Secondo l’ultimo report pubblicato da Legambiente gli impianti sciistici dismessi sulle Alpi e sugli Appennini salgono a quota 273, mentre i cosiddetti “edifici sospesi”, ovvero gli edifici destinati all’accoglienza turistica come alberghi e residence ormai in stato di abbandono o sottoutilizzo raggiungono le 247 strutture. Quanto emerge da Nevediversa 2026 è una situazione che appare senza ritorno. L’annuale rapporto condotto da Legambiente, nel quale viene analizzata l’eredità materiale del turismo montano in relazione agli effetti, tra le altre cose, del cambiamento climatico, dipinge una situazione che anno dopo anno continua a peggiorare. Tra il 2020 e il 2026 gli impianti sciistici dismessi sono passati da 132 a 273, dato che scatta un’istantanea di una crisi del settore senza precedenti.
Secondo i dati raccolti da Legambiente la regione con più impianti dismessi è il Piemonte (76), seguita dalla Lombardia (51), mentre per gli “edifici sospesi” è la Valle D’Aosta ad assumere la prima posizione, con 36 edifici abbandonati. Sugli Appennini, invece, è la Toscana ad avere il numero più alto di strutture in disuso (19), seguita da Abruzzo (16), Marche e Sicilia (entrambe 15).
A questi dati si aggiungono il centinaio di impianti chiusi temporaneamente oltre alle 231 strutture che riescono a sopravvivere solo grazie ai fondi: Lombardia, Abruzzo ed Emilia Romagna le regioni con il numero di casi maggiore. Legambiente denuncia un sistema che sembra incaponirsi davanti all’evidenza. Difatti nonostante siano sotto gli occhi di tutti gli effetti della crisi climatica sul contesto montano, il 90% dei fondi pubblici destinati a questo tipo di turismo continua a sostenere un sistema che fatica a sopravvivere, mentre ignora le politiche di riconversione di impianti obsoleti o misure che possano attuare una destagionalizzazione del settore.
A differenza di quanto accade all’estero, proprio questo elemento rappresenta il punto debole di una gestione istituzionale del turismo montano anacronistica e caratterizzata da sprechi, difatti in Italia sono soltanto 37 i casi in cui gli impianti dismessi sono stati riconvertiti o smantellati. Inoltre, sarebbe necessario dare inizio ad un processo che possa fomentare la diversificazione delle attività, con il fine di spalmare l’afflusso turistico durante tutto l’anno e soprattutto dare forma ad una visione incentrata sulla sostenibilità e sul rispetto di un contesto geografico fortemente vulnerabile.
Secondo Legambiente è necessario dare vita ad un dialogo che prenda realmente in considerazione tutte le parti in gioco, le comunità locali, le associazioni, le organizzazioni di categoria e tutti i soggetti interessati, per tracciare una valutazione finale che analizzi con precisione il bilancio di un evento che ha visto ritardi sulle consegne, spese esorbitanti, opulenza infrastrutturale e soprattutto un futuro incerto sull’utilizzo reale di quegli impianti definiti come “essenziali” per il paese. Quest’analisi va eseguita, però, tenendo da conto soprattutto il futuro climatico delle nostre aree montane: secondo quanto riportato da Legambiente, nei prossimi trent’anni nel mondo il 44% delle sedi olimpiche perderà la sua affidabilità climatica, mentre saranno più del 70% le sedi, che, per la stessa ragione, non potranno più ospitare i Giochi Paralimpici invernali.
Davanti ad una riduzione della stagione, al calo della profondità del manto nevoso e alla conseguente contrazione del numero degli sciatori giornalieri, effetti evidenti della crisi climatica, Legambiente propone una strategia d’azione.
Nel “Manifesto della Carovana dell’accoglienza” promosso dall’associazione ambientalista e nato dal confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino, si prevede un piano in dieci punti per riscrivere l’impatto turistico sulle aree montane. L’importanza della sostenibilità, la presenza di un turismo a sostegno delle comunità, il rispetto di un territorio fragile e la valorizzazione delle eccellenze sono solo alcuni elementi di una proposta che può rivoluzionare non solo un settore, ma anche lo sguardo su un luogo cardine della geografia italiana.




