giovedì 19 Febbraio 2026

Il gas russo continua ad arrivare in Europa, ma passando per la Turchia

Nonostante i propositi dell’UE di bandire il gas russo, il colosso energetico Gazprom vende ancora gas all’Europa attraverso il gasdotto turco TurkStream e nel gennaio del 2026 ha addirittura aumentato le esportazioni di gas al Vecchio continente del 10% rispetto all’anno precedente. È il paradosso delle politiche dell’UE che, da un lato, non compra più gas direttamente da Mosca, ma dall’altro, continua a importarlo indirettamente attraverso il gasdotto turco. Secondo i dati dell’agenzia di stampa britannica Reuters, le forniture totali di gas russo all’Europa tramite TurkStream ammontavano a 1,73 miliardi di metri cubi (bcm) a gennaio, rispetto a 1,57 miliardi di bcm nello stesso periodo dell’anno precedente. Giornalmente, le esportazioni tramite il gasdotto sottomarino turco sono aumentate a 55,8 milioni di metri cubi (mcm) al giorno a gennaio, rispetto ai 50,6 mcm di gennaio 2025. Questo dato è in linea con quello di dicembre, quando le esportazioni erano di 56 milioni di metri cubi al giorno. Da parte sua, Gazprom – che non pubblica le proprie statistiche mensili dall’inizio del 2023 – non ha commentato l’aumento delle forniture.

Il TurkStream è l’ultima via di transito rimasta per il gas russo verso l’Europa dopo che l’Ucraina, alla fine del 2024, ha deciso di interrompere l’accordo quinquennale per il trasporto in Europa del gas proveniente dal gigante eurasiatico attraverso il gasdotto russo-ucraino. Kiev aveva rifiutato di estendere l’accordo, poiché – secondo quanto dichiarato – non voleva sostenere finanziariamente la macchina bellica di Mosca. L’interruzione delle forniture attraverso l’Ucraina ha provocato diversi problemi di rifornimento energetico a alcuni Paesi europei, tra cui Slovacchia, Italia, Austria e Repubblica Ceca, a conferma del fatto che il Vecchio Continente non ha ancora raggiunto una sua indipendenza energetica, né da Mosca né da altre nazioni considerate “alleate”.

Proprio il recente aumento di importazioni di gas russo indica che il Vecchio continente è ancora lontano dal raggiungere la completa autonomia energetica da Mosca, nonostante Bruxelles abbia varato a dicembre un accordo che prevede lo stop definitivo a tutte le importazioni di gas naturale russo entro l’autunno del 2027. Un’iniziativa che ha comunque suscitato la contrarietà di alcuni Paesi, tra cui soprattutto l’Ungheria, che ha annunciato un ricorso alla Corte di giustizia, in quanto lo stop imposto da Bruxelles minaccia la sicurezza energetica e la stabilità economica del Paese. Da parte sua, invece, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha accusato l’Europa di “auto-sabotaggio” e ha previsto costi energetici più alti e perdita di competitività.

Le importazioni di gas russo nel Vecchio continente hanno raggiunto il picco negli anni 2018-2019 con oltre 175-180 miliardi di metri cubi. A partire dal 2022, dopo l’inizio della guerra in Ucraina, le importazioni sono via via diminuite, raggiungendo il livello più basso dalla metà degli anni Settanta nel 2025, quando sono calate del 44% proprio a causa della chiusura del gasdotto russo-ucraino. In questo periodo, si è registrata una crisi energetica in Europa a causa degli alti prezzi del gas, fattore che ha velocizzato il processo di deindustrializzazione del Vecchio continente. Il recente aumento delle importazioni di metano da Mosca, tuttavia, mostra la difficoltà a trovare fonti energetiche alternative a basso costo, ma anche a mettere in atto quella transizione energetica che prevede l’uso di energie rinnovabili e che dovrebbe rappresentare un cardine delle politiche comunitarie.

Nonostante tali difficoltà e scompensi economici, Bruxelles ha sancito la necessità di porre fine definitivamente alle importazioni di gas russo, sia esso veicolato tramite gasdotti o trasportato come gas naturale liquefatto (GNL), entro il 2027. Il regolamento approvato dal Consiglio Ue a dicembre non impone un’interruzione immediata delle forniture, ma traccia un percorso graduale di abbandono dell’energia russa per evitare crisi sui mercati e sui prezzi al consumo. A partire dal 2027, i Paesi dell’Unione avranno l’obbligo di verificare con estrema precisione il Paese d’origine di ogni singola fornitura prima di autorizzarne l’ingresso nel territorio comunitario. Il recente aumento di importazioni di gas russo, però, indica che diversi Paesi europei hanno ancora bisogno del gas naturale di Mosca. Nel frattempo, i Paesi europei hanno accentuato in maniera drastica la loro dipendenza dal GNL statunitense, legandosi così ulteriormente a Washington che ha acquisito una più forte leva strategica per influenzare o orientare direttamente le politiche del Vecchio continente. In sintesi, la dipendenza, seppure minima, dal gas russo permane e risulta difficile eliminarla completamente. Allo stesso tempo, la sua forte riduzione ha comunque causato importanti danni al tessuto industriale europeo, avvantaggiando i colossi energetici USA che vendono il loro GNL a prezzi decisamente sconvenienti per le industrie e i cittadini europei.

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.

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