domenica 25 Gennaio 2026

Il clamoroso primato in classifica dei CSI, alla faccia di Elton John

Quanti album bisogna vendere per arrivare primi in classifica in Italia nel 2026? La risposta è: sorprendentemente pochi. In alcune settimane con poca concorrenza possono bastare meno di 8.000 unità per guardare tutti dall’alto. Si dice “unità”, non più dischi, perché da diversi anni è stato introdotto nel conteggio anche lo streaming. Il sistema, semplificando, prevede che un certo numero di ascolti sulle piattaforme digitali vengano convertiti e conteggiati come una copia venduta. Questo implica che le vendite effettive di CD e vinili possano essere molto inferiori rispetto al dato totale. In pratica oggi un artista può tranquillamente sedersi sul gradino più alto del podio vendendo appena 2.000 copie fisiche, compensando il resto con i click. Anche le certificazioni delle vendite si sono dovute adeguare: oggi bastano 25.000 unità per raggiungere il Disco d’Oro, mentre ne servono 50.000 per il Platino.

Nella prima settimana di settembre del 1997 i C.S.I. arrivarono al primo posto in classifica vendendo più di 30.000 copie fisiche in pochi giorni con il loro album Tabula Rasa Elettrificata, una cifra che oggi garantirebbe quasi istantaneamente un disco d’oro. Un traguardo clamoroso per il gruppo guidato da Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti che, dopo l’esperienza dei CCCP, avevano dato vita al nuovo progetto, Consorzio Suonatori Indipendenti, fondendosi con gli ex membri dei Litfiba Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli, a cui si era aggiunto anche l’ex tecnico del suono Giorgio Canali. Il gruppo era in circolazione già da qualche anno e aveva già dato alle stampe due dischi, Ko de mondo e Linea Gotica, che erano subito diventati capisaldi del rock alternativo dell’epoca. Alternativo, appunto, non certo da classifica.

Nel 1997 invece succede quello che nessuno si aspettava. Zamboni e Ferretti partono per un viaggio in Mongolia e tornano con l’idea di fare un disco dalle forti sonorità etniche che raccontasse la fine del regime nei paesi dell’Est. Succede tutto il contrario: anziché un disco meditativo, nasce un’opera raffinata ma anche molto spigolosa e distorta, dove le chitarre elettriche dominano la scena soprattutto grazie a Giorgio Canali, che infatti in Mongolia non c’era andato

Anno di cambiamenti, il 1997, per il rock italiano. La musica cosiddetta alternativa, forte del successo del grunge, si stava guadagnando un posto anche nelle classifiche. Usciva il primo disco dei Subsonica, gli Afterhours pubblicavano Hai paura del buio e i Bluvertigo scalavano le vendite con Metallo non Metallo. Insomma, c’era un certo fermento. A dare la spinta decisiva arrivò anche MTV Italia, che giocò un ruolo decisivo nel diffondere l’immagine, spesso rimasticata, della nuova scena rock italiana. Da lì in avanti sarà tutto un fiorire di giovani band che registrano un videoclip e provano a fare il botto, forti dei loro piercing e dei loro pizzetti. Invece ci riuscirono i C.S.I, i meno giovanili di tutti. Prendendosi quello che gli spettava.

Il primo posto in classifica arrivò superando in un colpo solo gente come Ligabue, Andrea Bocelli, Pino Daniele, gli 883 e persino gli Oasis di Be Here Now. Un risultato talmente assurdo che all’inizio qualcuno non ci credette. Nei giorni successivi si parlò di un errore nel conteggio delle copie, causato dal codice a barre di Tabula Rasa Elettrificata, troppo simile a quello del singolo Candle in the Wind di Elton John, ristampato da poco dopo la morte di Lady Diana. Forse oggi qualcuno avrebbe urlato al complotto. Invece non c’era nessun errore, i C.S.I. erano davvero primi.

La scalata storica dei C.S.I con il loro album Tabula Rasa Elettrificata

Nel giro di poche settimane l’album raggiunse le 100 mila copie vendute, una cifra per cui oggi ti farebbero direttamente presidente della Siae. Pochi mesi dopo i C.S.I. partirono in tour per una serie di concerti nei palazzetti, tutti regolarmente esauriti. Tabula Rasa Elettrificata sarà però l’ultimo album in studio dei C.S.I. che di lì a poco si scioglieranno. Ma forse non gliene importava granché, almeno a giudicare dal titolo della traccia che chiude il disco e che diede il nome al tour:

Oggi, a quasi trent’anni di distanza, i CSI tornano davvero. Una nuova tournée annunciata per l’estate 2026: sei date, tra fine agosto e metà settembre. La prima sarà a Marzabotto, un luogo che non è solo una tappa ma una dichiarazione d’intenti, un punto fermo nella storia della band e in quella della Resistenza italiana.

I C.S.I nel 2025

Non è nostalgia, o almeno non solo. È piuttosto la dimostrazione che certa musica non si esaurisce quando si scioglie una band o quando cala il silenzio discografico. Rimane lì, in silenzio, ma pronta a riaccendersi quando qualcuno decide che vale ancora la pena. Tabula rasa, sì. Ma elettrificata. E ancora una volta, necessaria.

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Fulvio Zappatore

Nato a Cesena nel 1984, muove i primi passi nel giornalismo scrivendo articoli per la stampa locale. Dopo la laurea in Storia contemporanea diventa professionista e inizia a dedicarsi anche al giornalismo televisivo. Per L’Indipendente scrive di musica ed è corrispondente dall’Emilia-Romagna.

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