lunedì 19 Gennaio 2026

Italia, triplicano i costi del riarmo: 18 miliardi per sviluppare caccia di nuova generazione

Il caccia di sesta generazione GCAP, sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone, torna a far parlare di sé, a cinque anni di distanza dal lancio del programma. Allora, veniva prevista per l’Italia una spesa di 6 miliardi di euro per la sola fase di sviluppo; oggi il Ministero della Difesa ha reso noto al Parlamento le nuove stime economiche, con i costi triplicati e lievitati a 18,6 miliardi. Con un decreto, il Ministero della Difesa ha dunque chiesto alle commissioni Difesa e Bilancio di Camera e Senato di approvare un impegno economico aggiuntivo, pari a 8,77 miliardi di euro da spalmare nei prossimi dodici anni. Il dicastero guidato da Crosetto mette già le mani avanti, lasciando la porta aperta a ulteriori incrementi di spesa per lo sviluppo dell’aereo militare. A termine del programma si aggiungeranno poi i costi per l’acquisto dei cacciabombardieri GCAP e dei droni accessori, per quello che si candida senza remore come uno dei progetti militari più costosi della storia italiana.

Nell’avanzare la richiesta, il Ministero della Difesa ha tenuto conto “dell’incremento dei costi di maturazione tecnologica, sperimentazione, sviluppo e design”. Non ci sono conferme ministeriali ma la lievitazione dei costi sarebbe legata alla rapida evoluzione nel ramo dell’intelligenza artificiale e all’approvvigionamento dei minerali critici, un settore quest’ultimo particolarmente complicato per Regno Unito, Italia e Giappone, i Paesi sviluppatori del caccia GCAP. La stima della nuova spesa che dovrà sostenere Roma è stata avanzata a condizioni economiche 2025 e lascia spazio a futuri decreti integrativi nel caso in cui «l’approfondimento tecnico-amministrativo dovesse definire la necessità di un superamento di tale limite di spesa».

«Va tenuto presente che il programma GCAP, che vede coinvolte Leonardo per l’Italia, Bae Systems per il Regno Unito e Mitsubishi per il Giappone, non potrà essere finanziato con il prestito europeo Safe (Security Action For Europe) di 14,9 miliardi che l’Italia conta di ottenere, poiché non si tratta di un programma congiunto europeo e inoltre è ancora in fase di sviluppo, quindi fuori dai criteri per la richiesta fondi», ha spiegato MILEX, l’Osservatorio sulle spese militari italiane. Il programma GCAP dovrà dunque essere finanziato con le risorse dei contribuenti, nel segno del riarmo internazionale che fa felici le industrie militari, meno i cittadini, alle prese coi tagli alla spesa sociale. Secondo quanto ricostruito da MILEX, l’approvazione dell’ultimo decreto del Ministero della Difesa porterebbe a 33,7 miliardi di euro il totale degli impegni finanziari richiesti al Parlamento dall’inizio della XIX Legislatura.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale. Ha vinto il concorso giovanile Marudo X: i buoni perché della politica.

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3 Commenti

  1. Se giustamente non ascoltate me, almeno ascoltate quello che mi dice l’IA:
    Gli aerei da soli non servono a nulla se l’Europa resta politicamente “a noleggio”. Un caccia di sesta generazione in mano a Paesi che non decidono nemmeno la propria politica estera è solo un assegno alle industrie e un taglio in più al sociale.

    Oggi il problema non è scegliere tra servire Washington o “traslocare” a servire Mosca e Pechino: è smettere proprio di essere servi. L’Europa ha senso nel mondo solo se torna a fare ciò che le è proprio: diritto, scienza, industria, libertà, capacità di mediazione, e una difesa che esiste per proteggere tutto questo, non per fare la comparsa nelle strategie altrui.

    La via europea al futuro significa poche cose concrete:
    • Sovranità energetica (nucleare dove possibile, reti, stoccaggi, rinnovabili serie, materie prime e riciclo).
    • Sovranità tecnologica (chip, AI, cyber, spazio, comunicazioni sicure, cloud europeo).
    • Difesa integrata (comando unico, standard comuni, logistica comune, munizioni e droni prodotti in massa; meno “giocattoli” simbolici, più capacità reale).
    • Indipendenza industriale: filiere critiche in casa, appalti europei veri, stop duplicazioni nazionali.
    • Politica estera europea: una voce sola, altrimenti ogni euro speso in armi è un euro speso per l’agenda di qualcun altro.

    Se non mettiamo prima in piedi questa architettura di sovranità, il GCAP diventa solo l’ennesimo monumento costoso alla nostra indecisione. E un continente indeciso finisce sempre governato dagli altri.

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