martedì 31 Marzo 2026

Cosa sappiamo del presunto divieto all’uso della base di Sigonella ai velivoli americani

Da questa mattina tutti i giornali italiani stanno riportando indiscriminatamente – senza alcun lavoro di verifica – la notizia per cui l’Italia avrebbe impedito agli USA l’utilizzo delle proprie basi aeree per condurre operazioni nella guerra in Asia Occidentale. I titoli paiono senza possibilità di appello: l’Italia avrebbe rizzato la schiena e detto no al coinvolgimento nella guerra israelo-statunitense contro Teheran. Tale versione inizia a stridere a partire dai contenuti dei medesimi articoli: a venire negato sarebbe stato – in un solo caso – l’uso della base di Sigonella per un’operazione di bombardamento, non il transito di tutti gli aerei. Nel pomeriggio, dopo piogge di richiami alla “Crisi di Sigonella” tra Craxi e Reagan e complotti su presunte frizioni tra Italia e USA, è intervenuto Crosetto, smentendo le ricostruzioni mediatiche: «Le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato», ha detto il ministro, senza tuttavia specificare se negli scorsi giorni sarebbe davvero stato negato l’atterraggio di bombardieri USA in Sicilia.

La notizia secondo la quale l’Italia avrebbe negato agli USA di utilizzare le proprie basi è stata riportata inizialmente dal Corriere della Sera: secondo il quotidiano, una squadra di bombardieri USA avrebbe provato ad atterrare a Sigonella senza consultare preventivamente il ministero; il piano di volo avrebbe previsto l’atterraggio in Sicilia e la ripartenza dalla medesima base verso l’Asia Occidentale, e sarebbe stato comunicato solo mentre i velivoli si trovavano in viaggio. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano avrebbe dunque negato agli aerei di atterrare, poiché privi delle dovute autorizzazioni: secondo gli accordi vigenti, pubblicati solo in parte, gli USA non possono avviare “operazioni cinetiche” (i bombardamenti) a partire dalle basi italiane senza ricevere l’autorizzazione del governo, che, tuttavia, dovrebbe prima passare dal Parlamento. Ad aggiungere dettagli è arrivata La Repubblica, che sostiene che l’episodio, confermato da fonti di governo, sarebbe avvenuto lo scorso venerdì.

La rotta percorsa da un aereo Lockheed KC-130T Hercules (adibito al supporto logistico e al trasporto di truppe o carico) della Marina USA lo scorso 29 marzo. Immagine tratta dal sito di monitoraggio aereo AirNav.

Dopo l’uscita dell’articolo del Corriere, la stragrande maggioranza dei media ne ha ripreso il contenuto dandolo per certo, appiccicandogli titoli fuorvianti, come a suggerire che il divieto sarebbe stato esteso a tutte le operazioni e gli aerei statunitensi. Per smentire tale quadro sarebbe bastato consultare qualche sito di monitoraggio aereo, su cui appare evidente che gli USA non abbiano mai smesso di utilizzare le basi italiane per condurre le proprie operazioni in Asia Occidentale: dalla piattaforma AirNav, si può notare che negli scorsi giorni la base di Sigonella è stata utilizzata per più missioni statunitensi verso la base di Souda, a Creta, da tanti considerata uno dei più importanti centri logistici degli USA per le operazioni nella regione del Mediterraneo Orientale; da Sigonella è inoltre partito un aereo della Marina USA verso l’aeroporto di Yanbu, in Arabia Saudita; in generale, la base sta venendo utilizzata dagli USA sin dai primi giorni di guerra.

Dopo una mattinata di articoli su una possibile crisi diplomatica tra Italia e USA, e continui richiami alla “Crisi di Sigonella” del 1985, lo scontro diplomatico tra Washington e Roma scoppiato dopo il dirottamento della nave Achille Lauro da parte di quattro membri del Fronte per la Liberazione per la Palestina, a fornire la smentita finale è arrivato Crosetto, con un post sul social X in cui ha precisato che non vi è stata alcuna decisione di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA: «Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Terzium non datur». Allo stesso modo, ha affermato Crosetto, non ci sarebbe stato «alcun raffreddamento o tensione con gli USA». Alla comunicazione di Crosetto è seguita una nota di Palazzo Chigi, che ribadisce quanto comunicato dal ministro. Né la nota del Governo, né Crosetto hanno menzionato il presunto caso di venerdì, che al momento resta dunque una indiscrezione mediatica. Tanto le informazioni fornite dai siti monitoraggio, quanto le note di ministro della Difesa ed esecutivo, insomma, confermano che le operazioni logistiche e di supporto operative degli Stati Uniti nelle basi italiane non si sono mai fermate, e che, anzi, vanno avanti da oltre un mese.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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