venerdì 3 Aprile 2026

Crisi energetica, a rischio centinaia di voli nell’UE: Meloni nel Golfo per stringere accordi

Il 9 aprile arriverà in Europa l’ultimo rifornimento di cherosene, fondamentale per il trasporto aereo, proveniente da Hormuz. Lo stretto è stato chiuso dall’Iran a seguito dell’aggressione israelo-americana e ora i pasdaran centellinano i passaggi, a vantaggio degli alleati. L’Europa, ostinata nella sua fedeltà a Washington, sta già pagando il prezzo di una guerra di cui non era stata nemmeno informata. Lo shock sul mercato energetico ha fatto lievitare le bollette e impennare i prezzi del carburante, a cui il governo ha provato a mettere una toppa con una riduzione temporanea delle accise. Nel frattempo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha bruciato sul tempo gli altri leader europei ed è atterrata in Arabia Saudita per cercare di contenere gli effetti della crisi energetica, che ora minaccia anche il trasporto aereo. La chiusura dei rubinetti del cherosene potrebbe infatti comportare in Europa la cancellazione di centinaia di voli in estate, nel bel mezzo del picco della domanda turistica.

L’Unione europea è di fronte a una lunga crisi. Lo ha dichiarato senza troppi giri di parole il commissario all’Energia Dan Jorgensen. «Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, nell’UE i prezzi del gas sono aumentati di circa il 70% e quelli del petrolio del 60%. In termini finanziari, 30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alla fattura dell’Unione per l’importazione di combustibili fossili», spiega Jorgensen, che ha inviato ai Paesi membri una lettera con le prime indicazioni da seguire. Queste ultime si basano sulle raccomandazioni rilasciate dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) e riguardano ad esempio la limitazione del trasporto su strada, a favore dello smart-working, o la riduzione dei limiti di velocità.

Al centro dell’austerità anche il traffico aereo, che settimana prossima riceverà l’ultimo rifornimento di cherosene proveniente da Hormuz. L’Unione europea importa circa la metà del carburante usato dagli aerei, quasi tutto prodotto e spedito dai Paesi del Golfo. Nel caso in cui la guerra dovesse continuare, le compagnie aeree sono pronte a implementare dei piani di emergenza che potrebbero tradursi in cancellazioni dei voli e biglietti più salati. A livello globale si registra un rimbalzo nei prezzi dei biglietti pari al 30 per cento, con picchi relativi ai viaggi intercontinentali.

Se il conflitto «dovesse continuare fino alla fine di aprile, rischieremmo un’interruzione delle forniture all’inizio di giugno. Se dovesse protrarsi fino a maggio, non sappiamo cosa succederà, ha dichiarato l’ad di Ryanair Michael O’Leary. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il ceo di Lufthansa Carsten Spohr. Le conseguenze maggiori dovrebbero abbattersi sul trasporto estivo, quando un’offerta energetica dimezzata incontrerà la domanda più alta dell’anno. Ballano sul filo della cancellazione centinaia di voli, mettendo a rischio soprattutto i collegamenti con le isole, più difficili da rifornire.

In attesa di azioni coordinate a livello europeo, gli Stati membri si muovono da soli. Il governo tedesco ha approvato un piano per ridurre da luglio la tassa sul traffico aereo, con l’obiettivo di mitigare le ricadute economiche sui consumatori. È degli ultimi minuti la notizia di un viaggio a sorpresa nel Golfo da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia è appena atterrata a Gedda e nei prossimi due giorni incontrerà le autorità di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica nazionale. Si tratta della prima leader occidentale in visita nei Paesi del Golfo dall’inizio della guerra che ha sconvolto la regione.

Sembra ieri quando Mario Draghi, l’allora presidente del Consiglio, chiedeva agli italiani se preferissero la pace in Ucraina o tenere i condizionatori accesi. La domanda retorica serviva a sostenere le sanzioni alla Russia nonché a indorare le ricadute economiche sui cittadini europei. La principale differenza con quattro anni fa è data dalla scomparsa della narrazione dell’aggressore e dell’aggredito. Oggi, di fronte a una guerra scatenata dagli alleati di Washington e Tel Aviv, l’Unione europea incassa il colpo e, in linea con quell’età della crisi annunciata qualche mese fa da Ursula von der Leyen, prepara i suoi cittadini a tirare la cinghia. I buchi però iniziano a scarseggiare.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.

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1 commento

  1. L’Italia manca di un minimo di serio giornalismo che dia le notizie reali invece dei caroselli pro governo e pro USA, così ovviamente ad ogni giravolta il popolo è totalmente impreparato, ieri dicevano che oggi avremmo vinto e finito, oggi dicono che invece ci vorranno settimane, poi Lunedi prima dell’apertura della borsa USA ci diranno che la pace è vicina parola di Trump.
    Tutto questo fa sì che gli Italiani invece di essere informati sulla realtà e mantenere i propri risparmi al sicuro, siano continuamente ingannati dal proprio stesso governuccio e sistema di informazioni a metterli nei posti e tempi più sbagliati possibile, arricchendo ancor di più gli USA, e come giocare a scacchi con l’avversario che fa le mosse anche per noi, questo significa avere al Governo i venduti.

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