Uscito dalla metro Ottaviano, nel cuore del quartiere Prati, svolto a destra per percorrere la via omonima recentemente resa pedonale nella sua interezza. In giro vi sono molti turisti (nulla di nuovo per il quartiere), ma anche diversi romani. Come me, molti di loro si trovano su via Ottaviano mossi dalla curiosità di scoprire il risultato di questo e altri interventi simbolo dell’imminente Giubileo. D’altronde, novità come queste non capitano spesso da queste parti: a confermarlo è il fatto che passeggiando per la via, ora in solo possesso dei pedoni, si ha l’impressione di essere stati catapultati altrove. Dove prima c’erano automobili parcheggiate e traffico, ora ci sono alberi, aiuole e vasi. Al centro della strada vi sono delle rotaie, dove dovrebbe tornare a passare il tram 19. Il condizionale qui però è d’obbligo.
Dopo un certo ostracismo iniziale, negozi e negozianti hanno accolto di buon grado la pedonalizzazione della via, della quale beneficeranno in termini di profitti. Al contrario, non sono ancora dello stesso avviso i commercianti a ridosso di Piazza Risorgimento, anch’essa resa in parte pedonale ma con drastici cambi di viabilità. A detta dei proprietari dei negozi, ora molti clienti automuniti perderanno la voglia di frequentare i loro locali a causa delle maggiori difficoltà a trovare parcheggio. A mio avviso, la rimozione della possibilità di parcheggio, specie quello tipicamente romano della doppia fila, è invece, per il momento, l’unico lato positivo della pedonalizzazione di piazza Risorgimento.

Quanto descritto finora è solo una parte degli interventi che hanno interessato la Città Eterna in previsione del Giubileo 2025. Evento religioso promosso dalla Chiesa Cattolica, il Giubileo rappresenta l’Anno Santo durante il quale la Chiesa concede l’indulgenza plenaria ai fedeli che compiono atti di fede, come il pellegrinaggio a Roma e il conseguente passaggio attraverso la Porta Santa delle basiliche papali. Istituito per la prima volta nel 1300 da Papa Bonifacio VIII, ora si ripete ordinariamente ogni 25 anni.
Secondo le stime, tra il Natale scorso e tutto il 2025, Roma accoglierà oltre 30 milioni di pellegrini, un dato in linea con le precedenti celebrazioni giubilari, come il Grande Giubileo del 2000. In preparazione all’edizione corrente, l’amministrazione comunale ha attuato un vasto programma di investimenti, con l’obiettivo di rendere più accogliente e funzionale il tessuto urbano. Si tratta del Piano Giubileo, il quale ha fatto partire oltre 600 progetti, con un investimento intorno ai 5 miliardi di euro, finanziati attraverso fondi ad hoc, nazionali, regionali e del PNRR.
I progetti, seppur con luci e ombre, ambiscono a garantire il successo delle celebrazioni giubilari, nonché a lasciare un’eredità duratura in termini di riqualificazione urbana e diminuzione del traffico, con ricadute che si dovrebbero mostrare positive sulla qualità dell’aria e sulla sicurezza stradale e con effetti al rialzo — positivi per i proprietari, meno per gli affittuari — sul valore immobiliare di molte zone. Gli interventi sono stati organizzati in sei linee principali e puntano alla riqualificazione e valorizzazione dei luoghi giubilari, dei beni culturali e dello spazio pubblico della città, a migliorare l’accessibilità e la mobilità generale (oltre che verso i luoghi giubilari), all’aumento delle strutture per l’accoglienza dei pellegrini, all’organizzazione di grandi eventi legati all’Anno Santo e alla riqualificazione e cura dell’ambiente e del territorio.
Per gli appassionati di cantieri è stata persino aperta una pagina web interattiva, dove è possibile scoprire i dettagli e monitorare i progressi delle opere. Cantieri che, nei mesi precedenti l’inizio dell’Anno Santo, hanno tuttavia fatto notizia per altre ragioni, prima tra tutte l’aver paralizzato la città. Un documento della CGIL di aprile 2024 stimava l’esistenza di circa 6400 cantieri attivi nella capitale, tra opere pubbliche e interventi privati. Un tale numero di lavori a cielo aperto avviati simultaneamente, d’altronde, non poteva fare altrimenti in un contesto già di per sé critico: Roma è la quinta città europea e la prima in Italia per ore perse nel traffico.
