Allontanandosi dall’energia nucleare l’Europa ha commesso un «errore strategico». Così la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen è intervenuta a Parigi davanti al summit sull’energia nucleare organizzato da Macron. Le parole di von der Leyen sono arrivate in parallelo all’annuncio da parte dell’esecutivo europeo di una nuova strategia per l’energia, che prevede, tra le varie cose, proprio lo stanziamento di 200 milioni di euro per istituire un fondo volto a «sostenere gli investimenti in tecnologie nucleari innovative». L’investimento nel nucleare rientra in un pacchetto energetico più ampio approvato ieri dalla Commissione europea a Strasburgo, il cui obiettivo è ridurre le dipendenze dalle importazioni estere e garantire autonomia strategica al Vecchio continente. Il tutto avviene in un contesto geopolitico turbolento che non fa altro che confermare ai Paesi europei la necessità dell’indipendenza energetica: «La situazione in Iran ci ricorda una semplice verità: l’energia pulita prodotta localmente è l’unica soluzione duratura per l’UE per spezzare il ciclo di dipendenza dai combustibili fossili e volatilità dei prezzi», ha affermato Teresa Ribera, vicepresidente dell’esecutivo UE per una Transizione pulita, giusta e competitiva.
Il pacchetto energetico dell’esecutivo europeo prevede tre iniziative: la Clean Energy Investment Strategy, il Citizens Energy Package e la Strategy for Small Modular Reactors. Quest’ultima è il capitolo centrale del programma complessivo e punta al rafforzamento del ruolo europeo nell’ambito delle tecnologie a zero emissioni. In particolare, la Strategia per i Reattori Modulari di Piccole Dimensioni (SMR) si propone l’obiettivo di sviluppare gli SMR a partire dal 2030, accelerando in parallelo lo sviluppo di progetti sul nucleare avanzato. L’idea di Bruxelles è sostenere lo sviluppo in questo ambito attraverso l’Alleanza Industriale Europea sugli SMR, composta da governi, operatori del settore e parti interessate che cercano di accelerare lo sviluppo delle tecnologie nucleari. Sul piano dei finanziamenti, la Commissione europea prevede un ulteriore stanziamento temporaneo di InvestEU di 200 milioni di euro fino al 2028 per lo sviluppo di tecnologie nucleari innovative, tra cui reattori nucleari a bassa frequenza (SMR) ad acqua leggera, tipicamente sviluppati a partire da reattori nucleari esistenti raffreddati ad acqua, reattori modulari avanzati (AMR), microreattori, che in genere producono meno di 10 megawatt di elettricità, hanno lunghi cicli di rifornimento e possono essere trasportati. Le risorse proverranno dalle entrate del sistema ETS (Emission Trading System) e andranno a integrare temporaneamente il programma InvestEU. La Commissione promuove un approccio strategico sui mini reattori che «dovrebbero essere considerati un progetto industriale europeo condiviso, basato su una forte collaborazione dell’Ue in materia di ricerca, catena di approvvigionamento, licenze, competenze e finanziamenti». Inoltre, incoraggia i Paesi a semplificare le procedure amministrative sui controlli sulle esportazioni tra gli Stati membri.
Secondo Bruxelles, l’impiego degli SMR (Small Modular Reactors) entro il 2050 potrebbe far risparmiare all’UE fino a 60 miliardi di metri cubi di gas, mentre le azioni dell’UE per accelerare la transizione verso le energie pulite «ridurranno la spesa per le importazioni di combustibili fossili nell’UE, anno dopo anno, fino a raggiungere un risparmio di 130 miliardi di euro all’anno entro il 2030». La questione dell’energia nucleare è strettamente collegata a quella della sicurezza e dell’autonomia del Vecchio continente. Secondo la Commissione, «la nostra dipendenza dai combustibili fossili importati espone l’Europa a vulnerabilità che colpiscono direttamente cittadini e imprese. Il modo più sicuro per ottenere energia a prezzi accessibili e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento è affidarsi a tecnologie energetiche pulite sviluppate internamente. I piccoli reattori modulari (SMR) potrebbero diventare uno dei prossimi grandi progetti di sviluppo industriale in Europa».
Le altre due iniziative del pacchetto energetico europeo riguardano la Strategia per gli investimenti nell’energia pulita e il Citizens Energy Package (Pacchetto Energia per i Cittadini): la prima mira a colmare il divario tra il capitale privato disponibile e gli ingenti investimenti necessari per reti, tecnologie innovative e interventi di efficienza energetica. Si prevede che per la transizione saranno necessari investimenti pari a 660 miliardi di euro all’anno fino al 2030. Per far fronte a questi cospicui finanziamenti, Bruxelles intende coinvolgere la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) che fornirà oltre 75 miliardi di euro di finanziamenti nei prossimi tre anni a sostegno della transizione energetica. La seconda iniziativa, invece, ha l’obiettivo di ridurre le bollette, rafforzare la trasparenza dei contratti energetici e consentire ai cittadini di produrre e condividere la propria energia pulita.
L’Ue è giunta a formulare la sua strategia energetica nel mezzo di sconvolgimenti geopolitici che rischiano di produrre nel continente una crisi peggiore di quella del 2023 con un considerevole aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti. La mancata realizzazione di un programma razionale e conveniente rischia di esporre i Paesi europei a gravi vulnerabilità energetiche, ma anche economiche e geopolitiche. Per questo, nell’ambito del Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, la priorità sembra essere proprio quella energetica: la Commissione Ue ha, infatti, proposto di quintuplicare la dotazione del CEF (Connecting Europe Facility) per l’energia (lo strumento per collegare l’Europa), passando da 5,84 miliardi di euro a 29,91 miliardi di euro.





Non vedo l’ora che l’Europa abbia le centrali nucleari, così finalmente dovranno imparare a stare neutrali in ogni guerra, oppure trovarsi con dieci Chernobyl in casa in una sola notte, al costo per gli avversari di dieci droni da ventimila Euro l’uno.
Come al solito va come i poteri forti (economici in primis) vogliono che vada.
È da un pó che si parlava degli SMR, e adesso tutti con la stessa litania che sono sistemi di nuova generazione, che sono più sicuri, che ci rendono autosufficienti, che sono una creazione europea, che riducono le nostre bollette, ecc… ecc…
Intanto diciamo che con tutta la montagna di soldi che andremo a spendere in questa direzione, come comunità visto che i soldi usciranno da là, non ci dovrebbero essere bollette.
Però rimangono sempre le osservazioni che più volte sono state fatte:
– non è vero che questa può essere associata ad energia pulita (sempre sul nucleo vai a lavorare) ed inoltre, visto le dimensioni ridotte produrrà più scorie e quindi avremo sempre il doloroso problema di dove stoccarle (per un millennio?)
– visto che saranno moduli ridotti e trasportabili e sistemabili in prossimità di zone industriali o zone abitate, allora più grandi saranno i rischi legati alla loro sicurezza.
– questa vulnerabilità quanto li espone a qualsiasi evento e quanto noi saremo più facilmente vulnerabili?
Credo che l’Europa va come quelle grandi mandrie di pecore che le vedi virare in massa quando il pastore manda il suo cane da guardia a farle girare:
fino a ieri si parlava di GREEN DEAL oggi SMR.
Si, forse manca una bella spina dorsale e guardare lontano, manca un progetto veramente sostenibile.
scusate forse manca la testa?