In India il movimento “degli scarafaggi” fa tremare il potere

Dopo settimane di cortei, presidi e scioperi della fame, il “Partito degli scarafaggi” ha ottenuto le dimissioni di Dharmendra Pradhan, ministro dell’Istruzione indiano, considerato il volto di un sistema scolastico inefficiente e corrotto. Il movimento — nato dopo che il presidente della Corte Suprema aveva accusato di lassismo i giovani disoccupati definendoli “scarafaggi” — ha macinato consensi, mettendo in piedi una mobilitazione sempre più organizzata. Al punto da far tremare il governo guidato da Narendra Modi, accusato dai manifestanti di aver intrapreso una deriva autoritaria. Nel tentativo di reprimere le proteste, Modi ha conferito poteri straordinari alla polizia, salvo poi scendere a compromessi con il movimento. Di fronte alla vittoria politica, e all’annuncio delle riforme, il movimento studentesco ha sospeso le proteste, dicendosi comunque pronto a tornare in piazza in caso di necessità.

Era nato per gioco, come risposta ironica alle provocazioni del mondo giudiziario, in un Paese dove i giovani istruiti fanno fatica ad accedere al mondo del lavoro. In poche settimane il “Partito degli scarafaggi” ha macinato consensi, mettendo nel mirino proprio la disoccupazione e il funzionamento del sistema educativo. Il movimento ha dato forma e struttura alle proteste spontanee degli studenti, scoppiate a maggio a seguito dell’annullamento dei test di ingresso per la facoltà di medicina, una delle prove più attese e selettive del mondo accademico indiano. Il governo ha sospeso l’esito della prova, riprogrammandola poi per il mese successivo, a causa di una compravendita delle risposte che ha portato all’arresto di 13 persone con l’accusa di frode. Appresa la notizia dell’annullamento, diversi ragazzi che avevano sostenuto il test ed erano sicuri di averlo superato si sono tolti la vita. La prova richiede una preparazione di mesi, se non anni, il che si traduce spesso in indebitamenti per le famiglie e quindi in un enorme peso sociale per i ragazzi.

Le proteste giovanili sono andate avanti per le settimane successive, concentrandosi soprattutto nella capitale Nuova Delhi e nei centri maggiori, come Mumbai e Calcutta. Di fronte agli insulti provenienti dai banchi della Corte Suprema, ha preso vita il movimento degli scarafaggi, che ha organizzato proteste via via più partecipate. Sin dall’inizio sono state chieste le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, considerato a capo di un sistema inefficiente, con gravi problemi di corruzione, come dimostrato dal recente caso dei test di medicina. I posti in facoltà sono circa 150mila, a fronte dei due milioni e mezzo di richieste. La disoccupazione giovanile è di per sé un tema, che si aggrava per i ragazzi con un livello di istruzione relativamente elevato, come un diploma di scuola secondaria superiore o una laurea. Per loro, la disoccupazione raggiunge tassi del 40%, trainati dalla carenza di posti qualificati disponibili.

La disoccupazione, la precarietà e un sistema scolastico da riformare sono le grandi questioni portate in piazza dai giovani indiani in questi mesi, cui si è aggiunto in corsa l’autoritarismo di Narendra Modi. Il 20 luglio scorso un corteo di migliaia di studenti ha attraversato Nuova Delhi, con l’obiettivo di raggiungere il Parlamento. Sulla loro strada hanno però trovato gli agenti in tenuta antisommossa, che hanno disperso la folla a suon di idranti e manganelli. Oltre 180 ragazzi sono stati feriti nelle cariche, decine gli arresti. La repressione statale ha portato a una riorganizzazione del movimento, che ha deciso di puntare sui presidi, e dunque su manifestazioni statiche, piuttosto che sui cortei. La sostanza non è cambiata e il consenso verso la causa è continuato a crescere, in un Paese dove l’età media è di 29 anni (vent’anni in meno rispetto all’Italia).

Il governo, che aveva concesso poteri straordinari alla polizia confidando nella repressione della protesta, è dovuto scendere a compromessi con i manifestanti: prima l’istituzione di tribunali speciali «per punire in modo rapido e severo i protagonisti della fuga di dati sui test di medicina», come dichiarato da Modi, poi il risarcimento alle famiglie degli studenti morti suicidi, infine le dimissioni di Pradhan. Nelle scorse ore il premier indiano è tornato sulla questione, annunciando l’istituzione di una commissione indipendente che avrà il compito di riformare l’attuale sistema dei test di ingresso alle università. Di fronte a queste vittorie politiche — che assumono ancor più valore se si considera la generale impermeabilità del sistema alle richieste dal basso — ha avuto la meglio la linea più moderata tra gli “scarafaggi”: il movimento ha deciso di sospendere le proteste, dicendosi comunque pronto a ritornare in piazza nel caso in cui gli interventi promessi si rivelassero vuoti.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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