sabato 14 Marzo 2026

Cuba avvia dialoghi con gli USA, ma avverte: “non rinunceremo alla nostra sovranità”

«In linea con la politica coerente che la Rivoluzione cubana ha sempre sostenuto nel corso della sua storia, funzionari cubani hanno recentemente tenuto colloqui con rappresentanti del governo degli Stati Uniti»: inizia così l’annuncio del presidente cubano Miguel Díaz-Canel, che conferma l’apertura di una linea di dialogo tra i due Paesi. Significativo che i colloqui siano avvenuti «sotto la guida del Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz in qualità di leader della Rivoluzione», scelta che delinea una precisa politica da parte di L’Avana, la quale non intende rinunciare alla propria sovranità e autodeterminazione. Cuba mantiene insomma la propria apertura a una soluzione diplomatica, come già affermato in passato, senza tuttavia piegarsi alle condizioni che il governo statunitense sta cercando a tutti i costi di imporre al Paese.

L’obiettivo dei dialoghi, spiega il presidente, è cercare «soluzioni, attraverso il dialogo, alle divergenze bilaterali». La crisi economica del Paese castrista, dovuta a sessant’anni di embargo economico imposto dagli USA, è entrata in una fase disastrosa dal golpe statunitense in Venezuela. Dopo la rimozione forzata del presidente Maduro da parte di Washington, infatti, non è più entrata una sola imbarcazione di combustibile sull’isola, come confermato dallo stesso presidente. Queste condizioni stanno avendo un «impatto incommensurabile sulla vita del nostro popolo», ha dichiarato Díaz-Canel. Di fatto, tale blocco era proprio una delle conseguenze con le quali Trump aveva sperato di piegare l’isola castrista, evitando per il momento un intervento militare. Questo tuttavia non è accaduto e L’Avana ha comunque insistito nel lasciare aperta la via della diplomazia e del dialogo (purchè questo avvenisse senza «ricatti politici, minacce e imposizioni»). «Non è la prima volta che si conducono colloqui di questo genere», ricorda Díaz-Canel, aggiungendo che è sempre stata parte della politica della rivoluzione cubana quella di mantenere aperta la via del dialogo.

«Negli scambi che si sono tenuti, la parte cubana ha espresso la volontà di portare avanti questo processo, su basi di uguaglianza e rispetto dei sistemi politici di entrambe gli Stati, della sovranità e dell’autodeterminazione dei nostri governi», ha riferito Díaz-Canel, confermando l’apertura di «spazi di intesa» tra le due parti. Fondamentale, in tal senso, la presenza del generale Raúl Castro, ex presidente del Paese e leader della rivoluzione. Il messaggio mandato dall’isola è chiaro: aperti al dialogo, ma senza piegarsi.

Díaz-Canel ha ribadito che «su questo processo sono esistite molte speculazioni e campagne di manipolazione, alle quali noi non abbiamo mai risposto, come è sempre stata prassi della rivoluzione». Il processo, avverte, sarà «molto lungo» e lo scopo sarà «determinare i problemi bilaterali che necessitano soluzioni; in che modo risolverli; capire se c’è volontà di mettere in pratica azioni a beneficio dei nostri popoli da entrambe le parti. Questo significa trovare ambiti di cooperazione nei quali si può affrontare le minacce e garantire la sicurezza e la pace di entrambe i Paesi e della nostra regione».

Gli ultimi colloqui significativi tra le due parti si sono svolti nel 2016, sotto l’amministrazione Obama, la quale avviò una normalizzazione parziale delle relazioni diplomatiche tra le due parti ma senza rimuovere l’embargo economico, misura che non aveva ottenuto il voto favorevole del Congresso americano. L’embargo fu rinnovato dalla prima amministrazione Trump, che ora sta cercando in tutti i modi di aumentare la pressione sull’isola. Soltanto nell’ultimo anno, le pressioni statunitensi avrebbero comportato un danno da 7,5 miliardi di dollari all’economia cubana, attraverso blocchi commerciali diretti e pressioni a Paesi terzi. Solamente poche settimane fa, nel lanciare un appello al Sud Globale, Díaz-Canel aveva dichiarato: «so che vivremo tempi difficili ma li supereremo con il nostro talento». Lo stesso presidente aveva lasciato intendere l’esistenza di una rete informale con Paesi come Messico, Russia e Cina – che ha recentemente donato all’isola cinquemila sistemi fotovoltaici per mitigare gli effetti della crisi energetica.

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Valeria Casolaro

Ha studiato giornalismo a Torino e Madrid. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, frequenta la magistrale in Antropologia. Prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Si occupa di diritti, migrazioni e movimenti sociali.

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