mercoledì 1 Aprile 2026

Israele ha dichiarato che distruggerà tutte le case libanesi vicino al suo confine

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato ieri che Israele distruggerà tutte le case nei villaggi libanesi vicino al confine, con l’obiettivo di istituire una zona cuscinetto nel Libano meridionale, sulla quale manterrà il controllo una volta cessate le operazioni di guerra. «Al termine dell’operazione, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) istituiranno una zona di sicurezza all’interno del Libano, una linea di difesa contro i missili anticarro, e manterranno il controllo della sicurezza sull’intera area fino al fiume Litani, compresi i restanti ponti sul Litani», ha dichiarato Katz, aggiungendo che «Tutte le case nei villaggi vicino al confine libanese saranno distrutte, secondo il modello utilizzato a Rafah e Beit Hanoun a Gaza, al fine di eliminare definitivamente le minacce che incombono sugli abitanti del nord in prossimità del confine». La ministra degli affari sociali libanese Haneen Sayed ha definito il piano un’«appropriazione di terre», spiegando che l’operazione di terra israeliana «sta aggravando il rischio che i libanesi rimangano intrappolati in una condizione di sfollamento a lungo termine».

La crisi umanitaria in Libano è allarmante e rischia di aggravarsi dal momento che il ministro della Difesa dello Stato ebraico ha fatto sapere che a 600.000 persone fuggite dal sud del Libano non sarà permesso di tornare a casa finché il nord di Israele non sarà considerato sicuro. Da quando lo scorso 2 marzo sono riprese le ostilità tra Libano e Israele, più di 1,2 milioni di persone sono state sfollate e altre 1.200 sono state uccise in Libano. È chiara la volontà di Israele di ampliare il territorio con il controllo dell’area compresa tra il fiume Litani e il confine israeliano, corrispondente a quasi un decimo del territorio libanese. Israele aveva già annunciato l’intenzione di creare una cosiddetta «zona cuscinetto» lo scorso 24 marzo, quando il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich aveva affermato che «L’attuale guerra in Libano deve concludersi con un cambiamento radicale, che vada oltre la sconfitta del gruppo terroristico Hezbollah» dicendo chiaramente che «Il fiume Litani deve essere il nostro nuovo confine con lo Stato libanese […]». Dichiarazioni che hanno allarmato anche il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric, secondo il quale «Questa è l’ultima cosa che il popolo libanese del sud vorrebbe vedere». Da parte loro, i Paesi europei hanno esortato Israele a evitare un’ulteriore escalation, mentre il primo ministro canadese Mark Carney ha affermato che l’occupazione israeliana del territorio libanese costituisce una «violazione della sovranità territoriale, quindi la condanniamo».

Il professore di diritto alla Stanford Law School, Tom Dannenbaum, ha spiegato all’agenzia di stampa Reuters che le leggi di guerra richiedono che qualsiasi demolizione controllata di abitazioni sia giustificata da «assoluta necessità militare», e che distruggere tutte le case vicino al confine non soddisferebbe tale criterio. «La distruzione non necessaria di proprietà può essere considerata un crimine di guerra», ha chiarito. Inoltre, ha aggiunto che le dichiarazioni di Katz, che impediscono ai residenti di tornare a casa, «indicano chiaramente una politica illegale di sfollamento a lungo termine o permanente». Da parte sua, l’esercito israeliano ha motivato la decisione di demolire le abitazioni libanesi sostenendo che all’interno ci sarebbero armi del gruppo sciita Hezbollah, ma non ha portato alcuna prova a sostegno delle sue dichiarazioni.

La guerra sul fronte libanese si è riaccesa quando Hezbollah (letteralmente “Partito di Dio”) – l’organizzazione paramilitare sciita facente parte del cosiddetto “asse della resistenza” sostenuto dall’Iran – ha deciso di schierarsi apertamente con Teheran e di vendicare l’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei. Il 2 marzo il gruppo ha dunque lanciato una raffica di razzi e droni verso il nord di Israele, affermando di agire per vendicare l’assassinio di Khamenei e gli attacchi quasi quotidiani di Israele contro il Libano. Israele ha risposto colpendo i sobborghi meridionali di Beirut con attacchi violenti e emettendo avvisi di evacuazione per più di 50 città, costringendo decine di migliaia di persone a lasciare le proprie case. Israele sembra ora voler approfittare della situazione per estendere illegalmente i suoi territori.

Fin dal 1967 Israele occupa illegalmente diversi territori confinanti, tra cui la Cisgiordania, Gerusalemme est e le Alture del Golan sottratte alla Siria. Tali annessioni illegali violano diverse risoluzioni delle Nazioni Unite, quali la risoluzione 478 del 1980 che condanna l’annessione di Gerusalemme Est, dichiarando illegale lo spostamento delle ambasciate, la risoluzione 2334 del 2016, la quale afferma che la costruzione di colonie israeliane nei territori palestinesi occupati dal 1967 (inclusa Gerusalemme Est) non ha validità legale e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale. Tra le altre, la risoluzione 497 del 1981, adottata all’unanimità, dichiara illegale l’estensione delle leggi, della giurisdizione e dell’amministrazione israeliana sulle alture del Golan. Israele sembra ora intenzionata ad annettere una parte di territorio libanese, ampliando così ulteriormente i suoi confini, mentre la sua decisione di radere al suolo le case della popolazione libanese del sud potrebbe costituire l’ennesimo crimine di guerra.

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.

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2 Commenti

  1. E allora? Tra un po’ ci sarà l’ennesima risoluzione Onu di condanna che chiederà il ritiro di Israele che se ne infischierà, al pari di tutte le precedenti. Tanto sono ottanta e passa anni che Israele e le bande terroriste da cui è sorto (Haganah, Irgun, Lehi e via citando) godono della totale impunità. Israele serve all’Occidente collettivo come gendarme nella regione e di conseguenza viene armato e sostenuto in tutti i modi.
    Come scriveva Marx bisogna passare dall’arma della critica alla critica delle armi ma chi rischierà i propri militari per cacciare i coloni invasori? I sionisti adesso ammazzano pure i soldati dell’Unifil.
    L’ultima residua speranza risiede nei missili ipersonici iraniani. Ma dubito che riescano a eliminare il cancro sionista.

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