A fine gennaio gli Stati Uniti hanno inasprito l’embargo verso Cuba, minacciando di sanzionare i Paesi intenzionati a esportare carburante sull’isola. La voce grossa di Donald Trump ha funzionato, facendo sprofondare l’Avana in una pesante crisi energetica. A mettersi in moto è stata presto la macchina della solidarietà dal basso con l’organizzazione della Nuestra América Flotilla, il cui arrivo a Cuba è previsto proprio in queste ore. La risposta della comunità internazionale è stata invece debole, nonostante le diverse risoluzioni ONU che condannano da anni l’embargo statunitense. A prendere posizione, prima con le dichiarazioni e poi con i fatti, sono state Cina e Russia. Pechino ha spedito 5mila sistemi fotovoltaici all’Avana, mentre Mosca starebbe sfidando le sanzioni americane con l’invio di due navi petroliere, con a bordo circa 900mila barili di greggio e diesel. In precedenza il Cremlino aveva minimizzato i rischi delle sanzioni americane, alla luce dell’attuale raffreddamento commerciale tra i due Paesi scaturito dalla guerra in Ucraina. Resta da scoprire la reazione di Washington alla sfida mossa dalla Russia al suo embargo.
A fornire i dettagli dell’intervento di Mosca è stata l’agenzia di analisi marittima Kpler, ripresi e verificati da diversi media internazionali, dal País al Guardian. Secondo i dati messi a disposizione, la nave petrolifera Sea Horse, battente bandiera di Hong Kong, starebbe trasportando verso Cuba circa 190mila barili di diesel russo, caricato da un’altra nave a fine gennaio al largo di Cipro. In effetti, verificando la rotta della Sea Horse su Vessel Finder, l’ultima posizione tracciata risulta nella zona occidentale dell’Oceano Atlantico, nei pressi dei Caraibi. Il suo arrivo sulle coste cubane è dunque atteso per il 23 marzo.
La Sea Horse non sarebbe sola. Stando alle informazioni fornite da Kpler, anche la petroliera russa Anatoly Kolodkin — al momento sotto sanzioni internazionali — starebbe navigando verso l’Avana, con a bordo oltre 700mila barili di petrolio. L’ultima posizione su Vessel Finder risale a 48 ore fa, nel Mar Baltico, in direzione Oceano Atlantico.
A dare peso ai dati forniti da Kpler ai media internazionali, così come alla ricostruzione effettuata da L’Indipendente con l’ausilio del tracciamento marittimo, è il recente intervento dell’amministrazione Trump in materia economica. Nelle scorse ore il Dipartimento del Tesoro USA ha messo mano alla licenza che autorizzava fino a metà aprile la vendita di petrolio russo, vietando le transazioni verso diversi Paesi, tra cui Cuba. Soltanto la scorsa settimana Washington aveva ammorbidito le sanzioni al Cremlino per far fronte alla crisi energetica scoppiata in Asia Occidentale con l’aggressione all’Iran. Ora, con la notizia di due navi petrolifere in rotta verso l’Avana, la Casa Bianca aggiusta il tiro e alza il livello della minaccia. Non va infatti trascurata la presenza della flotta militare USA nel Mar dei Caraibi, così come non vanno dimenticati i sequestri alle petroliere venezuelane effettuate da Washington nel pieno della crisi aperta a Caracas col rapimento del presidente Maduro.
L’aggressione militare al Venezuela, a spregio del diritto internazionale, si è abbattuta con un effetto domino su Cuba, che trovava nel governo Maduro uno dei principali partner commerciali, soprattutto in ambito energetico. L’altro, il Messico, ha abbandonato le esportazioni di carburante a seguito delle minacce di Washington. Come risultato, Cuba è scivolata nell’isolamento internazionale, sprofondando in una crisi che oggi mette a rischio la vita di milioni di persone, tra blackout, servizi a singhiozzo e penuria di beni di prima necessità. Con l’obiettivo di rompere l’isolamento e dunque l’assedio USA è nata la Nuestra América Flotilla, attesa in queste ore con più di 20 tonnellate di medicinali al seguito. Le navi partite dai Caraibi si ricongiungeranno col Convoglio europeo, arrivato nei giorni scorsi sull’isola, per implementare diversi programmi umanitari.
Le prossime ore saranno cruciali per capire gli sviluppi delle forniture russe all’Avana, che potrebbero da un lato aprire un nuovo fronte nelle tensioni tra Mosca e Washington, dall’altro garantire un’autonomia energetica a Cuba per almeno un mese, ripristinando l’erogazione di beni e servizi. Le esportazioni di petrolio si unirebbero agli sforzi di Pechino, che nel tentativo di mitigare la crisi in corso e rompere l’isolamento della comunità internazionale ha inviato a Cuba migliaia di sistemi fotovoltaici.




