Mentre il ciclone Harry imperversava sul Mediterraneo centrale con onde altissime e venti feroci, otto imbarcazioni cariche di centinaia di persone hanno tentato la traversata dalla Tunisia verso l’Italia. Di loro non si ha più traccia. Secondo una ricostruzione basata su dispacci ufficiali di ricerca e soccorso, circa 380 migranti, partiti da Sfax in diverse date tra il 14 e il 21 gennaio, sono attualmente dispersi in mare. In tale contesto si inserisce l’ennesimo naufragio tra Tunisia e Malta. Un solo uomo è sopravvissuto al ribaltamento di un barcone con 51 persone a bordo, restando aggrappato a un relitto per 24 ore. Salvato e trasferito alla capitale maltese La Valletta, ha raccontato di almeno cinquanta morti.
Il quadro di quanto accaduto è drammatico. Alarm Phone, l’organizzazione che riceve le chiamate di soccorso dai migranti, da giorni segnalava la scomparsa di queste barche, rilanciando le richieste d’aiuto alle autorità senza ottenere esiti. In uno di questi naufragi, quello di un’imbarcazione di ferro di soli nove metri partita il 21 gennaio, hanno perso la vita due gemelle della Guinea di appena un anno. Una delle 61 persone salvate da quella stessa barca dalla Guardia Costiera italiana era la loro madre. L’uomo salvatosi dall’ultimo naufragio, ora ricoverato in un ospedale di Malta dopo essere stato tratto in salvo dalla motonave Star, ha raccontato una storia agghiacciante. «Eravamo in 51 su quella barca. Siamo partiti da Sfax, siamo rimasti in balia di onde altissime per 24 ore e poi ci siamo capovolti. E mi sono ritrovato da solo». La sua testimonianza è l’unico, tragico spiraglio su quanto avvenuto a una delle otto imbarcazioni indicate come disperse nel dettagliato allerta ripetutamente diffuso dal Centro di coordinamento e soccorso della Guardia Costiera italiana. L’alert, indirizzato a tutte le navi in transito lungo la rotta da Sfax a Lampedusa, rimane finora senza risposte positive nonostante le perlustrazioni.
Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore Unicef risposta migranti e rifugiati in Italia, ha espresso le «più sentite condoglianze ai familiari e a tutte le persone colpite da questa tragedia». L’incidente, ha sottolineato, evidenzia «non solo i rischi estremi che corrono bambine, bambini e famiglie quando attraversano il Mediterraneo, ma anche la disperazione di queste famiglie nel voler raggiungere un luogo più sicuro». L’Unicef ricorda che «molti naufragi non lasciano superstiti o non vengono registrati», il che rende il bilancio reale delle vittime, soprattutto minori, «praticamente impossibile da verificare e probabilmente molto più alto». Mentre le speranze per i 380 dispersi si affievoliscono, le operazioni di soccorso continuano, sebbene a ranghi ridotti. Nella notte tra sabato e domenica, la nave umanitaria Sea-Watch 5 ha soccorso 18 persone, tra cui due bambini piccoli, da un barchino in difficoltà in zona Sar libica. Il porto assegnato per lo sbarco è Catania. Ai 14 morti ufficialmente registrati dall’OIM nei primi giorni del 2026, si aggiungono dunque questi 380 dispersi, che farebbero già impennare il tragico conteggio annuale. Un conteggio che, nel solo 2025, ha visto circa 1.700 vittime accertate sulla rotta del Mediterraneo centrale.
Per quanto riguarda le conseguenze del ciclone Harry sulla terraferma, è partita la conta dei danni nel Mezzogiorno. L’evento ha lasciato vaste aree del Sud devastate: case e negozi distrutti, infrastrutture — strade, binari, porti e stabilimenti balneari — al collasso, spiagge spazzate via e centinaia di imprese danneggiate. Fortunatamente, le evacuazioni coordinate dalla Protezione civile hanno evitato vittime. Le prime stime parlano di perdite per almeno due miliardi di euro: oltre un miliardo in Sicilia, circa mezzo miliardo in Sardegna e analogo importo sulla fascia ionica della Calabria. Il governo dovrebbe nominare prossimamente commissari per l’emergenza; Regioni e operatori chiedono interventi rapidi e risorse straordinarie. Per il settore pesca e marittimo Confcooperative Fedagripesca quantifica danni prossimi ai 40 milioni e sollecita il rifinanziamento del fondo di solidarietà.




