venerdì 7 Ottobre 2022

Global Gateway: cos’è il piano europeo da 300 mld per la “connettività globale”

Ecco che l’Europa presenta il suo piano per un futuro mondiale migliore: il Global Gateway. Il progetto, finanziato con 300 miliardi di euro e presentato con le solite parole ad effetto per la mediatizzazione pubblica, dovrebbe essere la risposta europea alle strategie globali cinesi, secondo alcuni analisti, mentre secondo altri sarebbe il piano di integrazione globale con la Via della Seta cinese presentata nel 2013. A distanza di sette anni dall’avvio del progetto della Belt and Road Initiative (BRI), e dopo che gli USA hanno presentato il loro Build Back Better World (B3W) e la Gran Bretagna il Clean Green Inititive (CGI), la Commissione europea da il via al programma che vorrebbe portare l’Europa non solo fuori dalla crisi economica, ma rifondarne l’industria sulla base delle nuove tecnologie e le infrastrutture necessarie per la Quarta rivoluzione industriale. La “Porta Globale” dell’Europa col mondo è ovviamente arredata nella retorica dai principi dei diritti umani, della democrazia e dell’uguaglianza che dovranno essere la guida delle relazioni economico-politiche internazionali.

La strategia europea mira a creare una connettività mondiale in ambito digitale, infrastrutturale, energetico, sanitario ed educativo. Dal 2021 al 2027 circa 300 miliardi di euro di denaro pubblico verranno investiti nei settori ritenuti fondamentali e strategici, nella speranza che questo attiri capitali privati per poter creare partnership pubblico-privato. «Il Global Gateway è sinonimo di connessioni sostenibili e affidabili che funzionano per le persone e il pianeta. Contribuirà ad affrontare le sfide globali più urgenti, dalla lotta ai cambiamenti climatici, al miglioramento dei sistemi sanitari e all’aumento della competitività e della sicurezza delle catene di approvvigionamento globali», si legge sul sito della Commissione europea.

«La pandemia di COVID-19 ha dimostrato quanto sia interconnesso il mondo in cui viviamo. Nel contesto della nostra ripresa globale vogliamo ridefinire il nostro modello di connessione mondiale, per poter plasmare più efficacemente il futuro. Il modello europeo prevede di investire sia nelle infrastrutture materiali che in quelle immateriali, di favorire investimenti sostenibili nei settori digitale, climatico ed energetico, nei trasporti, nella sanità, nell’istruzione e nella ricerca nonché in un quadro favorevole che garantisca condizioni di parità. Sosterremo investimenti intelligenti in infrastrutture di qualità, rispettando le più rigorose norme sociali e ambientali, in linea con i valori democratici dell’UE e con le norme e gli standard internazionali. La strategia “Gateway globale” fungerà per l’Europa da fonte d’ispirazione nella costruzione di connessioni più resilienti con il mondo», ha detto Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea.

«Le connessioni tra settori chiave contribuiscono a fare sorgere comunità di interesse condivise e a rendere più resilienti le nostre catene di approvvigionamento. Un’Europa più forte nel mondo comporta un fermo impegno con i nostri partner, impegno saldamente ancorato ai nostri principi fondamentali. Con la strategia “Gateway globale” riaffermiamo la nostra visione che prevede la promozione di una rete di connessioni, che deve essere fondata su standard, norme e regolamenti accettati a livello internazionale al fine di garantire condizioni di parità», sono state le parole di Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Potenziando strumenti economici-finanziari già esistenti, l’Europa punta fermamente su Africa, Sud America e anche Asia, specificando che ogni progetto che costituirà la rete globale degli investimenti europei dovrà essere in linea con i principi ecologici e gli standard ambientali del Vecchio continente, oltre che essere condizionati dal rispetto dei diritti umani e dei principi democratici dei paesi con cui verranno perfezionati accordi. Difficile capire come ciò possa essere concluso con moltissimi paesi dei continenti citati, senza contare che spesso sono proprio i paesi europei a non rispettare tali principi, anche a casa propria.

Per il “nuovo” modello di sviluppo europeo e occidentale, la “crisi pandemica” è stata un acceleratore di movimenti già in atto; in altre parole, il Sars-Cov2 è stato un detonatore di cambiamenti economici, sociali e politici già in divenire da tempo. È la burrasca di Schumpeter, lo schöpferische Zerstörung, la distruzione creativa che Draghi ha apertamente previsto per l’Europa e per l’Italia nel dicembre dello scorso anno quando, l’ex banchiere centrale dell’Unione, parlava in qualità di membro senior del Gruppo dei 30, un circolo elitario globalista formato da economisti e intellettuali, che pubblicava in quel periodo il rapporto dal titolo Reviving and Restructuring the Corporate Sector Post-Covid: Designing Public Policy Interventions.

[di Michele Manfrin]

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