lunedì 26 Settembre 2022

Italia: i creatori di contenuti digitali chiedono una legge che li tuteli

Maggiori tutele per i creatori di contenuti digitali. È questo lo scopo dell’indagine conoscitiva sui lavoratori del settore, avviata con voto unanime il 07 aprile 2021 e conclusa il 9 marzo 2022, presso la Commissione XI Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati su iniziativa di Valentina Barzotti, avvocato e deputato del Movimento 5 Stelle. L’indagine è il primo passo per proporre una legge, ora non resta che sperare che qualche parlamentare se ne faccia interprete, depositandola in Parlamento. 

Il documento, pubblicato sulla rivista Lavoro Diritti Europa e redatto da oltre 50 creators, ha evidenziato come in Italia manchi ancora una soddisfacente ricostruzione di questa nuova forma di lavoro (sviluppatasi in particolare durante la pandemia), una platea di soggetti riconducibili alla categoria di creatori di contenuti digitali e tutele rivolte a questi ultimi.

I soggetti presi in considerazione «risultano essere in una posizione di dipendenza funzionale ed economica rispetto alla piattaforma da cui trasmettono, senza però disporre di margini di contrattazione sulle modifiche dell’algoritmo, che determina la diffusione dei loro contenuti – spiega la parlamentare pentastellata – e senza scudi legati ai rischi connessi alle segnalazioni degli haters». 

Per tutti questi motivi, secondo quanto emerso dall’indagine, lo statuto di tutele da applicare ai creatori di contenuti digitali dovrà necessariamente essere individuato traendo i propri elementi dalla disciplina del lavoro autonomo, da quella del lavoro autonomo di seconda generazione, dalla normativa di tutela dei consumatori e degli utenti e da forme di protezione analoghe a quelle riconosciute ai lavoratori dipendenti.

L’obiettivo è quindi ricostruire una nuova forma di lavoro che già comprende, a livello globale, 50 milioni di creators. Un numero destinato ad aumentare, in effetti, poiché qualsiasi utente, su una qualsiasi piattaforma, è un potenziale creatore di contenuti. 

Ma chi è esattamente un creatore di contenuti digitali?

È una figura ricercata dalle aziende che già lavorano in campo digitale, capace di occuparsi, a più livelli, dei contenuti riguardanti un prodotto o un brand. Il creator infatti analizza, coordina e produce i contenuti grafici per social media ed e-commerce, tenendo sempre conto del contesto, delle piattaforme e dell’utente finale. Il ruolo è quindi essenziale per costruire un’immagine del brand chiara e coerente: in assenza di contenuti di qualità, infatti, siti web e social network non sono sufficienti a garantire la visibilità delle aziende.

Alle origini dell’Indagine con Il Pancio

Originariamente, l’idea della regolamentazione di questa professione nasce da Il Pancio (Andrea Panciroli), un comico che nel 2014 perse il proprio profilo (con 500.000 iscritti), rendendosi conto di quanto poco tutelata fosse la propria attività, e che, da padre con una figlia di 8 anni futura cittadina del mondo digitale, vorrebbe vedere regolamentato questo settore.

Il Pancio ha risposto ad alcune domande de L’Indipendente.

Da cosa è nata l’idea dell’indagine conoscitiva?

Nel 2014, fui uno dei primi a perdere il profilo su una piattaforma. Immagina di andare a dormire con un’azienda in tuo possesso e di ritrovarti il giorno dopo senza, come se fosse sparita in un buco nero. Immagina di perdere l’attività a cui avevi dedicato tempo, sacrifici e soldi senza avere risposte e diritti a riguardo. Ho pensato che non poteva esistere impresa in una situazione simile. Soprattutto senza un tavolo di trattativa con le piattaforme.

Nessuno faceva nulla ma la situazione persisteva. Quindi nel 2019 creai Confederazione Italiana Creatori di contenuti (CIC), un gruppo Facebook, in cui tante persone condividevano le proprie esperienze. Online mostrarono interesse anche due partiti: Fratelli d’Italia e il Movimento 5 Stelle. Scelsi così di scambiare le mie idee con quelle di Valentina Barzotti, deputato pentastellato, e in seguito, facemmo una ricerca di mercato con il professor Davide Bennato, Emanuele Pantano e Filippo Giardina. A questo punto cercammo 50 creators disposti a testimoniare alla Camera del Lavoro e, una volta trovati, chiedemmo di avviare un’indagine conoscitiva.

Quale è l’obbiettivo di tutto questo?

L’obbiettivo è tentare di riconoscere e suddividere i creatori di contenuti digitali attraverso codici ATECO ad hoc che identifichino in maniera precisa questo sistema lavorativo, suddividendo i lavoratori in base alla piattaforma su cui operano, le ore di lavoro effettivo e il metodo di retribuzione.

Inoltre, chiediamo allo Stato di iniziare a fare da garante tra piattaforme (aziende private) e partite iva italiane, creando uno statuto dei lavoratori del web chiaro e trasparente, in modo da permettere a tutti i lavoratori di essere tutelati e di lavorare regolarmente.

[di Iris Paganessi]

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