martedì 13 Gennaio 2026

Identificazione personale: è obbligatorio mostrare un documento a un pubblico ufficiale?

Sono le 9 del mattino. Sei sveglio dalle 6, ti prepari, lavi e vesti la piccola, controlli i compiti del maggiore, scarrozzi lei all’asilo, lui a scuola, nel frattempo pensi alla presentazione che fra qualche minuto farai davanti al CDA. Finalmente parcheggi, intravedi l’ufficio in fondo alla via, passi accanto a una volante della polizia, non ci badi neanche, ma una voce ti gela: “Scusi, fornisca le sue generalità e favorisca un documento”.

L’obbligo di declinare le proprie generalità

Te l’hanno chiesto, non puoi fare finta di niente, omettere deliberatamente di rispondere o dichiararle false, perché tali condotte costituiscono reato. Ai sensi dell’art. 651 del codice penale, infatti, chiunque, richiesto da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, si rifiuti di dare i propri dati (nome, stato, altre qualità personali), è punito con arresto o ammenda. Per la precisione si tratta di una contravvenzione, ossia un reato non grave, ma è comunque un comportamento sanzionato.

L’esibizione di un documento di riconoscimento

Dopo aver declinato all’agente le tue generalità, frughi ovunque per trovare i documenti e realizzi di aver lasciato il portafoglio a casa. Maledetta frenesia.

Ebbene, l’ordinamento giuridico ti viene incontro, poiché non esiste una norma che sanzioni il mero fatto di uscire di casa senza un documento di identità. L’unica disposizione in materia, infatti, è l’art. 294 del regolamento di esecuzione del Testo Unico in Materia di Pubblica Sicurezza, in forza del quale la carta d’identità od i titoli equipollenti devono essere esibiti ad ogni richiesta degli ufficiali e degli agenti di pubblica sicurezza. L’art. 221 del T.U.L.P.S. stesso invece sanziona la violazione di tale norma con l’arresto o l’ammenda. Da ciò consegue che se hai con te i documenti (carta d’identità o patente) e non li esibisci, puoi essere penalmente sanzionato. Viceversa, se non li hai con te, non sei perseguibile penalmente ma puoi essere accompagnato in Questura per accertamenti. L’accompagnamento non rappresenta una sanzione ma una semplice prassi, e non è obbligatoria, trattandosi di una facoltà discrezionale delle forze dell’ordine.

In sostanza, se dichiari le tue generalità e magari hai con te altri documenti per comprovarne indirettamente la veridicità, potresti convincere l’agente a lasciarti andare. Viceversa, gita in Questura e promozione mancata al lavoro. Che è comunque sempre meglio di una denuncia.

Quello che forse non sai

Ebbene, la giornata è stata impegnativa e finalmente volge al termine. Ti stai rilassando sull’erba sintetica per il calcetto del mercoledì sera, quando subisci un fallo a pochi metri dalla porta e reagisci male, affrontando a brutto muso il tuo avversario. Il quale, a tua insaputa, è un carabiniere, e per ritorsione ti intima di identificarti e mostrargli un documento. In questo caso puoi anche rispondergli che la carta d’identità resta in borsa e che ti chiami Diego Armando Maradona. Come ribadito in più occasioni dalla Corte di Cassazione, gli obblighi di cui sopra operano soltanto quando la richiesta proveniente dal pubblico ufficiale è legittima, ossia formulata nell’esercizio delle proprie funzioni: controlli di sicurezza, mantenimento dell’ordine pubblico e, in generale, quando l’agente è in servizio o, se fuori servizio, quando si attiva per un obbligo giuridico (ad esempio per impedire la commissione di un reato).

Dopo aver rimesso al suo posto il tuo avversario, ti avvii serenamente a battere il calcio di rigore. Tanto il goal della serata l’hai appena segnato.

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Dario De Domenico

Dario De Domenico è iscritto presso l’ordine degli Avvocati di Milano, si occupa di diritto civile. È cultore della materia di Filosofia del Diritto e socio di A.I.A.F. Lombardia .

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