venerdì 7 Ottobre 2022

Messico, un labirinto di sofferenza per i migranti in fuga

Ad un anno dall’arrivo di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti, le sponde del Rio Grande – situato tra Messico e Texas – non smettono di raccontare la stessa identica storia. Qui il sogno di migliaia di migranti provenienti dal sud America e dall’America Centrale si infrange, inabissandosi nelle acque del fiume. Gli USA rimangono un miraggio, così come la possibilità di cambiare vita. È reale, invece, la paura, la violenza, la povertà, i disastri ambientali.

La frontiera se li tiene lì, bloccati in uno spazio senza tempo, mentre riecheggiano ancora le promesse di Biden di gestire i flussi migratori in modo diverso da come aveva fatto Trump.
Medici Senza Frontiere, ONG presente sul campo dal 2012 per fornire cure mediche lungo tutta la rotta migratoria, dice che «Deportazioni di massa e politiche di asilo fallimentari continuano a mettere a rischio decine di migliaia di migranti. Nella città di Reynosa, al confine con il Texas, ci sono 18 bagni pubblici disponibili, circa uno per ogni 110 persone».

In un anno – da ottobre 2020 a ottobre 2021, quasi 2 milioni di persone sono state bloccate al confine a causa del programma Migrant Protection Protocols, adottato da Trump ma ancora in vigore. Si tratta di migranti la cui vita è perennemente in un limbo, fatto di incertezze: a causa del protocollo sono costretti a rimanere in Messico nell’attesa che la loro domanda di asilo negli Usa venga accolta (oppure no). È la regola. Come si legge su Altreconomia, secondo Rita Robles di Alianza Americas, il Migrant Protection Protocols «è imposto arbitrariamente da un tribunale statunitense e il Messico non è obbligato ad attivarlo; lo ha accettato perché gli Stati Uniti hanno donato dei vaccini».

E non è finita qua. Chi vuole varcare il confine deve fare i conti con il “Titolo 42”, un’altra politica anti-migranti adottata dall’ex Presidente e che prevede di vietare tutti i viaggi non ritenuti essenziali, per limitare i rischi di contagio. La polizia, invece, se ne serve senza criterio, utilizzandola come “copertura legale” per giustificare espulsioni e respingimenti di massa. La soluzione qual è? Per i migranti spesso è quella di ricorrere ai trafficanti, pagandoli per sperare di aggirare la frontiera. Strategia che – visti i numeri di chi rimane fuori dagli USA – il più delle volte si rivela fallimentare.

D’altronde basta guardare i dati per capire che alla fine non c’è molto di cui sorprendersi. Nel 2021 quasi un milione di persone sono state espulse dagli Stati Uniti e i voli di deportazione sono aumentati del 5% a confronto con l’anno precedente. I migranti vengono riportati nello stesso posto da cui sono scappati. Lo stesso posto in cui non è cambiato nulla da quando hanno tentato la fuga. È rimasta la guerra, è rimasta la fame, sono rimaste le alluvioni. Quel che non c’è più, invece, è la loro vita, impoverita maggiormente dagli investimenti fatti per arrivare in America (con i soldi dati ai trafficanti, ad esempio).

Eppure contro di loro López Obrador, a capo del Messico, ha schierato più soldati che mai, finendo per dar vita ad uno dei più grandi respingimenti degli ultimi tempi. Il Presidente ha fatto scendere in campo 14mila agenti della Guardia Nazionale lungo la frontiera meridionale messicana. Obiettivo? Uno solo, bloccare i migranti, continuando sostanzialmente ad applicare tutte le politiche varate da Trump e che Biden, insieme a tutto il Partito Democratico, aveva bollato come criminali e disumane quando si trovava all’opposizione.

[di Gloria Ferrari]

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1 commento

  1. Una vergogna aggiunta alla vergogna, questo mondo è di tutti e tutti devono beneficiare a maggior ragione di chi ne ha più bisogno.
    La vita è una grande opportunità per tutti e nessuno deve rimanere scoperto almeno dei beni di prima necessità.

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