Dopo aver trasformato il tema in una delle sue principali battaglie politiche, il governo del Regno Unito guidato da Keir Starmer ha fatto marcia indietro sull’ipotesi di rendere obbligatoria un identità digitale per tutti i lavoratori. In seguito alle forti proteste dei cittadini e alle opposizioni di diverse parti politiche, la cosiddetta “Brit card” si apre dunque a una nuova interpretazione: il documento sarà erogato solo su base volontaria e ai lavoratori sarà sufficiente digitalizzare un documento di identità già in loro possesso. Annunciata il 26 settembre, l’iniziativa era stata subito presentata come uno strumento per contrastare l’immigrazione illegale. “L’identificativo digitale rappresenta un’enorme opportunità per il Regno Unito”, aveva dichiarato allora il Primo Ministro Starmer. “Renderà più difficile lavorare illegalmente in questo Paese, contribuendo così a rafforzare la sicurezza dei confini”. Nel giro di poche settimane, però, il sostegno pubblico all’establishment è precipitato: dal 53% registrato a giugno è sceso a un ben più modesto 31% in ottobre.
Ufficialmente, il Partito Laburista evita accuratamente di definire il cambio di rotta come una vera e propria retromarcia, preferendo parlare di un semplice aggiustamento in vista di una consultazione pubblica, la quale dovrebbe essere avviata “a breve”. In un commento al The Times, una fonte governativa offre però una lettura più pragmatica: “compiere un passo indietro sull’obbligatorietà aiuterà a disinnescare i principali punti di attrito. Non vogliamo correre il rischio che un sessantacinquenne di un’area rurale si ritrovi impossibilitato a lavorare solo perché non ha installato il documento digitale sul proprio telefono”.
Gli abitanti del Regno Unito si sono visti imporre l’obbligo di possesso di documenti d’identità con il National Registration Act del 1939, varato in piena Seconda Guerra Mondiale. La norma, tuttavia, è decaduta nel 1952 e già allora non mancavano alcuni coriacei detrattori. Nel 2006, nel pieno della “guerra al terrore”, anche il governo Blair tentò di introdurre carte d’identità contenenti dati biometrici, tuttavia la forte opposizione politica e popolare fece naufragare il progetto ancor prima che potesse decollare.
La storia, dunque, sembra ripetersi. In risposta all’introduzione dell’identificativo digitale è stata lanciata una petizione parlamentare che ha raccolto circa tre milioni di firme, mentre da ogni fronte si moltiplicano le contestazioni guidate da gruppi che temono un indebolimento delle libertà civili e il rafforzamento di una sorveglianza statale dai tratti apertamente discriminatori. Secondo un funzionario governativo interpellato da The Guardian, la decisione di Starmer di ammorbidire la propria posizione nasce proprio dal diffuso malcontento e dalla necessità di stemperare le tensioni. O, per usare le sue parole, dalla volontà di mettere a tacere “queste assurdità complottiste sul controllo Statale”.




