lunedì 26 Settembre 2022

Una strage silenziosa: l’amianto in Italia fa almeno 4.400 morti l’anno

È di 4400 morti all’anno circa la stima delle vittime di esposizione all’amianto nel nostro Paese nel periodo tra il 2010 e il 2016: è quanto rivelato da uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), i cui risultati sono stati esposti nell’ambito della celebrazione dei 30 anni dalla legge 257/92 sulla cessazione dell’uso dell’amianto. Ad oggi tuttavia, secondo quanto denunciato dall’Osservatorio Nazionale Amianto, gli interventi messi in campo in Italia non sono ancora sufficientemente incisivi per portare a una rapida e definitiva risoluzione del problema.

Sono trascorsi 30 anni dall’emanazione della legge n.257 del 27 marzo 1992, riguardante le Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto. Secondo i dati elaborati dall’ISS e presentati in occasione dell’evento Amianto e Salute: priorità e prospettive nel trentennale del bando in Italia svoltosi presso il Ministero della Salute, nel periodo tra il 2010 e il 2016 sono 4400 circa le morti in Italia dovute all’esposizione ad amianto. Di queste la maggior parte è rappresentata da uomini, all’incirca 3850, contro i 550 casi di donne. La principale causa di mortalità è rappresentata dal tumore polmonare (2830 casi stimati), seguito da mesotelioma maligno (1515 casi), asbestosi (58 casi) e tumore ovarico (16 casi).

Con la legge del 1992 l’Italia è stata uno dei primi Paesi a vietare l’utilizzo dell’amianto, date le evidenze di effetti negativi sulla salute. Secondo quanto affermato dal ministro della Salute Speranza nel corso dell’incontro, nel mondo “il 75% dei Paesi è ancora privo di regole”. Le conseguenze, tuttavia, si protraggono ancora ad oggi a causa del diffuso uso di amianto nel secondo dopoguerra nel settore edilizio, nei cantieri e in vari ambiti manifatturieri.

Tra gli interventi messi in campo nel nostro Paese vi sono la mappatura e la bonifica dei siti contaminati, l’attivazione di un piano per la sorveglianza epidemiologica nazionale della mortalità per mesotelioma in 8000 comuni italiani e l’attivazione nel 2002 del ReNaM, il Registro Nazionale del Mesotelioma, al fine di censirne i casi sul territorio. Il Registro, attivo presso l’INAIL, opera attraverso i Centri Operativi Regionali e valuta l’incidenza della malattia, indagando anche l’esistenza di eventuali fonti di contaminazione ancora sconosciute.

Tuttavia, secondo quanto denunciato dall’Osservatorio Nazionale Amianto nell’occasione della Giornata mondiale per le vittime di amianto del 2021, in Italia gli interventi non sono effettuati in maniera sufficientemente incisiva. Nel solo 2020 si stima che, complice la pandemia da Covid-19, le vittime da esposizione all’amianto si aggirino intorno alle 7000. L’ONA prevede inoltre “il picco di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate tra il 2025 e il 2030”. Il Piemonte, in particolare, si configura ancora come una delle regioni più colpite in Italia, con il 16% dei casi di mesotelioma dell’intera penisola italiana.

[di Valeria Casolaro]

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2 Commenti

  1. La pericolosità dell’amianto era già nota a fine ottocento, ma ciò non ha impedito ai governi e agli imprenditori di arricchirsi sulle spalle delle persone che si sono ammalate e morte e che continuano a morire. Tutt’oggi se ne infischiano considerando il mesotelioma un “tumore raro” per il quale la ricerca non si prodiga più di quel tanto. Dopo il Piemonte c’è l’Oltrepò Pavese e diverse città portuali Italiane. Nessuno ha pagato e pagherà mai per la sofferenza causata e, purtroppo, non solo in questo caso.

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