lunedì 30 Marzo 2026

Effetto referendum: anche i magistrati francesi chiedono di essere autonomi dal governo

La vittoria del «No» al referendum costituzionale sulla giustizia in Italia, che ha respinto la riforma della separazione delle carriere tra giudici e pm promossa dal governo Meloni, ha fatto registrare conseguenze dirette anche oltralpe. All’esito della tornata referendaria, infatti, il Consiglio superiore della magistratura francese ha pubblicato un comunicato in cui, prendendo atto di quanto accaduto nel nostro Paese, ha lanciato un appello al presidente Emmanuel Macron e al governo affinché siano finalmente realizzate le riforme necessarie a garantire maggiore indipendenza della magistratura transalpina dal potere esecutivo. L’organo di autogoverno dei giudici francesi rivendica da tempo questa battaglia, a cui il voto italiano sembra avere impresso un nuovo slancio.

«Il Consiglio superiore della magistratura desidera riaffermare il proprio profondo attaccamento all’unità del corpo giudiziario, che riunisce giudici e pubblici ministeri in una cultura comune fondata su uno stesso statuto, una formazione unica e una deontologia condivisa, garantendo ai cittadini una giustizia indipendente e imparziale, dalla fase delle indagini fino al giudizio», si legge nella nota del CSM francese, diramata nella giornata del 27 marzo. In Francia, il corpo giudiziario conta al suo interno due formazioni: quella dei magistrats du siège (giudicanti) e quella dei magistrats du parquet (requirenti). Se le modalità di reclutamento e formazione sono identiche per entrambe le categorie, esse differiscono in quanto a status giuridico e garanzie. I magistrati giudicanti godono del principio di inamovibilità e sono indipendenti dal potere esecutivo; al contrario, i magistrati requirenti sono subordinati dal punto di vista gerarchico al ministro della Giustizia, che decide in maniera discrezionale i loro trasferimenti e orienta la loro azione.

Il CSM francese parte proprio dal risultato del referendum in Italia per sostenere che, in una cornice di crescente attenzione all’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, sia opportuno che anche la Francia metta mano a riforme per ovviare a determinate carenze strutturali. A questo proposito, l’organo auspica «la realizzazione della riforma dello status del pubblico ministero prevista dal progetto di legge costituzionale relativo alla riforma del Consiglio superiore della magistratura, adottato il 26 aprile 2016 da entrambe le Camere del Parlamento»: un provvedimento che prevede come le nomine dei magistrati del pubblico ministero proposte dal Ministro della giustizia «siano sottoposte a un parere vincolante del Consiglio (attualmente il parere è solo consultivo)» e che «la sezione del Consiglio competente per i magistrati del pubblico ministero deliberi come organo disciplinare e non più soltanto come organo consultivo in materia disciplinare».

Almeno dal 2000, il Consiglio d’Europa suggerisce di favorire cultura comune tra giudici e Pm, non impedendo il passaggio tra le funzioni. Nella primavera del 2024, in seguito al via libera da parte del Consiglio dei ministri italiano al disegno legge sulla separazione delle carriere dei magistrati, l’Associazione europea dei giudici (European association of judges, Eaj) ha parlato dei progetti di legge costituzionali del governo Meloni come di un «grave attacco all’indipendenza della magistratura», capace di «minare l’attuale equilibrio di poteri esistenti in Italia». A ogni modo, almeno per ora, tale pericolo è stato sventato: il referendum sulla separazione delle carriere si è schiantato contro il muro della volontà popolare, che ha bocciato la riforma con il 53,7% dei NO.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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