Nonostante le sanzioni, l’UE continua a importare materie prime strategiche dalla Russia

Quasi 3.900 tonnellate di terre rare acquistate dalla Russia nel 2025, per un valore superiore ai 10,7 milioni di euro. Mentre Buxelles lavora all’approvazione del ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca e ribadisce la necessità di ridurre ogni dipendenza economica dal Cremlino, i dati di Eurostat mostrano che la Federazione russa resta il secondo fornitore europeo di questi materiali strategici, dopo la Cina. Le importazioni riguardano elementi indispensabili per la produzione di batterie, componenti elettronici, magneti permanenti, turbine eoliche, veicoli elettrici e sistemi militari. La loro disponibilità è considerata essenziale sia per la transizione energetica sia per lo sviluppo dell’industria tecnologica e della difesa. Per questo motivo, le terre rare non sono mai finite al centro delle misure restrittive adottate dall’UE.

Secondo i dati diffusi da Eurostat, nel 2025 l’Unione europea ha importato complessivamente circa 15.100 tonnellate di terre rare, con un incremento del 17,1% rispetto all’anno precedente. La Cina continua a rappresentare il principale fornitore, coprendo quasi la metà delle importazioni europee, mentre la Russia mantiene la quota del 25,9%, davanti alla Malesia. La fotografia dei flussi commerciali evidenzia come Bruxelles continui a dipendere in misura significativa da fornitori esterni per materie prime considerate critiche. Una dipendenza che la stessa Commissione europea ha riconosciuto negli ultimi anni, promuovendo il Critical Raw Materials Act con l’obiettivo di diversificare gli approvvigionamenti, aumentare l’estrazione all’interno dell’Unione e sviluppare filiere europee per la raffinazione e il riciclo.

Le importazioni di terre rare dalla Russia si inseriscono in una dinamica già osservata in altri settori strategici. Anche sul fronte energetico, infatti, l’Unione europea ha continuato per anni ad acquistare gas russo dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Secondo la Commissione europea, la quota del gas russo sulle importazioni complessive dell’UE è passata dal 45% del 2021 al 12% nel 2025, ma le forniture non si sono mai interrotte. Lo scorso anno gli Stati membri hanno importato ancora 36 miliardi di metri cubi di gas russo, insieme a 9,7 milioni di tonnellate di petrolio greggio e a quasi 2.900 tonnellate di uranio in forma arricchita o di combustibile nucleare provenienti dalla Federazione Russa. Le importazioni via gasdotto si sono progressivamente ridotte, mentre quelle di gas naturale liquefatto (GNL) hanno continuato a rappresentare una voce rilevante degli acquisti europei. Nel primo trimestre del 2026, le importazioni europee di gas naturale liquefatto dalla penisola siberiana di Jamal sono aumentate del 17% rispetto al medesimo periodo nel 2025, raggiungendo i 5 milioni di tonnellate. Con il regolamento REPowerEU, approvato il 2 dicembre 2025 ed entrato in vigore nel 2026, Bruxelles punta a eliminare le importazioni di GNL russo entro la fine di quest’anno e quelle di gas via gasdotto entro il 30 novembre 2027, mentre per petrolio e nucleare resta l’obiettivo di una progressiva diversificazione delle forniture. Le terre rare seguono oggi una logica analoga: rientrano tra le materie prime considerate critiche per l’industria europea e, in assenza di alternative sufficienti nel breve periodo, continuano a essere acquistate anche dalla Russia.

L’andamento degli ultimi anni conferma questa continuità: l’evoluzione delle importazioni mostra un ridimensionamento degli acquisti, ma non una loro interruzione. Nel 2022, primo anno della guerra, l’Unione europea aveva acquistato terre rare russe per oltre 33 milioni di euro. Il valore delle forniture è poi sceso a circa 15,7 milioni nel 2023 e a 9,6 milioni nel 2024, per tornare sopra i 10,7 milioni nel 2025. Più contenuta la riduzione delle quantità, passate da oltre 4.500 tonnellate a quasi 3.900. Nel frattempo, il regime sanzionatorio europeo si è ampliato fino a comprendere numerosi settori dell’economia russa, dalla finanza all’energia, dall’industria alla tecnologia, senza però includere le terre rare. La loro esclusione riflette la difficoltà dell’Europa nel sostituire, almeno nel breve periodo, forniture considerate essenziali per filiere strategiche come quelle dell’elettronica, della transizione energetica e della difesa. È proprio per ridurre questa vulnerabilità che l’Unione ha varato il Critical Raw Materials Act, con l’obiettivo di incrementare estrazione, raffinazione e riciclo all’interno del mercato europeo. Si tratta, però, di un percorso graduale, destinato a richiedere anni, durante i quali la dipendenza da fornitori esterni continuerà inevitabilmente a condizionare le scelte commerciali dell’Unione.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.

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