mercoledì 18 Febbraio 2026

Olimpiadi invernali: il “record” di medaglie azzurre non è un record, almeno per ora

C’è un modo rigoroso e uno superficiale di raccontare un’Olimpiade. Il primo celebra le imprese, e in queste settimane l’Italia ne sta vivendo diverse, alcune destinate a restare nella memoria sportiva del Paese. Il secondo, invece, trasforma ogni confronto col passato in un automatismo retorico: “Uguagliato Lillehammer ’94”, “superato il record”. Titoli efficaci, entusiasmo comprensibile, ma un elemento decisivo spesso resta fuori dall’inquadratura: oggi la dimensione dei Giochi non è quella di trent’anni fa.

A Lillehammer 1994 le gare furono 61. In totale, con tre medaglie assegnate per ciascun evento, i podi disponibili erano 183. In quell’edizione l’Italia conquistò 20 medaglie, che ancora oggi vengono ricordate come il grande riferimento storico del nostro inverno olimpico. Milano-Cortina 2026, però, si colloca su un piano numerico diverso: il programma prevede 116 eventi, quasi il doppio rispetto al 1994. Questo significa 348 medaglie complessive in palio. Ed è qui che nasce l’effetto ottico: quando aumentano le gare, aumentano inevitabilmente anche le opportunità di salire sul podio. Il confronto puramente quantitativo rischia così di diventare fuorviante.

Se si vuole adottare un criterio omogeneo, occorre ragionare in termini proporzionali. Nel 1994 l’Italia conquistò 20 medaglie su 61 gare, pari a circa 0,328 medaglie per evento. Applicando lo stesso rendimento a 116 eventi, il risultato teorico sarebbe di circa 38 medaglie (0,328×116 ≈ 38). Per superare davvero, in termini comparabili, la performance di Lillehammer, la soglia non sarebbe dunque di 21 medaglie, ma bensì 39.

Questo non toglie nulla alle imprese, anzi. Se un’atleta come Federica Brignone ha firmato un risultato epico, inimmaginabile alla vigilia, entrerà comunque nella leggenda, indipendentemente da tutto il resto. Il punto è un altro: raccontare bene significa tenere insieme emozione e misura. Festeggiare ogni podio è doveroso; trasformare ogni record “assoluto” in verità storica, senza spiegare che i Giochi di oggi offrono quasi il doppio delle medaglie di allora, è un favore al tifo e un torto alla realtà.

La domanda, in fondo, è semplice: vogliamo un racconto trionfale o un racconto corretto? Se vogliamo entrambe le cose, la formula è già scritta: celebrazione sì, ma con una nota metodologica chiara. Non per ridimensionare l’impresa, bensì per contestualizzarla. Perché i record non si esauriscono nel numero finale: acquistano senso nel rapporto tra risultato e scenario competitivo. Ed è proprio lì, nel confronto onesto tra ieri e oggi, che si misura la loro reale grandezza.

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Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.

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