In Sicilia, il terreno non sta franando solamente sotto la città di Niscemi. A seguito delle piogge portate dal ciclone Harry, che a fine gennaio ha travolto il sud Italia e le Isole causando danni ingenti, sta cedendo anche la terra sotto il MUOS. La struttura, appartenente alla marina militare USA e impiegata per le comunicazioni satellitari, si trova a pochi chilometri dalla cittadina sicula che sta lentamente sprofondando a causa della frana innescatasi con le piogge. A documentare il cedimento del terreno sotto le antenne statunitensi è il Movimento No MUOS, che da tempo ne chiede la rimozione.
“Non spetta a noi trarre conclusioni tecniche. Ma riteniamo che quanto sta accadendo meriti attenzione e verifiche serie da parte delle autorità competenti e degli organi di informazione” ha commentato il Movimento, che ha diffuso foto e video del cedimento del terreno. Tuttavia, una relazione consegnata proprio in queste ore alla Protezione Civile e realizzata da un team di esperti, guidati dal geologo Nicola Casagli, ha disegnato un quadro della situazione molto più complicato del previsto. Risulta infatti impossibile “conseguire una stabilizzazione definitiva” del versante della frana, soprattutto per la “natura geologica del complesso franoso di Niscemi”. Non è possibile tenere sotto controllo il cedimento del terreno, insomma, attraverso interventi strutturali estensivi, proprio per la natura stessa del terreno stesso.
Il Mobile User Objective System (MUOS), concepito dall’amministrazione di George W. Bush nel 2004, è composto da cinque satelliti geostazionari e quattro terrestri, uno dei quali si trova proprio a est Niscemi – gli altri sono in Australia, USA e Hawaii. La Sicilia, infatti, si trova in una posizione geopolitica strategica per gli interessi degli Stati Uniti, per via della sua vicinanza con il Nordafrica e il Medio Oriente. L’esercito statunitense impiega il MUOS per coordinare vari sistemi militari (in particolare droni e aerei senza pilota) in diverse parti del mondo, compresa nella base di Sigonella, in provincia di Siracusa. L’installazione delle tre parabole che lo compongono è stata completata nel 2014, tra le proteste della popolazione. Oltre a rendere l’isola un obiettivo sensibile in caso di guerre – come quella scatenata da USA e Israele contro l’Iran, attualmente in corso – c’è il fatto che le parabole sono state installate all’interno della Riserva Naturale Orientata della Sughereta di Niscemi, inserita come Sito di Interesse Comunitario (SIC) nella rete Natura 2000 della UE per la conservzione di flora e fauna rare o minacciate.
Nel 2022, una sentenza del TAR di Palermo aveva decretato l’illegalità della struttura, proprio perchè costruito all’interno di un’area protetta, senza il rispetto delle norme edilizie e senza che fossero stati ascoltati tutti i pareri nel corso della conferenza dei servizi che decreta il via ai lavori. La sentenza, aveva sottolineato il Movimento No MUOS, era comunque “inefficace nella sostanza a meno che il Comune di Niscemi non chieda la demolizione delle opere costruite”.





Dio sta maledendo l’America e quelli che chiudono gli occhi sui suoi crimini.