Milano, tardo pomeriggio del 23 gennaio. Le telecamere di sorveglianza riprendono due figure che escono in fretta da un palazzo di via Nerino, a pochi passi dal Duomo. Nel cortile interno, resta un corpo senza vita sull’asfalto: un uomo precipitato dal quarto piano di un bed & breakfast. All’inizio, si parla di una caduta, poi l’ipotesi degli inquirenti cambia direzione: potrebbe trattarsi di un omicidio che si è tentato di far passare per un suicidio. A trasformare una morte apparentemente banale in un caso da spy story internazionale è l’identità della vittima: si tratta di Oleksandr Yevhenovych Adarich, 54 anni, nazionalità ucraina ma anche cittadinanza romena, ex banchiere e manager d’affari, proprietario fino al 2020 di una banca commerciale ucraina, la Fidobank, e poi con interessi recenti in società con sede in Lussemburgo.
Secondo la testimonianza della seconda moglie, residente in Spagna, l’uomo era appena arrivato a Milano e avrebbe dovuto fermarsi soltanto per un giorno. Il corpo è stato rinvenuto nelle prime ore della sera in uno dei quadrilateri più sorvegliati e frequentati della città. Adarich non risultava ospite della struttura: qualcuno gli aveva dato appuntamento lì, forse la stessa persona che aveva prenotato l’alloggio con un falso nome. Falsi risultano anche i tre documenti rinvenuti nell’appartamento con il volto della vittima. All’interno non sono emersi segni evidenti di colluttazione né messaggi di addio. Solo una finestra aperta e una caduta che, fin dalle prime verifiche, è apparsa difficile da ricondurre a un gesto volontario. La Procura ha quindi aperto un fascicolo e disposto accertamenti immediati. Gli inquirenti stanno valutando la possibilità di una messinscena costruita ad arte per far credere al suicidio. L’autopsia e gli esami tecnici saranno centrali per stabilire se Adarich fosse già privo di sensi al momento della caduta.
Sullo sfondo, si delinea il profilo di un uomo tutt’altro che marginale nel mondo degli affari: dopo l’uscita di scena dalla Fidobank, il suo nome era comparso in operazioni finanziarie internazionali e in strutture societarie con sede fuori dall’Ucraina. Nel 2013, aveva lanciato l’ambizioso progetto di una “Amazon ucraina”, presentata come il più grande negozio online del Paese. Undici anni dopo, nel 2024, era finito nel mirino della Procura di Kiev, che indagava sul fallimento di Eurobank, dichiarata insolvente dalla Banca Nazionale dell’Ucraina nel 2016. La domanda che ora guida le indagini è chi avesse interesse a ucciderlo e perché proprio a Milano.
La morte di Oleksandr Yevhenovych Adarich si colloca dentro una doppia scia di decessi che, negli ultimi anni, ha attraversato il mondo politico ed economico dell’Est europeo. Da un lato, quella che riguarda cittadini ucraini, ex funzionari e uomini di potere finiti ai margini o considerati “nemici” di Kiev. In Spagna, nel maggio 2025, Andriy Portnov, ex collaboratore del presidente filorusso Viktor Yanukovych, è stato assassinato a Madrid in un agguato in pieno giorno: il suo nome figurava nel controverso database Myrotvorets e, dopo l’esecuzione, accanto al profilo è comparsa la dicitura “eliminato”. Già nel 2015, il giornalista Oles Buzina e l’ex deputato Oleg Kalashnikov, entrambi inseriti nella stessa lista, erano stati uccisi, mentre altri casi sono stati archiviati come suicidi o incidenti mai del tutto chiariti. Dall’altro lato, la dinamica della morte di Adarich richiama con forza la lunga serie di decessi sospetti che ha colpito dirigenti e manager russi di alto profilo. Negli ultimi anni, soprattutto dal 2022, diversi membri dell’élite economica russa sono morti precipitando da finestre, balconi o edifici, in circostanze ufficialmente definite suicidi, ma giudicate sospette da osservatori internazionali. Tra questi, Ravil Maganov, presidente del colosso petrolifero Lukoil, deceduto dopo una caduta da una finestra di un ospedale di Mosca, e Andrei Badalov, vicepresidente della compagnia statale Transneft, trovato senza vita sotto la propria abitazione. Una dinamica che, per modalità e interrogativi rimasti aperti, richiama anche il caso italiano di David Rossi, il manager del Monte dei Paschi di Siena morto nel 2013 dopo una caduta dalla finestra della sede della banca: un fatto a lungo archiviato come suicidio, ma oggi riaperto nella Commissione d’inchiesta parlamentare, che sta valutando la pista dell’omicidio alla luce di nuove prove e testimonianze.




