Apple potrebbe trovarsi alle soglie di una rivoluzione copernicana: secondo indiscrezioni, l’azienda starebbe intensificando i preparativi per la successione al vertice, ipotizzando l’uscita di scena del CEO Tim Cook già entro il prossimo anno. Essendo da oltre 14 anni alla guida della Big Tech, Cook ha trasformato l’impresa, allontanandosi dalla visione product-driven di Steve Jobs per portarla verso un modello di business fortemente diversificato e orientato ai servizi, consolidando ricavi e margini, ma anche ridefinendo l’identità strategica dell’azienda.
A rilanciare l’indiscrezione è stato il Financial Times, secondo cui il consiglio di amministrazione starebbe valutando un ritiro del dirigente “il prima possibile”. Un’accelerazione che non sembrerebbe però legata a problemi di performance – il lancio dell’iPhone 17 fa presagire un Natale più che positivo per casa Cupertino –, bensì a una necessità strategica: dotarsi di una leadership capace di affrontare le nuove sfide globali, dall’intensificarsi della concorrenza alle tensioni nella catena del valore, passando ovviamente dall’ascesa dell’intelligenza artificiale.
Volendo essere maliziosi, è proprio l’IA a sembrare l’elemento che ha spinto il CdA a stringere i tempi su di un passaggio di testimone che, con ogni probabilità, era già discusso da tempo. Apple è arrivata in ritardo nella corsa commerciale alla nuova generazione di intelligenze artificiali, una carenza che Cook ha cercato di contestualizzare sostenendo che l’azienda stesse seguendo percorsi di ricerca e sviluppo più ponderati, perseguendo un’ipotetica “Apple Intelligence”. Presentata il 10 giugno al Worldwide Developers Conference 2024, la Apple Intelligence avrebbe dovuto accompagnare il lancio dei nuovi prodotti del brand, tuttavia la sua reale implementazione si è rivelata graduale, parziale e, per molti, deludente.
Non solo l’arrivo dell’IA sui dispositivi Apple non ha generato quel genere di rivoluzione che il pubblico si aspetta ormai dal marchio, ma l’azienda è finita anzi con l’essere messa sotto accusa in tribunale per presunte pratiche pubblicitarie ingannevoli, venendo additata per aver promesso servizi non ancora maturi, né disponibili nei tempi comunicati. A complicare il quadro c’è il fatto che la Big Tech si sta preparando a lanciare una nuova versione della sua assistente vocale, Siri, tuttavia, secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, questa non verrà alimentata dai sistemi di intelligenza artificiale autonomi, ma da Gemini, servizio prodotto e gestito da Google, storico rivale di Apple.
Il nome più accreditato per la successione di Cook è quello di John Ternus, vicepresidente anziano e responsabile dell’ingegneria hardware, in Apple sin dal lontano 2001. Non esattamente una ventata d’aria fresca, dunque, ma comunque un cambio significativo, denota un possibile passaggio da un CEO fortemente orientato ai risultati finanziari a una figura con un profilo più tecnico e ingegneristico, suggerendo il desiderio di voler far tornare il prodotto al centro delle prospettive manageriali.





Invece di andare avanti a caso, vista l’importanza per tutto l’Occidente quindi aimé anchevper noi Italiani, evitino cazzate, ho chiesto all’IA stessa qualche nome adatto:
1️⃣ Alexandr Wang (Scale AI)
• Età: ’97, quindi praticamente un ragazzino secondo i parametri di Cupertino.
• Perché Jobs-like: ossessione maniacale per i dati come Jobs per il design; ha costruito l’infrastruttura di training per mezza IA del pianeta.
• Vantaggio per Apple: trasformerebbe Apple da “AI che arriva in ritardo” a “fabbrica di modelli e piattaforme dati” invece che solo di device lucidi.
• Perché è “ancora prendibile”: Scale AI è un unicorno grosso ma non è una religione mondiale tipo Tesla; con abbastanza cash + prestigio Apple, la mossa non sarebbe fantascienza.
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2️⃣ Dylan Field (Figma)
• Età: classe ’92.
• Curriculum: ha fatto con il design collaborativo ciò che Apple avrebbe dovuto fare dopo iLife: un ecosistema dove designer, dev e prodotto lavorano insieme in cloud.
• Steve-factor: pensa in termini di tool per i creativi, non solo di “feature da presentazione”. Molto Jobs 1984, poco Tim Cook 2023.
• Perché “prendibile”: dopo il naufragio dell’acquisizione da parte di Adobe, un’operazione Apple + Figma avrebbe una logica feroce, e lui potrebbe salire come “Chief Product Visionary” / futuro CEO.
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3️⃣ Melanie Perkins (Canva)
• Età: ’87.
• Superpotere: ha portato il design di qualità a centinaia di milioni di non-esperti. È l’opposto dell’Apple attuale, che sembra disegnare feature per 5 nerd in un laboratorio.
• Jobs-style: narrativa fortissima, capacità di semplificare problemi complessi in interfacce ridicolmente intuitive.
• Perché Apple dovrebbe provarci: sarebbe il segnale che Apple vuole tornare a essere la azienda creativa, non solo quella dei margini lordi. Canva è enorme, ma Apple può comprarci metà emisfero se vuole.
Cito: “quel genere di rivoluzione che il pubblico si aspetta ormai dal marchio”. Rivoluzione, o presunta tale, dico io.