinistra e uno del Terzo Polo. In più, vi è anche il caso di un’eurodeputata che si è candidata alla guida della regione Sicilia.

Nella cornice della coalizione del centro-destra, i nomi di punta sono presenti in particolare nelle liste di Forza Italia. C’è, in primis, quello del leader ed ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, candidato per il Senato al collegio uninominale di Monza (della cui squadra di calcio, militante in Serie A, è tra l’altro Presidente) e come capolista in numerosi collegi plurinominali di Lombardia, Piemonte, Lazio e Campania; stessa situazione per il coordinatore del Partito Antonio Tajani, che del Parlamento europeo è stato anche Presidente, che si candida alla Camera come capolista dei collegi plurinominali campani. Presente anche il nome di Andrea Caroppo, passato dalla Lega a Forza Italia nell’aprile dell’anno scorso. Altra personalità di peso che, nonostante il suo ruolo di co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei all’Eurocamera, tenterà di staccare il biglietto per Roma, è Raffaele Fitto, ora candidato con Fratelli d’Italia. Per la Lega, invece, figurano i profili di Annalisa Tardino, Marco Dreosto e Mara Bizzotto.

Nel centro-sinistra, chi non è nuova alle “zompate politiche” nel bel mezzo dei mandati elettorali è sicuramente la piddina Simona Bonafè. Basti pensare che, nel 2013, la politica lombarda era stata eletta alla Camera dei Deputati, che lasciò solo un anno dopo: infatti, nell’aprile del 2014 fu candidata alle elezioni europee come capolista del Partito Democratico nella circoscrizione Italia centrale, risultando eletta. Dopo essere stata rieletta a Bruxelles nel 2019, L’11 settembre dello stesso anno è diventata vicepresidente del gruppo dei Socialisti & Democratici al Parlamento europeo. Eppure, anche lei sembra intenzionata a interrompere in fretta e furia l’esperienza, essendosi candidata alle elezioni Politiche del 25 settembre per la Camera dei deputati nel collegio plurinominale Toscana 03, come capolista della lista del Pd. Per quanto riguarda la coalizione Verdi-Sinistra Italiana, a candidarsi alla Camera è la co-portavoce di Europa Verde, Eleonora Evi. Tra i dimaiani di Impegno Civico, invece, corrono per un posto in Parlamento le ex deputate Daniela Rondinelli e Chiara Gemma, che erano state elette in Europa con il Movimento 5 Stelle, detenendo però poche chance di vittoria.

Infine, per il Terzo Polo, è lo stesso Carlo Calenda, leader della lista Azione-Italia Viva a dismettere i panni di deputato europeo per cercare di accalappiarsi un seggio al Senato. L’ex ministro sarà candidato in diversi collegi plurinominali in Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Sicilia, nonché all’uninominale a Roma – Municipio XIV.

A questi 12 nomi va poi aggiunto quello dell’eurodeputata Caterina Chinnici, che non si presenterà alle Politiche ma si scontrerà con Renato Schifani e Cateno De Luca nella competizione elettorale per la presidenza della Sicilia.

Ovviamente, gli eurodeputati che troveranno ristoro nel Parlamento italiano saranno sostituiti a Strasburgo da altri esponenti dei partiti con cui furono eletti nel 2019, che potrebbero essere ripescati dalle liste degli esclusi alle elezioni di tre anni fa. Tra i nomi illustri di chi sta “scaldando i motori” ci sono, per il centro-destra, quelli delle forziste Alessandra Mussolini e Lara Comi (che è attualmente imputata a Milano per corruzione e finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta ‘Mensa dei Poveri’ e indagata per truffa ai danni dello stesso Parlamento Europeo), mentre nel centro-sinistra a sostituire Simona Bonafè dovrebbe essere chiamata Alessandra Nardini, assessora all’Istruzione della Regione Toscana. A Calenda, che nel 2019 fu eletto a Bruxelles tra le file del Partito Democratico, dovrebbe poi subentrare Achille Variati, ex-sindaco di Vicenza ed ex sottosegretario al ministero dell’Interno. In tal modo, dunque, il Pd riguadagnerebbe un seggio in Europa, così come il Movimento 5 Stelle: in caso di elezione a Roma della Verde Eleonora Evi, che tre anni fa fu eletta all’Europarlamento tra le file dei pentastellati, il partito guidato da Giuseppe Conte potrebbe spedire a Bruxelles Maria Angela Danzì.

Insomma, l’Erasmus è finito anzi-tempo e il treno da Strasburgo è pronto a ripartire per l’Italia. D’altronde, il sapore delle pietanze di casa, all’estero, non ha eguali. Poi però, la prossima volta in cui si parlerà del fatto che l’Italia non riesce a contare abbastanza a Bruxelles, toccherà affrontare anche il tema dei curriculum dei deputati che i partiti candidano al Parlamento Europeo e della loro irrefrenabile voglia di tornare sui seggi e nei salotti romani. Anche questo, dopotutto, è sintomo del provincialismo di una classe politica.

[Stefano Baudino]

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2 Commenti

    • Sig. Luca,
      Sebbene concordo con lei riguardo ai politicanti, trovo orribile, offensivo e evidente dimostrazione di ignoranza in materia di rispetto per gli animali e di ciò che accade ogni giorno negli allevamenti intensivi e nei mattatoi.

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