sabato 10 Dicembre 2022

Variante Omicron: è giustificato il panico mediatico? Cosa dicono i dati

Prima del Covid-19 le varianti dell’influenza venivano indicate con le sigle dei Paesi dove le intercettavano. Poi per evitare l’effetto-stigma si è passati all’alfabeto greco. Così abbiamo cominciato con alfa, beta, gamma, delta. E per chi non lo sapesse – perché non se ne è quasi parlato per niente, ci sono anche le varianti Lambda, Epsilon e Mu. Queste ultime, l’OMS, le classifica come “di preoccupazione” non “di interesse” come le altre; ritenendole meno pericolose. E ora è arrivata Omicron. Ma si sarebbe dovuta chiamare “Nu” o “Xi” stando all’alfabeto greco. Solo che “Nu” – ha detto la portavoce dell’OMS, Margaret Harris – avrebbe mandato in confusione gli anglofoni perché somiglia troppo a “new”, nuovo. E “Xi” somiglia troppo a un cognome cinese molto diffuso. Ma anche, guarda caso, a quello del Presidente Xi Jinping. L’OMS, come si nota, si preoccupa anche di tante “varianti” accessorie di questo virus.

Da dove arriva la variante?

Omicron sta mandando in crisi buona parte della classe dirigente nazionale e internazionale. La presidente della Commissione UE, von der Leyen ha detto che «considerano la variante in maniera molto seria» e che «i vaccini devono essere subito aggiornati». La prossima settimana è anche convocato un Consiglio europeo dei ministri della Salute «per raggiungere un accordo politico su un regolamento relativo a un quadro di contromisure mediche in caso di emergenza». Dichiarazioni al limite del panico anche da quasi tutti i Paesi europei tanto che dal Sudafrica, il ministro della salute, Joe Phaahla, sentitosi sotto accusa, ha reagito stigmatizzando le restrizioni ai viaggi imposte al suo Paese: «La reazione dei paesi all’imposizione di divieti di viaggio – ha detto in una conferenza stampa – è completamente contraria alle norme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità». Anche perché è stato il Sudafrica ad avvertire l’OMS della nuova variante, ma Omicron in realtà è stata identificata in vari paesi e il sistema GISAID la classifica comparsa ad Hong Kong e l’OMS a “Multiple countries” (diversi Paesi). Dunque perché prendersela solo col Sudafrica?

Classificazione e origini delle varianti Covid (fonte OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità)

Una variante più pericolosa?

E quanto pericolosa è, in effetti, questa ennesima variante Covid? Non è dato saperlo. Non ci sono studi e per il momento tutti i media internazionali si sono concentrati sulle dichiarazioni della dottoressa Angelique Coetzee, presidente della South African Medical Association (SAMA). In sostanza la dottoressa ha detto, contemperando quanto riportano da The Guardian e Telegraph, che «La nuova variante Omicron del coronavirus provoca una malattia leggera senza sintomi importanti», ma ha anche detto: «Quello di cui dobbiamo preoccuparci ora è che quando le persone più anziane e non vaccinate saranno infettate dalla nuova variante, e se non saranno vaccinate, vedremo molte persone con una grave [forma della] malattia». C’è chi si è fermato alla prima frase, per minimizzare. E chi ha aggiunto la seconda, per riequilibrare. La dottoressa, ieri, ha rilasciato una lunga intervista alla SABC News niente affatto equivocabile. «Esortiamo tutti a vaccinarsi», ha ribadito più volte.

Casi finora registrati della variante Omicron

Intanto il Technical Advisory Group dell’OMS, convocato il 26 novembre scorso, riguardo Omicron (B.1.1.529, così taggata) ha datato il 9 novembre quale giorno del primo campione intercettato in Sudafrica. E tra le sue raccomandazioni c’è sempre la richiesta di inviare sequenze complete del genoma e metadati al database pubblico GISAID. La piattaforma internazionale ideata nel 2006 e lanciata nel 2008 in occasione della 62esima Assemblea Mondiale della Sanità per condividere le informazioni sull’influenza. Fu l’influenza aviaria a dare il colpo di avvio all’iniziativa e ora GISAID è una raccolta dati che sintetizza anche le informazioni sulle varianti. Questa è la seconda che viene intercettata in Sudafrica, lo è stata anche Beta, e finora su un totale di 137 persone ammalate con Omicron oltre il 98% sono in Sudafrica e Botswana. Se è vero che non ci sono dati approfonditi sui tempi di trasmissione è anche vero che ci sono le analogie con la variante Beta, anche quella attribuita al sudafricana e che ha impiegato sei mesi per diffondersi.

