La guerra israelo-statunitense all’Iran sta vivendo un’ulteriore escalation. Dopo le sistematiche uccisioni dei vertici della catena di comando iraniana e un ampio attacco israeliano contro il giacimento iraniano di gas di South Pars, uno dei principali hub produttivi di Teheran, le autorità iraniane hanno risposto con la dottrina dell’«occhio per occhio», inaugurando – come precisa il portavoce del Parlamento Qhalibaf – «un nuovo livello di confronto». Nel pomeriggio di ieri, l’Iran ha emanato ordini di evacuazione a tutti i cittadini degli Stati limitrofi che abitano nei pressi delle raffinerie di petrolio di Arabia Saudita, Emirati e Qatar, e nella notte ha iniziato a bombardare i siti designati. La ritorsione iraniana – specie quella sul Qatar – ha costretto Trump a battere in ritirata e ad annunciare che Israele non avrebbe più attaccato il giacimento di South Pars a patto che l’Iran cessi le proprie azioni contro le raffinerie qatariote, e a minacciare Teheran di intensificare i bombardamenti se dovesse continuare le proprie operazioni.
Le autorità iraniane hanno diffuso gli ordini di evacuazione ai Paesi limitrofi attorno alle 13 di ieri, dopo attacchi notturni contro le infrastrutture iraniane, e l’avvenuta conferma dell’uccisione dei ministri dell’Intelligence e della Difesa iraniani e di Ali Larijani, uno dei più importanti uomini politici del Paese. I luoghi interessati sono la raffineria di Samref e il complesso petrolchimico di Al Jubail in Arabia Saudita, il campo di gas di Al Hosn negli Emirati Arabi Uniti, il complesso petrolchimico di Mesaieed in Qatar, e la raffineria Ras Laffan (fasi 1 e 2) sempre in Qatar. Proprio quest’ultima risulta una delle raffinerie più grandi del Paese e uno dei centri di lavorazione del gas maggiori al mondo. «Questi siti sono diventati obiettivi diretti e legittimi e saranno presi di mira nelle prossime ore», ha comunicato Teheran. «In precedenza, erano stati dati avvertimenti chiari e ripetuti ai vostri governanti riguardo all’ingresso in questo pericoloso percorso e al rischio che comporta per il destino delle loro nazioni. Tuttavia, hanno deciso di continuare su questa strada di cieca obbedienza e di prendere decisioni che non riflettono la volontà del loro popolo, ma che sono imposte dall’esterno dei loro confini e in assenza di qualsiasi reale sovranità».
Qualche ora dopo, Israele ha lanciato una poderosa offensiva contro South Pars; descritto come la più grande riserva di gas naturale al mondo, l’impianto è gestito congiuntamente da Iran e Qatar e risulta – per estensione di terreno sfruttato – una delle maggiori infrastrutture di idrocarburi dell’Iran. L’attacco ha portato alla dichiarazione di Qhalibaf e delle autorità iraniane: «L’Iran dormiva, voi l’avete svegliato. La tempesta si scatenerà», ha detto Qhalibaf. Nella notte è scattata «la legge del taglione», ed è giunta la ritorsione iraniana – che noi de L’Indipendente stiamo continuando a seguire con una diretta, attiva sin dal primo giorno di guerra: a venire colpite una raffineria in Arabia Saudita, due petroliere in Qatar ed Emirati, e – soprattutto – la raffineria qatariota di Ras Laffan.
L’eventualità che il conflitto si spostasse direttamente sugli impianti petroliferi era una delle maggiori preoccupazioni degli osservatori. La presa di mira delle stesse risorse – su cui ruotano la maggior parte dei mercati dei Paesi del Golfo – rischia di fare schizzare ancora più in alto i prezzi del petrolio e del gas già lievitati con il blocco dello Stretto di Hormuz. La dichiarazione di Trump, sebbene scritta con i soliti toni bellicisti, pare volere mettere una toppa per evitare che la guerra salga ulteriormente di intensità: il presidente USA ha affermato che Washington non era a conoscenza degli attacchi di Israele su South Pars, e che Tel Aviv non attaccherà più il giacimento, «a meno che l’Iran non decida imprudentemente di attaccare un, in questo caso, molto innocente Qatar». In tal caso, «gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto o il consenso di Israele, faranno esplodere in modo massiccio l’intero giacimento di gas di South Pars con una forza e una potenza che l’Iran non ha mai visto prima». La dichiarazione di Trump si concentra sul solo giacimento di South Pars – per l’Iran – e sulle raffinerie qatariote, senza affrontare il tema di eventuali attacchi contro altri Paesi o impianti.




