venerdì 16 Gennaio 2026

Torino: la procura vuole mandare in carcere un No TAV per un’intervista

«Sarà importante tenere il fiato sul collo per lavorare a una sorta di logoramento dello schieramento avversario». A causa di queste parole, la procura generale di Torino ha chiesto la revoca dei domiciliari e la conversione della pena in detentiva a Giorgio Rossetto, storico attivista NO TAV. «Bisogna accettare il terreno del conflitto, il terreno della lotta, e qualche volta il terreno dello scontro», ha continuato Rossetto. Le dichiarazioni sono state rilasciate in occasione di una intervista a Radio Onda d’Urto relativa allo sgombero del centro sociale Askatasuna. Secondo le ricostruzioni mediatiche, la procura le avrebbe interpretate come una chiamata alle armi, un tentativo di fomentare le piazze e lanciare la mobilitazione; per gli inquirenti, le frasi incriminate dimostrerebbero in maniera «evidente e concreta l’inefficacia della misura alternativa al carcere» a cui Rossetto è sottoposto da mesi per il suo attivismo in Val di Susa.

L’intervista rilasciata da Giorgio Rossetto risale al 18 dicembre, poco dopo lo sgombero dell’Askatasuna. L’attivista, ai domiciliari da mesi, era stato invitato a parlare telefonicamente della vicenda, e a condividere le sue opinioni a riguardo. Prima ancora di iniziare a riflettere sul tema, Rossetto ha fatto una premessa, rimarcando che dal 2012 ha spostato il baricentro della sua attività in Val di Susa e che dal 2018 non mette più piede dentro Askatasuna a causa degli obblighi di firma e delle restrizioni a cui è sottoposto. Nonostante ciò, pare che le sue parole siano state prese come un incitamento alla ribellione violenta. Lo stesso giudice di sorveglianza non ha rilevato alcuna ipotesi di reato, rinviando le discussioni sulle dichiarazioni di Rossetto al prossimo 21 gennaio. La procura tuttavia sostiene che le sue parole siano «la dimostrazione evidente e concreta  della inefficacia della misura alternativa al carcere in esecuzione a realizzare la primaria finalità rieducativa e dell’insussistenza dei presupposti per la prosecuzione della misura medesima»; per tale motivo l’attivista dovrebbe essere messo in carcere, nonostante egli si sia limitato a esprimere una opinione.

È rilevante inoltre sottolineare che le parole di Rossetto più che inneggiare alla violenza di piazza, sembravano proporre una riflessione su quello che a suo parere sarebbe stato l’indirizzo che avrebbe preso il movimento dopo lo sgombero dell’Askatasuna: quando parlava di «tenere il fiato sul collo» dello «schieramento avversario», Rossetto si stava riferendo al periodo che avrebbe preceduto le manifestazioni, non alle manifestazioni stesse: «Le feste permettono livelli di mobilitazione maggiori, perché quando la gente non lavora si muove», diceva Rossetto. «Stasera c’è una prima risposta, e penso – e mi auspico – che dopo le feste ci sarà una manifestazione nazionale; ma per quella si andrà dopo la befana, non è che si può fare prima; però nel frattempo, sarà importante tenere il fiato sul collo, lo stesso fiato che si tiene nelle montagne della Val di Susa, per lavorare a una sorta di logoramento dello schieramento avversario». E ancora, il riferimento ad accettare «il terreno del conflitto» è preceduto dalla considerazione che «qualche volta bisogna accettare i terreni anche quando non li hai scelti tu». Le frasi contestate all’attivista, insomma, non solo sono opinioni e riflessioni personali, ma non c’entrano nulla con presunti inneggiamenti alla violenza.

Giorgio Rossetto, 62 anni, è uno dei volti più noti del movimento NO TAV. Ai domiciliari da mesi, nel 2022 è stato sottoposto assieme ad altri 12 attivisti a misure cautelari per le mobilitazioni in Val di Susa contro l’alta velocità. Le accuse mosse contro di loro erano quelle di presunti reati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e violenza privata aggravata commessi sia a Torino che in Valle. Rossetto, di preciso, è stato sottoposto a obbligo di firma.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.

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