Secondo il parere dei più scettici, gli interventi (e in particolare le pedonalizzazioni) non faranno altro che peggiorare la situazione. Tuttavia, adattare le città a una misura d’uomo ha più vantaggi che disagi, dalla riduzione dell’inquinamento atmosferico al contrasto alle isole di calore, passando per una maggiore sicurezza di pedoni e ciclisti e una riduzione del degrado. A tal proposito, recentemente sono tornato a piazza dei Cinquecento, l’enorme piazza antistante la Stazione Termini, snodo centrale e nevralgico di Roma, da sempre tra le zone meno raccomandabili della città. In quanto porta di accesso alla capitale, il Piano Giubileo non poteva non puntare anche alla sua riqualificazione. «L’intervento – ha commentato l’assessora ai Lavori Pubblici e alle Infrastrutture di Roma Capitale, Ornella Segnalini – riguarda un’area molto ampia con un cantiere diffuso tra snodo ferroviario e piazza della Repubblica. Si tratta di un intervento di qualità architettonica, con scelta di materiali di pregio che richiamano l’architettura della stazione Termini, nel rispetto del progetto originario di De Vico».
Il progetto sembra essere riuscito soprattutto nell’intento di ricucire Termini con il contesto urbano e le aree circostanti di interesse archeologico. Il colpo d’occhio, nonostante la frettolosa passeggiata, è stato forte. Ancor più pensando che, al posto di una nuova area pedonale a ridosso di piazza della Repubblica, prima c’era un vasto parcheggio e un benzinaio. Eppure, per buona parte dei romani le cose stanno diversamente. Cercando informazioni riguardo il nuovo spazio pedonale in questione, mi imbatto in un video pubblicato su Facebook che mostra gli istanti successivi al taglio del nastro. Il tono dei commenti non è lusinghiero: «Stanno distruggendo Roma», tuona un utente. «Hanno complicato la viabilità già critica per creare una piazza anonima senza personalità», rincara la dose un altro. «Una strada pedonale che non serve a nulla e crea molto più traffico», scrive un’altra ancora. Di commenti del genere ce ne sono praticamente sotto ogni contenuto relativo a interventi che hanno sottratto spazio alle quattro ruote.
Questi commenti sono l’espressione della cultura “autocentrica” romana, difficile da scardinare. Il principio che la rende granitica è la convinzione che la strada sia prima di tutto, se non esclusivamente, a uso del traffico privato. Eppure, sono state centoquarantacinque le persone che hanno perso la vita sulle strade della capitale nel solo 2024 e, dall’inizio del 2025, sono già sette i pedoni che sono stati investiti e uccisi. Mentre l’amministrazione è impegnata a definire le zone rosse per la criminalità, il numero delle morti in strada è superiore di dieci volte. Tuttavia, c’è un’altra questione da attenzionare. Sotto lo stesso post, un utente commenta: «Ok il green, ok incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, ma ciò lo puoi fare magari a Milano dove i mezzi ci sono e sono tanti, non a Roma con tre linee di metro in croce e autobus carri bestiame che passano quando gli pare».
Effettivamente, la situazione del trasporto pubblico, sebbene sia sensibilmente migliorata, allo stato attuale non è all’altezza di una grande città europea – il che di certo non aiuta la transizione verso nuovi modelli urbani. Tra l’altro, nonostante i grandi sforzi messi in atto per il Giubileo, alcune delle infrastrutture più attese non sono state ultimate in tempo per l’evento. A fine 2024 solo il 31% dei 204 interventi considerati «essenziali e indifferibili» risultava completato, dei quali una grande fetta riguardava proprio opere incompiute di potenziamento del trasporto su ferro. Tra queste spiccano la TVA, la tramvia che avrebbe dovuto collegare la stazione Termini a San Pietro e oltre, il collegamento tra le linee B e C della metropolitana a Colosseo e lo scambio tra la linea verde e la ferrovia a Pigneto. Per non parlare del già menzionato tram 19 che, per vaghe problematiche logistiche, non verrà riattivato in tempi brevi.
A oggi, fanno sapere dal Campidoglio, l’avanzamento generale dei lavori – salvo i cronici problemi col trasporto pubblico – prosegue a gonfie vele, segnando un 70% di completamento. E a ogni modo, il Giubileo 2025 ha innescato la miccia che serviva per proiettare Roma al futuro, dando vita a una trasformazione senza precedenti. Un’opportunità unica per ripensare l’assetto urbano gettando le basi per una città più sostenibile, sicura e vivibile negli anni a venire.



