giovedì 6 Ottobre 2022

Querele bavaglio: l’UE si muove in difesa della libertà d’informazione

La Commissione europea ha recentemente adottato misure a protezione dei giornalisti e della loro attività di informazione. Con una direttiva ed una raccomandazione, ha posto sul tavolo europeo la lotta al fenomeno delle “SLAPP” (Strategic Lawsuits Against Public Participation), le azioni legali “bavaglio”. Si tratta questa volta di una iniziativa importante, perché indirizzata a fermare una subdola forma di molestia giudiziaria attuata con l’obbiettivo di intimidire e quindi fermare i giornalisti che hanno il coraggio di trattare tematiche di interesse pubblico che spesso vanno a ledere importanti interessi privati. In Italia, l’esempio tipico dell’azione legale “bavaglio” è la querela che colpisce, spesso in modo pretestuoso, non solo giornalisti, ma anche cittadini che divulgano informazioni su questioni di interesse generale, attivisti e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti. Lo scopo della Commissione è duplice: tutelare la libertà d’espressione e di informazione, e assicurare che le vittime di SLAPP abbiano un adeguato accesso alla giustizia, in equilibrio con i diritti alla vita privata.

La direttiva proposta dalla Commissione riguarda la materia civile e fornisce concreti strumenti di contrasto al fenomeno, innanzitutto il rigetto anticipato. Gli organi giurisdizionali competenti potranno tempestivamente rigettare un procedimento avviato contro un giornalista, una persona o un’organizzazione, se chiaramente privo di fondamento o abusivo. E la medesima cosa potrà avvenire anche fra Stati, poiché la direttiva ha valore transfrontaliero. Se la sentenza di uno stato terzo origina da un procedimento abusivo contro una persona anche solo domiciliata in UE, gli Stati membri dovrebbero rifiutarne il riconoscimento.

Le SLAPP si caratterizzano per il profondo squilibrio di potere e risorse finanziarie fra le parti. Coloro che le mandano avanti non di rado prendono di mira i giornalisti anche con più di un’azione contemporaneamente, facendogli perdere a poco a poco tutte le risorse economiche. Per questo la Commissione ha proposto che se l’azione legale risulta abusiva, chi l’ha intentata dovrà provvedere a tutte le spese processuali, comprese quelle per gli onorari degli avvocati del convenuto. Inoltre la vittima dell’azione bagaglio avrà il diritto di richiedere un risarcimento integrale dei danni: sia materiali che immateriali. Sempre sul fronte economico si inserisce poi lo strumento delle sanzioni dissuasive, che gli organi giudiziari potranno infliggere per dissuadere dal mettere in atto le SLAPP.

La raccomandazione della Commissione funge invece da integrazione alla Direttiva. Ha lo scopo di incoraggiare gli Stati membri ad adeguare i propri quadri giuridici, in modo da affrontare le SLAPP anche a livello nazionale. In particolare, oltre all’introduzione nell’ ordinamento interno dello strumento del rigetto anticipato, chiede agli Stati membri di curare le proprie leggi in materia di diffamazione. È necessario verificare e garantire che non abbiano un impatto ingiustificato sulla libertà di espressione, sull’ambiente mediatico, che deve essere aperto, libero e pluralistico, e sulla partecipazione alla res publica. La raccomandazione richiede agli Stati anche di formare sulle SLAPP, sia i professionisti del diritto che i giornalisti. Ma anche i cittadini. Sottolinea l’esigenza di attuare campagne di informazione e sensibilizzazione, nonché di garantire forme di sostegno individuale e indipendente alle vittime. I dati sul fenomeno delle azioni legali bavaglio a livello nazionale dovranno essere raccolti e aggregati, e poi divulgati alla Commissione a partire dal 2023.

La Raccomandazione è uno strumento direttamente applicabile ed è già entrata in vigore il 27 aprile scorso. I singoli Stati membri dovranno riferire alla Commissione sulla sua attuazione nei 18 mesi a venire. La direttiva invece, prima di diventare atto legislativo UE a tutti gli effetti, dovrà essere discussa da Parlamento europeo e Consiglio, e poi adottata.

[di Andrea Giustini]

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