Appena una settimana fa, il ministero della Difesa aveva chiesto alle commissioni Difesa e Bilancio delle camere di approvare una spesa aggiuntiva di quasi 9 miliardi di euro per il solo sviluppo dei caccia di sesta generazione GCAP. Ora, i costi lievitano anche per l’acquisto delle nuove batterie missilistiche Samp/T New Generation, passando dai 3 miliardi di euro previsti nel 2021 agli attuali 5,34. L’aumento, secondo il documento inviato dalla Difesa al Parlamento, dipenderebbe da non meglio specificate «nuove esigenze operative della Difesa», e fa salire a 16,5 miliardi il costo complessivo dei 16 programmi di riarmo in approvazione dall’inizio di quest’anno.
Secondo il documento, visionato dall’Osservatorio Milex, il nuovo impegno di 2,34 miliardi aggiuntivi prevede una spesa di 637 milioni solamente nel prossimo triennio. Tuttavia, non è chiara la motivazione di una tale aumento. Secondo l’Osservatorio, è ipotizzabile che si tratti del lievitare dei costi di produzione o, verosimilmente, di un aumento delle scorte missilistiche. Nel caso dei caccia GCAP, il ministero aveva spiegato che il triplicare dei costi (originariamente di 6 miliardi, passati oggi a 18) dipende dalla rapida evoluzione del ramo dell’intelligenza artificiale e dall’approvvigionamento dei minerali critici. Nel documento, inoltre, non veniva escluso che la spesa potesse ulteriormente aumentare in futuro.
Il Samp/T NG è un sistema antiaereo e antimissile a medio raggio, in grado di intercettare missili anche balistici fino a 150 km di distanza e di rilevare una minaccia fino a 350 km, i cui primi esemplari sono stati consegnati all’Esercito italiano lo scorso 22 gennaio. A produrli è la Joint Venture EUROSAM, costituita da MBDA Italia, MBDA Francia e THALES, con utilizzo di tecnologie sviluppate anche dall’italiana Leonardo spa. Secondo quanto riportato da Milex, non vi sarebbe riferimento, nei documenti del ministero, all’acquisto di nuove batterie di Samp/T, quindi è presumibile che si tratti delle dieci batterie ordinate nel 2023 e 2024. Ogni batteria comprende sei camion lanciatori, ciascuno con quattro tubi di lancio e 24 missili Aster B1NT pronti al lancio (oltre a 48 missili di scorta), un camion radar Kronos (prodotto da Leonardo) e un camion centro di controllo, oltre a veicoli per la mobilità tattica e moduli di supporto logistico.
Mentre nel clima di isteria bellica globale e di corsa agli armamenti dei governi le risorse per welfare e Stato sociale vengono sempre più ridotte all’osso, gli investimenti nel settore degli armamenti stanno gonfiando le tasche degli azionisti. Le cifre, senza precedenti nell’ultimo decennio, ammontano ad almeno 5 miliardi per il 2025 per il solo settore della difesa europeo. La sola italiana Leonardo spa ha registrato, nei primi nove mesi del 2025, un +11,3% dei ricavi, corrispondenti a 13,4 miliardi di euro, un EBITA di 945 milioni (+18,9%) e un utile netto ordinario di 466 milioni (+28%); il portafoglio ordini è stato riportato a circa 47,3 miliardi, con una copertura produttiva superiore a due anni e mezzo. Sempre nel 2025 Leonardo ha staccato una cedola (a valere sul bilancio 2024) di 0,52 euro per azione. D’altronde, dei 36 miliardi di impegni finanziari pluriennali messi in campo dal governo Meloni dall’inizio della legislatura, circa la metà sono destinati a programmi di riarmo.





Per quanto pensino di riarmarsi non riusciranno mai a raggiungere la tecnologia dei cosiddetti avversari.
Poi mi verrebbe di chiedere in quale direzione puntarli, visto che i cosiddetti amici al momento risultano più pericolosi.
E in ultimo direi che bisognerebbe dire che se pensano che il problema viene sempre da fuori, forse non hanno ancora compreso che di problema e anche grosso lo stanno creando (e direi che da sempre) dentro la pancia dell’Italia: distorsioni democratiche, povertà, malcontento, repressione come unica soluzione, basso profilo morale di chi riesce a governare.