«Lo avevo già detto: quando loro saranno pronti, noi saremo pronti. La Commissione procederà all’applicazione provvisoria dell’accordo». Così la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato l’applicazione provvisoria parziale del trattato commerciale tra Unione e Mercosur, il blocco economico degli Stati sudamericani. L’annuncio arriva dopo un’intesa raggiunta con alcuni dei capigruppo del Parlamento UE e dopo la ratifica dell’accordo da parte di Uruguay e Argentina. Con tale decisione, l’UE potrà iniziare a implementare provvisoriamente la carta con i Paesi del blocco Mercosur che la hanno già ratificata, in attesa di tutte le firme; a mancare tuttavia, è anche la ratifica finale dell’Eurocamera, che lo scorso gennaio ha deferito l’accordo alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. «Si tratta di un’acquisizione di potere antidemocratica senza precedenti», commenta Manon Aubry, portavoce dell’eurogruppo La Sinistra, giudicando l’applicazione di misure provvisorie un tentativo di scavalcare le istituzioni comunitarie.
L’annuncio di von der Leyen è arrivato oggi, 27 febbraio. La decisione della Commissione segue una settimana di consultazioni con i membri del Consiglio e i vertici degli eurogruppi. Dal punto di vista legale, essa si basa sul via libera alla firma dell’accordo da parte del Consiglio arrivata lo scorso 9 gennaio anche grazie al voto dell’Italia: «In base alla decisione adottata oggi», si leggeva allora in un comunicato, «l’UE firmerà l’accordo e applicherà gran parte dei capitoli politici e di cooperazione in via provvisoria, in attesa del completamento delle procedure di ratifica». Dopo la comunicazione di von der Leyen di oggi, un portavoce della Commissione ha spiegato che l’applicazione inizierà a entrare in vigore due mesi dopo il primo scambio di note verbali tra UE e Uruguay (il primo Paese che ha ratificato l’accordo); il portavoce ha affermato di non essere ancora a conoscenza delle tempistiche entro cui dovrebbe avvenire questo passaggio. A partire da allora, in ogni caso, l’UE inizierà a implementare i termini dell’accordo con i Paesi che lo hanno già ratificato. In questo momento – oltre a Uruguay e Argentina – si attendono le firme di Brasile e Paraguay.
La decisione di applicare provvisoriamente il trattato UE-Mercosur è stata criticata dagli eurogruppi e dai Paesi che si oppongono all’accordo; tra questi ultimi, il primo a esporsi è stato il presidente francese Emmanuel Macron da sempre contrario all’intesa: «Non difenderò mai un accordo permissivo verso le importazioni e duro verso la produzione interna», ha detto Macron, giudicando la scelta della Commissione «inadeguata». A venire contestata è proprio la modalità con cui von der Leyen ha deciso di approvare l’applicazione parziale del trattato: «Il più grande accordo di libero scambio della storia viene attuato senza un voto dei parlamenti nazionali o del Parlamento europeo né il parere della Corte di giustizia dell’UE; è una cosa gravissima», ha commentato Aubry. Lo scorso 21 gennaio, infatti, il Parlamento Europeo aveva bloccato la ratifica dell’accordo rinviandolo alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che presumibilmente rilascerà le proprie decisioni fra mesi; la stessa Eurocamera deve ancora procedere con l’esame del contenuto e votare per la sua approvazione, che arriverebbe solo dopo un eventuale semaforo verde dalla Corte.
L’accordo UE-Mercosur intende liberalizzare il commercio tra i due raggruppamenti di Paesi. Esso eliminerebbe la maggior parte delle tariffe sui prodotti del settore agroalimentare e su quelli industriali, snellirebbe la burocrazia, favorirebbe i trasporti, alleggerirebbe i controlli, e incentiverebbe il settore telecomunicativo. Il risultato sarebbe la nascita di una delle maggiori aree di libero scambio del mondo, che interesserebbe 700 milioni di consumatori. Nei mesi, è stato duramente contestato dagli agricoltori europei che temono di subire gli effetti della liberalizzazione commerciale sotto forma di aumento dei prezzi, perché ritengono che i beni sudamericani verrebbero favoriti dal mercato per i minori controlli su pesticidi e sul processo produttivo a cui sono soggetti, finendo dunque per fare concorrenza sleale ai prodotti locali.