Le direttrici accertate della diffusione della variante Omicron

Ancora se ne sa pochissimo

Le varianti che preoccupano di più gli esperti dell’OMS e dell’ECDC sono le cosiddette Varianti VOC = variants of concern. Il TAG dell’OMS – che tra l’altro ha la vice presidente sudafricana – ha consigliato di classificare Omicron come una “voc”, ma sono ancora in corso test di laboratorio per valutare gli impatti funzionali di queste mutazioni. L’OMS ieri scriveva che “Non è ancora chiaro se l’infezione da Omicron causi una malattia più grave rispetto alle infezioni con altre varianti, inclusa Delta. I dati preliminari suggeriscono che ci sono tassi crescenti di ospedalizzazione in Sud Africa, ma ciò potrebbe essere dovuto all’aumento del numero complessivo di persone infettate, piuttosto che a un’infezione specifica con Omicron”. Valutazione condivisa dal Network for Genomics Surveillance del Sudafrica, che raccoglie le maggiori Università del Paese e che scrive: “sebbene il lignaggio B.1.1.529 (Omicron) condivida alcune mutazioni comuni con le varianti C.1.2, Beta e Delta, ha anche un numero di mutazioni aggiuntive. Al momento, il lignaggio B.1.1.529 è relativamente distinto dalle varianti C.1.2, Beta e Delta e ha un diverso percorso evolutivo”. E ancora: “Attualmente non sono stati riportati sintomi insoliti a seguito dell’infezione con la variante B.1.1.529 e come con altre varianti alcuni individui sono asintomatici” aggiungendo che occorre “essere cauti sulle implicazioni, mentre si raccolgono altri dati”. Insomma non è tutto così bianco o nero. E’ probabile che si alimenti una certa isteria collettiva con restrizioni e dichiarazioni non proprio ponderate.

Quanto ai numeri sembra che i casi rilevati e la percentuale di risultati positivi stanno entrambi aumentando, in particolare nel Gauteng, nel nord-ovest e nel Limpopo, ma la dottoressa Michelle Groome, capo della divisione di sorveglianza della salute pubblica presso il NICD, si è limitata a consigliare che “le persone dovrebbero essere vaccinate, indossare maschere, praticare una sana igiene delle mani, mantenere le distanze sociali e riunirsi in spazi ben ventilati”. Le infezioni segnalate inizialmente erano tra gli studenti universitari, individui più giovani che tendono ad avere una malattia più lieve, ma la comprensione del livello di gravità della variante Omicron richiederà da giorni a diverse settimane. Intanto l’OMS ritiene che “potrebbe esserci un aumento del rischio di reinfezione con questa ultima variante (cioè, le persone che hanno precedentemente avuto COVID-19 potrebbero essere reinfettate più facilmente con Omicron), rispetto ad altre”. Ma subito aggiunge che “le informazioni sono limitate.”

Infografica a cura di AFW

Intanto, alle singole persone, anche l’OMS consiglia quello che consigliava, ormai, due anni fa, prima di tutte queste varianti e prima dei vaccini: “mantenere una distanza fisica di almeno 1 metro dagli altri; indossare una maschera ben aderente; finestre aperte per migliorare la ventilazione; evitare spazi poco ventilati o affollati; tenere le mani pulite; tossire o starnutire in un gomito piegato o in un fazzoletto; e farsi vaccinare.” E siamo punto e a capo. Chi non è punto è a capo sono le aziende produttrici del vaccino le cui quotazioni venerdì sono nuovamente andate in salita. Pfizer e Moderna infatti hanno già annunciato di essere al lavoro su un nuovo antidoto calibrato sulla variante. E, particolare non ancora smentito, nei contratti di acquisto stipulati dai Paesi c’è una clausola di revisione del prezzo della dose, verso l’alto, per ogni variante aggiunta. E l’alfabeto greco di lettere ne ha 24. 

[di Antonio Gesualdi]

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