«La solidarietà non è un crimine»: così alcuni attivisti del Nuestra América Convoy, la Flotilla internazionale per Cuba, hanno annunciato di essere stati arrestati e interrogati. Gli attivisti avevano raggiunto L’Avana via nave e via aereo, consegnando tonnellate di aiuti umanitari tra pannelli solari, biciclette, cibo e medicine. La missione umanitaria è stata lanciata in risposta al rinnovato embargo statunitense su Cuba, con lo scopo di rompere l’assedio sull’isola, che ha innescato una grave crisi energetica nel Paese. Al rientro nei propri Paesi, alcuni di loro sono stati fermati negli aeroporti di Miami e di Panama e interrogati per ore dalle autorità, prima di essere rilasciati.
A Panama è stato fermato Thiago Avila, attivista noto per la partecipazione alla missione della Global Sumud Flotilla, che aveva cercato di consegnare aiuti umanitari a Gaza prima che l’intero equipaggio (oltre quattrocento persone) fosse sequestrato dall’esercito israeliano. Proprio il team di comunicazione dell’attivista aveva fatto sapere sui social che Avila era stato arrestato e interrogato per sei ore nell’aeroporto di Panama, mentre la stessa cosa era successa ad oltre una dozzina di membri del convoglio a Miami. “Nessuna spiegazione per ore, nessuna trasparenza e nessun rispetto per un’azione umanitaria” denuncia il suo team sui social, aggiungendo: “non possiamo normalizzare l’intimidazione di chi lotta per giustizia, diritti umani e dignità”. Katie Halper, altra attivista arrestata e trattenuta a Miami, ha scritto sui propri social “Non inviatemi messaggi di testo, su Signal, su WhatsApp e non ditemi nulla al telefono in questo momento che non vorreste che il governo vedesse”, come a suggerire che il poprio telefono sia stato messo sotto controllo dal governo USA. Gli attivisti stessi avevano denunciato che i propri telefoni erano stati sequestrati e analizzati, così come i computer. “Stanno attivamente cercando di metterci paura”, hanno dichiarato i fermati.
La Flotilla era partita a metà marzo con l’obiettivo di rompere l’assedio statunitense sull’isola, distribuendo aiuti umanitari e prestando soccorso alla popolazione soffocata dal recente inasprimento del bloqueo imposto dagli USA. A fine gennaio, infatti, Trump ha imposto il divieto di scaricare carburante sull’isola, A bordo delle imbarcazioni vi erano un centinaio di persone, tra politici, infermieri, medici e studenti, e un totale di 20 tonnellate di aiuti tra cibo e medicinali. Anche la società civile italiana ha contribuito alla missione, con oltre 45 mila euro di donazioni e 5 tonnellate di medicinali raccolte – inclusi costosissimi farmaci antitumorali.





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