RAMALLAH, PALESTINA OCCUPATA – Negozi, attività, uffici: ieri, in tutte le città della Cisgiordania, così come nei piccoli paesi, si è tenuto uno sciopero generale che ha bloccato ogni genere di realtà, mentre a Ramallah centinaia di persone hanno sfilato in corteo. La protesta è stata chiamata da alcuni dei principali partiti politici contro la legge sulla condanna a morte approvata il 30 marzo dalla Knesset israeliana. Al fianco della Palestina, in tutto il mondo si sono mosse migliaia di persone, per protestare contro l’ennesima decisione di Israele che viola apertamente i diritti umani e il diritto internazionale: sit-in e marce hanno avuto luogo da Londra e Amsterdam fino ai campi profughi palestinesi del Libano, mentre numerose città siriane sono scese in piazza chiamando all’azione in solidarietà con il popolo palestinese. Centinaia di persone hanno marciato anche per le strade di Gaza, nonostante le difficili condizioni di vita date dal genocidio in corso.

«Lo Stato d’Israele è uno Stato che vuole più e più sangue», dice Khadura Fares, ex Ministro per gli Affari dei detenuti ed ex detenuti per l’Autorità Palestinese a L’Indipendente. L’uomo, 14 anni spesi nelle galere israeliane, era in prima linea nel corteo che si è mosso per le strade di Ramallah. «Questa legge, razzista e fascista, lo dimostra. Ci sono 9.500 prigionieri nelle carceri. Ufficialmente, Israele ne ha assassinati 89 (dal 7 ottobre 2023, ndr), ma siamo sicuri che le vittime sono ancora di più, anche se Israele non le sta dichiarando. Noi crediamo che questa legge razzista sia diventata parte di una nuova strategia di Israele: il genocidio fatto a Gaza, la politica assassina che stanno portando avanti in Cisgiordania, la chiusura delle moschee e delle chiese… Israele non è pericoloso solo per i palestinesi, perché sta occupando le nostre terre e ci sta uccidendo, ma sta diventando pericoloso anche per tutto il resto del mondo». Khadura Fares chiede un intervento internazionale. «L’unica cosa che importa sono le sanzioni, quindi chiediamo alle persone in Europa di fare pressione sui loro governi per imporre sanzioni contro Israele. Non è accettabile che l’UE continui la propria politica di doppio standard: 11.000 sanzioni contro la Russia, e nessuna contro Israele». Nel mentre, nell’inferno delle prigioni israeliane, i detenuti palestinesi continuano a soffrire torture sistematiche come parte del piano di vendetta israeliano che ha seguito il 7 ottobre.
«Questa legge mostra quanto è profonda la discriminazione contro i palestinesi, e quanto è profondo il sistema di apartheid», dice Mustafa Barghouti a L’Indipendente. Medico, attivista e politico palestinese, è da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani. «Quando gli israeliani uccidono i palestinesi, non succede niente contro di loro. Su oltre 10mila casi di attacchi di coloni israeliani terroristi contro palestinesi, solo 8 casi sono stati investigati», afferma. «Israele sta inoltre violando il diritto internazionale, perché non ha diritto di imporre questa legge sul territorio che sta occupando». Barghouti chiama all’azione la comunità internazionale, mandando un messaggio ai leader e ai politici di tutto il mondo: «È ora di prendere decisioni pratiche», dice. «Bisogna agire, boicottare Israele. Perché Israele non capirà finché non sentirà di avere perso la legittimità, che non è uno Stato legittimo. Noi speriamo che il mondo si svegli, e che dica “ora basta”».
Intanto, su tutto il territorio la violenza dei coloni e dell’esercito non si ferma. Nuovi attacchi si sono verificati in numerose comunità palestinesi; a Tayasir coloni israeliani hanno dato alle fiamme numerose macchine e abitazioni, ferendo almeno 4 persone mentre negli stessi giorni hanno costruito un nuovo avamposto illegale nell’area. La scorsa settimana almeno tre giovani, di cui un ragazzo di 15 anni sono stati uccisi dall’esercito in due diversi raid sul territorio, portando a 1.138 le vittime palestinesi uccise dal 7 ottobre 2023. Padre Abdallah, italiano che ha sposato la causa palestinese sin dalla sua giovinezza combattendo con i fedayyin in Libano, ha concluso così la protesta di ieri: «L’occupazione vuole la terra senza popolo, e tutto questo serve per far sparire il popolo palestinese; ma questa lunga notte finirà con una nuova alba, l’alba della libertà e dell’indipendenza».




