venerdì 27 Febbraio 2026

Netflix ritira l’offerta per Warner Bros.: la strada è spianata per Paramount

Netflix ha deciso di ritirare la propria offerta d’acquisto per Warner Bros. Discovery, un passo che stravolge significativamente lo scenario consolidato e apre la strada all’avanzata di Paramount. Se quest’altra operazione dovesse concretizzarsi, David Ellison e la sua famiglia aggiungerebbero un altro asset di peso al loro crescente impero mediatico, consolidando la capacità di influenzare il panorama culturale statunitense e, di sponda, di plasmare l’immaginario globale.

Ieri, giovedì 26 febbraio, Warner Bros. Discovery ha comunicato che, alla luce dei numeri, l’offerta di Paramount risulta superiore a quella inizialmente avanzata da Netflix. Nonostante ciò, il gigante dello streaming ha scelto di non rilanciare. Secondo i co‑CEO Ted Sarandos e Greg Peters, l’operazione “non è più attrattiva a livello finanziario”. Nel loro comunicato precisano che si è sempre trattato di un “bello da avere” al prezzo giusto, non di un’acquisizione da inseguire “a qualsiasi costo”.

Il 4 dicembre Netflix e Warner Bros. Discovery avevano firmato un accordo preliminare per avviare il processo di acquisizione, escludendo di fatto Paramount: la sua offerta, pur competitiva, prevedeva la cessione di alcuni asset che Netflix invece avrebbe lasciato al proprietario originario. Paramount, già allora orientata verso una strategia di acquisizione ostile, negli ultimi giorni ha rilanciato con una proposta più aggressiva: 31 dollari per azione, quote azionarie a tempo per gli investitori e una garanzia da 7 miliardi di dollari nel caso in cui l’antitrust dovesse bloccare l’operazione. Il gruppo si è inoltre detto disposto a coprire i 2,8 miliardi di dollari di penale che Warner Bros. dovrebbe a Netflix per la violazione degli accordi già sottoscritti. Subito dopo l’annuncio del suo ritiro, il titolo di Netflix ha registrato un balzo del 10% in Borsa.

Questo cambio di rotta ha il potenziale di ridisegnare in profondità lo scenario dei media globali, consegnando agli Ellison il controllo di una quota rilevante della produzione hollywoodiana e di una parte dell’informazione giornalistica, considerando che Warner Bros. detiene la CNN. Larry Ellison, autore formale dell’operazione, è diventato in tempi rapidissimi un soggetto centrale dell’industria statunitense: il suo Skydance ha ottenuto la fusione con Paramount solo nel luglio 2025 e ora è riuscito a tenere testa anche a Netflix, con il risultato che la sua sfera d’influenza potrebbe ampliarsi in modo considerevole.

Più che da un mero genio imprenditoriale, il suo successo potrebbe dipendere anche da una serie di fattori collaterali. David è il figlio di Larry Ellison, fondatore di Oracle, colosso dell’analisi dei dati con legami consolidati con le forze armate statunitensi e oggi coinvolto anche nella gestione della versione americana di TikTok. Ellison senior è notoriamente molto vicino all’establishment trumpiano e in passato non ha esitato a investire miliardi per sostenere – e talvolta salvare – le iniziative imprenditoriali dei suoi figli. Per avere un metro della situazione, basti pensare che il fondo dell’imprenditore, l’Ellison Trust, si è impegnato a coprire 45,7 miliardi di dollari dei fondi necessari perché Paramount possa mettere le mani su Warner Bros.

Secondo quanto riportato da Variety, il processo di acquisizione è sostenuto anche dai fondi sovrani di diversi Paesi mediorientali, tra cui Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. In particolare, il Public Investment Fund saudita (PIF), coinvolto nell’offerta, è legato al genero di Donald Trump, Jared Kushner: la sua società di investimenti, Affinity Partners, è stata lanciata alla fine del 2021 grazie a un generoso contributo iniziale di 2 miliardi di dollari da parte del governo saudita, che da allora continua a versare commissioni milionarie. È difficile ignorare la coincidenza temporale: proprio alla fine del 2021 si concludeva il primo mandato Trump, periodo in cui Kushner, pur privo di una reale esperienza diplomatica, era incaricato di gestire i rapporti con diversi Paesi del Medio Oriente.

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Walter Ferri

Giornalista milanese, per L’Indipendente si occupa della stesura di articoli di analisi nel campo della tecnologia, dei diritti informatici, della privacy e dei nuovi media, indagando le implicazioni sociali ed etiche delle nuove tecnologie. È coautore e curatore del libro Sopravvivere nell'era dell'Intelligenza Artificiale.

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