sabato 3 Dicembre 2022

Le sanzioni contro Mosca stanno spingendo l’Africa nel baratro della fame

Alcuni giorni fa il presidente del Senegal e dell’Unione Africana, Macky Sall, è volato in Russia – a Sochi – per discutere col presidente russo Vladimir Putin la questione dello sblocco dell’export di grano e altre questioni rilevanti sul piano delle relazioni internazionali. L’incontro è meritevole d’attenzione non solo perché la Russia intende incrementare i suoi rapporti commerciali e diplomatici con i Paesi africani, ma anche perché ha fatto emergere come le sanzioni imposte dall’Unione Europea a Mosca stiano danneggiando anche e soprattutto l’Africa. Quest’ultima, infatti, importa il 40% dei cereali proprio da Russia e Ucraina, mentre Ruanda, Tanzania e Senegal arrivano al 60% e l’Egitto all’80%.

Il presidente del Senegal ha affermato che «con il blocco del sistema Swift non possiamo pagare il grano». Il blocco dei cereali nei porti ucraini rappresenta, dunque, solo una parte del problema, in quanto estremamente rilevante è anche l’impossibilità da parte degli Stati africani di pagare i generi alimentari alla Russia a causa della sua esclusione dal sistema Swift, il sistema di messaggistica internazionale che collega circa 11.000 istituti finanziari in tutto il mondo.

Una questione che trova poco spazio sui media mainstream ma che è addirittura più allarmante del blocco delle navi nei porti del Mar Nero. Sall, parlando in videoconferenza durante il vertice di Bruxelles ai 27 Stati dell’Unione, ha quindi chiarito che «quando il sistema Swift viene interrotto, significa che anche se i prodotti esistono, il pagamento diventa complicato, se non impossibile». Una verità piuttosto imbarazzante per i leader europei che probabilmente non hanno analizzato le conseguenze delle sanzioni da un punto di vista più ampio: esse, infatti, non solo non stanno raggiungendo l’obiettivo prefissato (far fallire Mosca), ma stanno, invece, danneggiando l’economia del Vecchio continente e, nel medio periodo, potrebbero letteralmente affamare l’Africa, con conseguenti crisi migratorie che si riverserebbero in primo luogo sul continente europeo. Dall’inizio dell’anno si sono registrati 15.000 arrivi sulle nostre coste e i centri di accoglienza a Lampedusa risultano già sovraffollati.

Per porre fine a quella che potrebbe trasformarsi in una delle più gravi crisi alimentari, Sall – durante il colloquio con Putin – ha espresso la necessità che dalle sanzioni vengano esclusi cereali e fertilizzanti, una richiesta non ancora presa neppure in considerazione dalla Commissione europea. Dal canto suo, il presidente russo ha espresso la sua piena disponibilità per lavorare allo sblocco delle navi nei porti ucraini che, come ha spiegato l’ammiraglio italiano Giuseppe de Giorgi, sono stati minati dal genio militare ucraino per impedire eventuali azioni anfibie russe. Dopo l’incontro con Putin, il presidente senegalese ha ringraziato pubblicamente il Capo del Cremlino e ha scritto su Twitter che «La Russia è pronta a garantire l’esportazione del suo grano e dei suoi fertilizzanti. Invito tutti i partner a revocare le sanzioni su grano e fertilizzanti».

Nel frattempo, la Russia sta cercando di trovare un accordo con la Turchia per sminare i porti: Ankara – come riporta Bloomberg – si è infatti proposta per aiutare nello sminamento dei porti, scortando successivamente le navi cariche di grano in acque neutrali. Pochi giorni fa il ministro degli esteri Sergey Lavrov è volato ad Ankara per incontrare il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu e discutere della questione. Ad essere scettica sull’operazione di sminamento però è proprio Kiev che teme che Mosca possa approfittare della situazione per attaccare le coste ucraine sul mar Nero, nonostante le garanzie del governo russo che ha assicurato che non sfrutterà tali circostanze per condurre operazioni militari nell’area.

Qualora andassero a buon fine le trattative diplomatiche per lo sminamento dei porti, questa rimarrebbe comunque un’operazione difficile e particolarmente lunga, motivo per cui si rende ancora più necessario rimuovere l’embargo ai cereali e ai fertilizzanti russi, se si vuole evitare le gravi conseguenze alimentari descritte. Durante il colloquio tra i due presidenti si è discusso, inoltre, delle relazioni politiche, commerciali e diplomatiche tra Russia e Africa con l’intento di rafforzarle: infatti, secondo Putin, il ruolo dell’Africa nel teatro internazionale sta crescendo anche in termini politici. Il capo del Cremlino ha sottolineato che in Russia la cultura africana è sempre stata vista con grande interesse, aggiungendo che: «Crediamo che i singoli Stati africani, con i quali abbiamo tradizionalmente ottimi, senza alcuna esagerazione, rapporti amichevoli, e tutta l’Africa nel suo insieme abbia grandi prospettive, ed è proprio su questa base che intendiamo sviluppare ulteriormente le nostre relazioni».

Un incontro positivo, dunque, per le relazioni tra i due continenti. Meno, invece, per quanto riguarda il problema della crisi alimentare: fino a quando non saranno revocate le sanzioni almeno sui beni alimentari, infatti, continuerà a gravare sull’Africa lo spettro della carestia e, sull’Europa, quello di crisi migratorie potenzialmente ingovernabili.

[di Giorgia Audiello]

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2 Commenti

  1. Molto interessante il pezzo di oggi sul New York Times di David Wallace-Wells che spiega come metà della crisi sia imputabile alle mancate forniture di Russia e Ucraina ma metà dipenda da pandemia e crisi climatica. Senza contare quello che accade in Cina, ignoto ai calcoli mondiali. Tante le testimonianze, tanti pareri bel servizio da far conoscere.

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