venerdì 30 Gennaio 2026

La Cina ha completato i lavori della Grande Muraglia Verde

La Cina ha annunciato il completamento, nella regione autonoma uigura dello Xinjiang, di una cintura di alberi e arbusti lunga 3.046 chilometri, progettata per circondare il Taklimakan, il deserto più grande del Paese. Ribattezzato “Grande Muraglia Verde”, il progetto ha previsto la piantumazione di alberi come salici rossi e saxaul con l’obiettivo di rallentare la desertificazione, che trasforma terreni fertili in aree aride, mettendo a rischio il sostentamento delle comunità locali e della fauna che vi abita. Gli alberi fungeranno infatti da barriera naturale contro le tempeste di sabbia e i venti del deserto, stabilizzando le dune mobili e riducendo così l’erosione del suolo. Inoltre, in alcune aree, l’uso di strati di ghiaia contribuirà a migliorare la stabilità del terreno, limitando ulteriormente i danni causati dall’avanzamento del deserto. Il progetto, avviato nel 1978, è destinato a concludersi entro il 2050, con l’obiettivo di piantare complessivamente 100 miliardi di alberi lungo una fascia di 4.500 chilometri. Una volta completato, sarà il più grande intervento di ingegneria ecologica mai realizzato al mondo.

La Cina settentrionale è particolarmente esposta al rischio di desertificazione a causa di condizioni climatiche e geografiche specifiche. L’Himalaya, bloccando le precipitazioni lungo il confine settentrionale, genera un’ombra pluviometrica che riduce le piogge annuali a soli 100-250 millimetri, a fronte dei 1.500 millimetri registrati nel resto del Paese. Questa scarsità di piogge ha favorito la formazione di vasti deserti come il Taklimakan e il Gobi, che insieme coprono oltre 1,6 milioni di chilometri quadrati – e si espandono di migliaia di chilometri quadrati ogni anno. 

Questo processo non solo riduce le superfici coltivabili, compromettendo la sicurezza alimentare, ma contribuisce anche alla diffusione di polveri sottili che aggravano l’inquinamento atmosferico. In città come Pechino, l’interazione tra le polveri desertiche e l’inquinamento industriale genera livelli estremamente elevati di smog, con gravi conseguenze per la salute pubblica.

La desertificazione non è un problema esclusivo della Cina, ma rappresenta una minaccia globale. In Europa meridionale, Paesi come Italia, Spagna e Grecia rischiano di trasformare le loro aree semi-aride in deserti entro la fine del secolo. A livello mondiale, tra il 2015 e il 2019, sono stati persi ogni anno oltre 100 milioni di ettari di terreno fertile, un’area pari al doppio della superficie della Groenlandia. Anche l’Africa sta combattendo l’avanzata dei suoi deserti con la realizzazione di una grande muraglia verde, una cintura in grado di coprire ottomila chilometri di lunghezza e quindici chilometri di larghezza.

In Cina, i risultati iniziali sono incoraggianti: Minghong Tan, responsabile di uno studio specifico sull’efficacia della piantumazione per frenare la desertificazione, ha confermato che la creazione della cintura verde ha avuto un ruolo significativo nel mitigare le tempeste di sabbia. Tuttavia alcuni esperti sollevano dubbi sulla sostenibilità a lungo termine del progetto: l’introduzione di specie arboree non autoctone e la creazione di monocolture potrebbero, alla fine, ridurre la biodiversità del territorio, rendendo le foreste più vulnerabili a malattie ed epidemie, compromettendo l’efficacia della muraglia. Al momento, tuttavia, non ci sono dati e prove sufficienti per trarre conclusioni definitive.

[di Gloria Ferrari]

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