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venerdì 22 Ottobre 2021

Oltre 1.400 Comuni stanno cercando di boicottare il referendum sulla cannabis

Oltre mille e quattrocento Comuni italiani non hanno ancora spedito i certificati elettorali necessari per validare le firme in favore del referendum per la depenalizzazione della cannabis. I Comuni, a norma di legge, avevano 48 ore di tempo per farlo ma alla scadenza del termine erano stati spediti solo 150.000 certificati a fronte di 580.000 firme raccolte. Durissimo il comunicato del Comitato promotore del referendum che parla di “boicottaggio della volontà popolare” e si appella al presidente Mattarella affinché la il diritto dei cittadini ad esprimersi venga garantito, mentre diversi esponenti della galassia radicale hanno iniziato questa mattina uno sciopero della fame a oltranza.

«Abbiamo ricevuto 37.500 Pec dai comuni con allegati 150.000 certificati. A venerdì sera, 1.400 amministrazioni comunali non hanno risposto del tutto. Altre non hanno rispettato le 48 ore previste dalla legge, ormai diventate 96, e hanno inviato in ritardo certificazioni d’iscrizione nelle liste elettorali delle oltre 580.000 firme raccolte online in modo parziale», ha dichiarato Marco Perduca, dell’Associazione Luca Coscioni e Presidente del Comitato promotore, sul cui sito internet è stata pubblicata la lista dei Comuni reticenti, accusati di voler impedire ai cittadini italiani di esprimersi sul tema tramite il voto. Le firme vanno infatti depositate entro il 30 settembre presso la Corte Costituzionale, e senza le certificazioni in possesso dei Comuni questo non sarà possibile.

In meno di una settimana il Comitato promotore era riuscito a raggiungere e superare il mezzo milione di firme necessarie per depositare il referendum di iniziativa popolare.  Una testimonianza della grande attenzione pubblica sul tema e della volontà crescente di spronare la politica ad adottare provvedimenti volti a modificare l’impianto proibizionista della legge italiana sulle droghe. Il quesito referendario si pone tre obiettivi: l’eliminazione del reato di coltivazione a scopo di esclusivo consumo personale; la rimozione delle pene detentive per detenzione e produzione a scopo di consumo personale; l’annullamento della sanzione amministrativa che prevede il ritiro della patente per coloro in possesso della sostanza, mantenendola solo per chi viene trovato effettivamente alla guida in stato di alterazione psicofisica. Entro il 10 febbraio 2022 la Corte Costituzionale dovrebbe valutarne l’ammissibilità, sempre che i Comuni consegnino in tempo i certificati rispettando quanto prevede la legge.

 

 

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2 Commenti

  1. Non entro nel merito della questione se sia lecito o no legalizzare una sostanza/droga/farmaco, ma quello che mi preoccupa è vedere che ormai nessuna amministrazione dello Stato si salva. Il governo fa quello che vuole, i Comuni addirittura non rispettano le leggi. Ogni giorno abbiamo nuovi segnali di questa deriva autoritaria: stiamo tornando al feudalesimo, quando il signorotto di turno faceva il bello e il cattivo tempo. Ora anche i sindaci violano le leggi impedendo che le procedure vengano applicate. Mi sto vergognando ogni giorno di più di essere italiana.

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