venerdì 20 Marzo 2026

Dopo 180 anni, le tartarughe giganti sono ritornate alle Galapagos

I marinai delle baleniere le caricavano nelle stive, le impilavano le une sulle altre, e le scaricavano su un’altra isola quando serviva alleggerire il carico. Insomma, le tartarughe giganti erano utilizzate come zavorra e come riserva di cibo. Era l’inizio dell’Ottocento, e quello che sembrava puro cinismo si sarebbe rivelato, nello stesso tempo, la causa del rischio di estinzione e l’unico motivo per cui una specie non si è del tutto spenta.

Febbraio 2026: 158 giovani tartarughe giganti vengono rilasciate sull’isola di Floreana, nell’arcipelago delle Galápagos. È la prima volta, dopo 180 anni, che la sottospecie Chelonoidis niger dell’isola rimette le zampe sulla terra in cui si è evoluta. Le tartarughe di Floreana cominciarono a sparire nella prima metà dell’Ottocento catturate dalle baleniere e dalle navi pirata che solcavano il Pacifico e si fermavano alle Galápagos; resistevano mesi senza mangiare nelle stive e ne vennero prelevate a migliaia per essere mangiate, visto che la carne era considerata nutriente e migliore rispetto a quella salata o conservata, o, nei casi migliori, scaricate su altre isole quando serviva far posto o alleggerire il carico.

Questa crudeltà si è rivelata un “dono”. Nei primi anni Duemila, analizzando la genetica delle tartarughe del Vulcano Wolf, a nord di Isabela, i ricercatori scoprirono qualcosa di inatteso: alcuni individui portavano tracce di DNA riconducibili alla sottospecie di Floreana, creduta ormai estinta dal 1840. Era il pezzo mancante. I marinai delle navi che avevano contribuito alla distruzione della specie ne avevano anche, senza saperlo, permesso la sopravvivenza.

Dopo aver identificato una ventina di individui con il profilo genetico più affine all’originale, gli scienziati hanno avviato un programma di allevamento nel centro di riproduzione di Santa Cruz. Il risultato: 158 esemplari tra gli 8 e i 13 anni di età sono stati rilasciati in febbraio in una cerimonia aperta all’intera comunità locale. I bambini dell’isola hanno dato i nomi ai primi animali liberati.

tartarughe liberazione galapagos

Il ritorno della tartaruga gigante non è solo una storia commovente: è una questione di ecologia funzionale. Le tartarughe di Floreana sono quello che gli scienziati chiamano una keystone species, una specie cardine per l’ecosistema in cui vivono. Disperdono i semi delle piante native, modellano la vegetazione con il pascolo e il calpestio, creano microhabitat – tra cui le cosiddette wallows, piccole pozze di fango – che ospitano decine di altre specie.

Lo conferma uno studio pubblicato su Conservation Letters nel 2023, che ha analizzato gli effetti del rewilding delle tartarughe sull’isola di Española: dopo il rilascio degli animali, la popolazione di cactus Opuntia – risorsa chiave per l’intera comunità locale – e le iguana di terra endemiche sono cresciute in modo significativo, grazie all’azione di questi rettili.

«Le tartarughe giganti sono una parte fondamentale di questo sistema», ha dichiarato Rakan Zahawi, direttore esecutivo della Fondazione Charles Darwin, spiegando che: «Contribuiscono a ricostruire processi ecologici da cui dipendono molte altre specie».

L’impatto non si ferma alla terraferma: le tartarughe hanno una relazione simbiotica con gli uccelli marini dell’isola, migliorandone le condizioni di nidificazione, e colonie di uccelli sani contribuiscono a nutrire gli ecosistemi oceanici circostanti, dalle barriere coralline alle aree di pesca. Il rilascio di Floreana è parte dell’Island-Ocean Connection Challenge, un programma che punta a restaurare 40 isole di rilevanza globale entro il 2030.

Su Floreana ratti, gatti e altri animali introdotti dall’uomo nel corso dei secoli avevano decimato la fauna locale. Ma le campagne di eradicazione delle specie invasive avviate nel 2023 stanno dando i loro frutti: le popolazioni di fringuelli endemici sono in ripresa, il Pachay, un uccello che non veniva più avvistato dalla visita di Darwin nel 1835, è stato ritrovato, e lumache native assenti da oltre un secolo sono tornate a vivere. Le tartarughe sono solo l’inizio. Dopo di loro, il piano prevede la reintroduzione del serpente corridore di Floreana, del frosone vermiglione, del gabbiano lavico, del mimo di Floreana e di cinque specie di fringuelli. Alcune torneranno spontaneamente ora che l’habitat si è ripreso; altre richiederanno programmi analoghi a quello appena completato.

«Tutti avevano gli occhi lucidi durante la cerimonia con la comunità», ha raccontato Penny Becker, CEO di Island Conservation. «Cose che per i loro nonni erano solo storie erano finalmente diventate reali. Ricordo di aver parlato con Veronica, la leader della comunità di Floreana, che mi ha detto: non riesco a credere che siamo arrivati fin qui, dopo tanti anni».

Forse è questa la misura più precisa di quanto ci siamo allontanati dal mondo naturale e di quanto sia difficile, e necessario, tornare indietro. Le stesse mani che caricavano le tartarughe nelle stive come cibo le hanno, senza saperlo, salvate. Quelle di oggi le restituiscono a un’isola che le aspettava da quasi due secoli.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

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